
L'Iran sospende l'accordo con gli Stati Uniti: «Washington ha violato il memorandum»
Il vice ministro degli Esteri Gharibabadi annuncia lo stop agli impegni previsti dall'intesa di Islamabad, mentre proseguono gli attacchi reciproci e sale il bilancio delle vittime.
L’Iran ha formalmente sospeso l’attuazione dei propri obblighi previsti dal memorandum d’intesa firmato con gli Stati Uniti lo scorso giugno a Islamabad. Lo ha annunciato il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, accusando Washington di aver «violato e sospeso tutti i suoi impegni» e di aver reso di fatto nullo l’accordo. La decisione, ha precisato il diplomatico, è una risposta alle azioni militari americane e segna la priorità assoluta della «difesa risoluta del Paese».
Secondo Teheran, gli Stati Uniti avrebbero ripreso gli attacchi nonostante il memorandum prevedesse un cessate il fuoco e l’apertura del transito nello Stretto di Hormuz. La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha definito «priva di valore» la firma del presidente Donald Trump, accusando l’America di «bullismo e barbarie» e promettendo «lezioni indimenticabili». Da Washington, il presidente Trump ha dichiarato che l’intesa «non potrebbe avere meno importanza» e che il cessate il fuoco è di fatto terminato, mentre il Pentagono ha rivendicato la legittimità dei raid condotti per «degradare la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione commerciale».
Sul terreno, la settima notte consecutiva di attacchi reciproci ha allargato il conflitto ai Paesi del Golfo. Due soldati americani sono stati uccisi in Giordania, portando a sedici il totale delle perdite statunitensi dall’inizio della guerra, scattata il 28 febbraio. In Iran, fonti del ministero della Sanità riferiscono di almeno cinquanta morti e oltre cinquecento feriti dall’inizio dell’ultima escalation. Le forze iraniane hanno colpito basi e infrastrutture in Kuwait, Bahrein e Giordania, mentre i raid americani hanno danneggiato ponti, impianti elettrici e stazioni di desalinizzazione nella provincia meridionale di Hormozgan, lasciando senz’acqua potabile una ventina di villaggi.
Il nodo centrale resta il controllo dello Stretto di Hormuz, via di transito per circa un quinto del petrolio mondiale. L’articolo 5 del memorandum, interpretato in modo divergente, è all’origine della nuova frattura: per Washington doveva garantire la libera navigazione, mentre Teheran lo ha letto come un riconoscimento temporaneo della propria gestione esclusiva del traffico navale. Analisti mediorientali osservano che l’assenza di meccanismi di verifica e la mancanza di fiducia reciproca hanno reso l’intesa fragile fin dall’inizio. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipende in misura significativa dalle importazioni di greggio attraverso il Golfo, l’instabilità della regione comporta rischi immediati per la sicurezza energetica e per le rotte commerciali.
Sul piano diplomatico, la mediazione pakistana che aveva portato alla firma del memorandum appare ormai superata. La Cina e Islamabad hanno rinnovato appelli alla de-escalation, ma al momento non si registrano iniziative negoziali concrete. Il dipartimento di Stato americano ha diramato un’allerta di viaggio globale, temendo ritorsioni contro interessi statunitensi anche al di fuori del Medio Oriente. Con il cessate il fuoco di fatto archiviato e le operazioni militari in corso, il conflitto si avvia a una fase di ulteriore intensificazione, mentre la prospettiva di un ritorno al tavolo negoziale appare sempre più remota.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | +0.10 | neutral |
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