
L'inflazione alimentare torna a salire: segnali contrastanti da Argentina, Ghana e Brasile
Dopo la tregua di maggio, i prezzi degli alimenti accelerano in Argentina mentre il Ghana spera nel raccolto e il Brasile teme El Niño.
Dopo il rallentamento registrato a maggio, quando l'inflazione mensile in Argentina era scesa al 2,1%, le prime rilevazioni di giugno segnalano un'inversione di tendenza nel comparto alimentare, il più pesante nel paniere dei prezzi al consumo. Secondo gli analisti di Buenos Aires, l'indice LCG, che monitora settimanalmente i prezzi di ottomila prodotti in cinque grandi catene di supermercati, ha registrato un aumento dello 0,6% nella seconda settimana di giugno, accelerando rispetto alle due settimane precedenti in cui i rincari erano stati quasi impercettibili. Le carni, in particolare, tornano a guidare le salite, alimentando la preoccupazione che il calo dell'inflazione generale possa essere effimero. La notizia arriva mentre il governo argentino, forte del dato di maggio, aveva appena aggiornato i limiti della banda di fluttuazione del dollaro all'ingrosso per luglio, legandoli proprio all'andamento dell'indice dei prezzi.
Il quadro internazionale offre però prospettive divergenti. In Ghana, il Governo Statistico, Alhassan Iddrisu, si è detto fiducioso che l'inflazione possa scendere nella seconda metà dell'anno grazie all'arrivo della stagione del raccolto principale. Poiché gli alimenti rappresentano una quota significativa del paniere che compone l'indice dei prezzi al consumo, l'abbondanza di offerta tipica del periodo dovrebbe esercitare una pressione al ribasso. "Non ci aspettiamo che le cose rimangano a questi livelli elevati per sempre", ha dichiarato il 16 giugno, cercando di rassicurare un'opinione pubblica che ha visto crescere l'inflazione alimentare nelle ultime settimane. La prospettiva di Accra è dunque cautamente ottimistica, in contrasto con le tensioni che emergono dal Cono Sud.
In Brasile, invece, il dato di maggio ha acceso un campanello d'allarme. L'IPCA è salito dello 0,58%, superando le attese e trainato proprio dal gruppo alimenti e bevande, che ha contribuito per quasi la metà dell'indice complessivo (0,29 punti percentuali). Gli economisti di San Paolo sottolineano che il fenomeno climatico El Niño potrebbe rappresentare una nuova sfida per la banca centrale, complicando la continuazione del ciclo di tagli dei tassi d'interesse. L'inflazione accumulata ha già superato il target, e le incertezze sul raccolto futuro rischiano di mantenere alta la pressione sui prezzi interni, con possibili ripercussioni anche sulle esportazioni verso l'Europa.
Per l'Italia e l'area euro, questi segnali eterogenei hanno implicazioni indirette ma significative. Da un lato, un'inflazione alimentare persistente in Argentina e Brasile potrebbe mantenere elevati i prezzi delle materie prime agricole importate, come soia e carne, con effetti sulla filiera alimentare europea. Dall'altro, la prospettiva di un raccolto abbondante in Africa occidentale potrebbe offrire un parziale sollievo sui mercati globali dei cereali. In ogni caso, la volatilità dei prezzi alimentari resta un fattore di rischio per le banche centrali, che devono bilanciare la necessità di sostenere la crescita con quella di contenere le aspettative inflazionistiche. La cautela resta d'obbligo, in attesa dei prossimi dati congiunturali.
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Dopo il calo dell'inflazione di maggio, i prezzi degli alimenti stanno accelerando a giugno, minacciando la tendenza al ribasso. I rilevamenti privati mostrano un aumento dello 0,6% nella seconda settimana, trainato dalle carni. La situazione è monitorata con cautela, in attesa dell'impatto sulle prossime rilevazioni ufficiali.
Nonostante l'attuale inflazione elevata, il governo prevede un calo con l'arrivo della stagione del raccolto, poiché il cibo ha un peso significativo nel paniere IPC. Il statistico nazionale esprime fiducia che i prezzi scenderanno storicamente durante questo periodo. L'approccio è misurato, senza allarmismi immediati.
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