
L'Iran colpisce il Kuwait: attacchi a centrali e basi USA, il conflitto si allarga
Teheran rivendica raid con droni su depositi e radar statunitensi, mentre Kuwait City conferma danni a un impianto elettrico per il secondo giorno consecutivo. La mediazione pakistana è fallita.
In una fase di crescente tensione tra Washington e Teheran, le forze iraniane hanno colpito per il secondo giorno consecutivo il Kuwait, prendendo di mira sia un’importante centrale elettrica e di desalinizzazione, sia – secondo fonti militari iraniane – due installazioni delle forze armate statunitensi nel paese. I media di Stato iraniani hanno rivendicato un attacco su larga scala condotto con droni contro un deposito di munizioni a Camp Udairi e sistemi radar e missili Patriot presso la base aerea di Ali Al Salem. Contemporaneamente, secondo le autorità kuwaitiane, l’impianto di produzione energetica e idrica è stato nuovamente colpito, provocando incendi e danni a numerose unità di generazione, con l’attivazione immediata dei piani di emergenza.
Secondo i comandi militari americani, l’evoluzione degli scontri si inserisce in una spirale di ritorsioni avviata dopo che, il 18 luglio, un attacco attribuito a Teheran in Giordania ha ucciso due soldati statunitensi e ne ha ferito un terzo, ancora disperso. Da Washington si sottolinea che si tratta delle prime vittime americane da quando, il 7 luglio, sono riprese le ostilità su larga scala contro l’Iran. In risposta, gli Stati Uniti hanno condotto nuovi bombardamenti su obiettivi nel sud dell’Iran, tra cui il porto di Sirik, che secondo fonti locali hanno lasciato isolate alcune aree. Dall’inizio delle operazioni, secondo stime di analisti regionali, gli attacchi americani hanno colpito oltre 300 siti iraniani, causando decine di vittime e distruggendo infrastrutture critiche, compreso un impianto idrico che ha privato dell’acqua potabile circa diecimila persone.
Il Kuwait, principale alleato degli Stati Uniti preso di mira, ha reagito attivando le difese aeree e chiedendo alla popolazione di rispettare le direttive di sicurezza e di ridurre i consumi elettrici per preservare la stabilità della rete. Da Kuwait City si ribadisce il diritto a prendere tutte le misure necessarie per difendere la propria sovranità. La crisi ha ormai travolto il memorandum d’intesa mediato a giugno dal Pakistan, che avrebbe dovuto porre fine ai combattimenti e aprire la strada a un accordo di pace duraturo. Teheran ha ufficialmente sospeso i propri obblighi, mentre il leader supremo iraniano ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’impegno, promettendo una risposta indimenticabile. Dalla regione del Golfo, analisti osservano come l’interruzione del fragile negoziato renda altamente probabile un’estensione del conflitto ad altri paesi che ospitano basi americane.
L’impatto della crisi si riverbera ben oltre il Medio Oriente. L’Italia e l’Europa, che dipendono dalla stabilità del Golfo per gli approvvigionamenti energetici, guardano con apprensione a un conflitto che minaccia le rotte commerciali e la produzione di idrocarburi. Le cancellerie europee, secondo fonti diplomatiche, valutano possibili iniziative per favorire un cessate il fuoco, ma al momento non si intravedono canali di dialogo attivi. Il conflitto, iniziato nel febbraio 2026 con una vasta operazione militare americana contro il programma nucleare e missilistico iraniano, sta assumendo i contorni di una guerra regionale multidimensionale, con il Kuwait sempre più esposto a una pressione militare diretta.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La Russia presenta l'azione iraniana come una risposta inevitabile alle provocazioni USA, normalizzando la rappresaglia.
Utilizza la logica del 'colpo per colpo' per legittimare l'escalation, omettendo il contesto degli attacchi precedenti.
Omette la condanna kuwaitiana e l'impatto civile dell'attacco alla centrale.
Il Kuwait denuncia l'aggressione iraniana come una violazione della sovranità nazionale, enfatizzando i danni e l'emergenza.
Utilizza il linguaggio dell'emergenza e della vulnerabilità per creare solidarietà internazionale, focalizzandosi sulle conseguenze immediate.
Omette le motivazioni iraniane di rappresaglia e il contesto degli attacchi USA precedenti.
Latin American press reports the events as an escalation narrative, without taking sides.
Balances statements from both sides, presenting the attack as part of a broader conflict.
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