
L’Ue vara la stretta sui rimpatri: centri extra-Ue e detenzione fino a 24 mesi
Il Parlamento europeo approva il nuovo regolamento che accelera le espulsioni e introduce i return hub, tra le proteste della sinistra e l’esultanza di Meloni.
Con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni, l’Eurocamera ha licenziato in via definitiva il regolamento rimpatri, uno dei pilastri del Patto migrazione e asilo che entrerà in vigore il 12 giugno. Il testo, che sostituisce la vecchia direttiva, era stato negoziato in tempi insolitamente rapidi e ha trovato una maggioranza trasversale capace di unire i popolari del Ppe ai conservatori di Ecr – il gruppo di Fratelli d’Italia – e a formazioni dell’estrema destra. Alcune disposizioni, come quelle sui centri di rimpatrio e sulla valutazione dell’età dei minori, saranno applicate immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale; le altre diventeranno operative entro dodici mesi.
Il cuore della riforma è l’accelerazione delle procedure di allontanamento dei cittadini di Paesi terzi in soggiorno irregolare. Una decisione di rimpatrio comporterà l’obbligo di lasciare il territorio nazionale immediatamente o entro un termine stabilito, e potrà essere accompagnata da un trattenimento fino a ventiquattro mesi. La novità più controversa è la possibilità di creare «return hub» in Stati terzi con cui l’Unione stipuli accordi ad hoc: centri dove trasferire i migranti destinati all’espulsione, esclusi i minori non accompagnati. Il regolamento mantiene formalmente le garanzie del diritto internazionale, come il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, ma introduce anche perquisizioni in abitazioni private e in «locali pertinenti» per rintracciare le persone da rimpatriare.
La reazione politica ha disegnato un’Europa spaccata. Dalla sponda destra dell’emiciclo si è levato il coro «Rimandiamoli indietro!», mentre gli esponenti della sinistra gridavano «Vergogna!». La premier Giorgia Meloni, in un video da Evian durante il G7, ha rivendicato il voto come «un provvedimento storico, frutto soprattutto del lavoro del governo italiano», sottolineando che i return hub seguono «la strada aperta dal protocollo con l’Albania». Per gli osservatori di Bruxelles, l’asse che ha sostenuto il testo segna il superamento della vecchia «maggioranza Ursula» e l’affermarsi di una «maggioranza Giorgia», in cui i conservatori spostano l’ago della bilancia sulle politiche migratorie. Sul fronte opposto, i socialisti europei hanno accusato la maggioranza di calpestare i valori cristiani invocati da Papa Leone XIV, mentre le organizzazioni umanitarie del Nord Europa mettono in guardia contro il rischio di detenzioni prolungate e di esternalizzazione delle frontiere.
Il varo del regolamento si inserisce in un quadro di forte pressione politica per il contenimento dei flussi. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato un calo del 97 per cento degli arrivi irregolari dalla Tunisia dal 2023, anno della firma del memorandum d’intesa Ue-Tunisia, e ha ricordato la prossima consegna di tre navi di ricerca e soccorso a Tunisi. Questi dati, accolti con favore dalle capitali mediterranee, alimentano la narrativa di un’Unione che intende «mettere ordine nella propria casa», come ha dichiarato il commissario Brunner, e che ora dispone di strumenti più incisivi per rendere effettivi i rimpatri.
Mentre il testo attende l’adozione formale del Consiglio – passaggio considerato una formalità – l’Unione ha registrato un’altra intesa significativa: i negoziatori di Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla revisione dei diritti dei passeggeri aerei, fermi al 2004. Le nuove norme garantiranno la gratuità del bagaglio a mano, risarcimenti fino a 600 euro per ritardi superiori alle tre ore e il divieto di annullare il biglietto di ritorno in caso di mancato imbarco all’andata. Due dossier lontani, che tuttavia mostrano un’Europa legislativamente febbrile, mentre il regolamento rimpatri si avvia a diventare il banco di prova di una politica migratoria comune sempre più orientata alla deterrenza.
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Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il regolamento sui rimpatri, che introduce centri di detenzione fuori dall'UE e un periodo di trattenimento fino a 24 mesi. Il commissario europeo ha dichiarato che si tratta di mettere ordine nella casa europea, mentre le forze di destra hanno esultato. La sinistra ha espresso preoccupazione per i minori e i richiedenti asilo.
I legislatori dell'UE si apprestano ad approvare norme più severe sulla migrazione, che consentiranno centri di espulsione fuori dal blocco e maggiori poteri di detenzione. La legislazione, che ha proceduto rapidamente, permette di inviare migranti irregolari in 'hub di rimpatrio'. Il voto rappresenta uno degli ultimi passi di un significativo inasprimento della politica migratoria.
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