
L’assenza di Mojtaba Khamenei ai funerali del padre ridisegna gli equilibri del potere iraniano
La mancata apparizione pubblica del nuovo leader supremo, forse ferito nell’attacco che ha ucciso Ali Khamenei, alimenta interrogativi sulla sua salute e consolida il ruolo dei Guardiani della Rivoluzione.
La sepoltura dell’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta giovedì 9 luglio nel mausoleo dell’Imam Reza a Mashhad dopo una settimana di cerimonie imponenti, ha chiuso il lungo addio al leader che per trentasette anni ha guidato la Repubblica Islamica. L’evento, tuttavia, è stato dominato dall’assenza del figlio e successore Mojtaba, nominato Guida Suprema subito dopo l’uccisione del padre nel raid aereo statunitense e israeliano del 28 febbraio scorso. Nessuna immagine, nessun messaggio scritto, nessuna traccia del nuovo numero uno iraniano, la cui sorte resta avvolta nel mistero: secondo fonti vicine al governo di Teheran, Mojtaba Khamenei sarebbe sopravvissuto all’attacco ma avrebbe riportato ferite e deturpazioni al volto che ne impedirebbero l’esposizione pubblica, mentre i servizi di sicurezza temono che una sua apparizione possa facilitare un nuovo attentato.
L’assenza prolungata – sono ormai oltre quattro mesi – sta producendo conseguenze politiche profonde. Analisti mediorientali e istituti di ricerca occidentali leggono in questa latitanza il segno di un riequilibrio strutturale del potere a Teheran. Il nuovo leader, privo del carisma del fondatore Khomeini e dell’autorità accumulata dal padre in decenni di crisi, sarebbe più dipendente dal sostegno dei Guardiani della Rivoluzione, che ne hanno sponsorizzato l’ascesa. Secondo osservatori con base a Ginevra e Washington, l’equilibrio tra l’ufficio della Guida Suprema e i Pasdaran si è spostato a favore di questi ultimi, con un conseguente indebolimento del ruolo dei chierici e delle istituzioni elette. La presenza ai funerali del presidente del Parlamento Ghalibaf, divenuto il volto pubblico più in vista del regime, e la contemporanea marginalizzazione degli ex presidenti riformisti e conservatori, confermano la centralità dell’apparato di sicurezza nella gestione della transizione.
Dal punto di vista regionale, la vicenda si inserisce in un quadro di conflitto ancora aperto. La guerra lampo scatenata da Stati Uniti e Israele a febbraio ha decapitato un’intera generazione di dirigenti iraniani, e la tregua negoziata nelle settimane successive è stata scossa da nuovi bombardamenti incrociati proprio nei giorni delle esequie. Fonti diplomatiche europee e mediorientali segnalano che la mediazione del Qatar e i contatti indiretti con Washington restano fragili, mentre la minaccia di una ripresa delle ostilità su larga scala condiziona ogni mossa del nuovo vertice iraniano. In questo contesto, l’Italia e l’Unione Europea osservano con preoccupazione l’instabilità del Golfo, da cui dipendono le rotte energetiche e la sicurezza del Mediterraneo allargato.
Sul fronte interno, l’assenza di Mojtaba Khamenei alimenta incertezza e speculazioni. La diffusione virale di un video che mostrava un uomo con il volto coperto durante una cerimonia privata ha scatenato una caccia social al nuovo leader, poi smentita da un religioso che ha dichiarato di essere lui la persona ripresa. Al di là dell’episodio, diversi analisti sottolineano che la mancanza di una figura visibile rischia di erodere la legittimità del sistema teocratico, fondato sulla rappresentanza del “giurisperito” in terra. Il presidente Pezeshkian ha assicurato in maggio che le condizioni del leader stanno migliorando, ma nessuna data è stata annunciata per una sua uscita pubblica. I prossimi passi attesi riguardano la gestione del negoziato con gli Stati Uniti e la possibile emersione di una lotta di potere tra Mojtaba e Ghalibaf, mentre i Guardiani della Rivoluzione sembrano intenzionati a mantenere il controllo della transizione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
L'Occidente osserva con preoccupazione il vuoto di potere a Teheran e mette in dubbio la tenuta del regime.
Enfatizzando l'assenza di prove di vita e la mancanza di comunicazione ufficiale, si costruisce una narrazione di crisi imminente.
Non menziona la possibilità che Mojtaba stia semplicemente recuperando e che la sua apparizione sia imminente, come riportato da altre fonti.
L'Asia sudorientale riporta con fiducia l'imminente apparizione pubblica del nuovo leader, segnale di stabilità.
Si basa su fonti locali e dichiarazioni ufficiali per presentare un quadro rassicurante, minimizzando le incognite.
Non discute le ragioni della lunga assenza né le speculazioni su conflitti interni, concentrandosi solo sull'evento positivo.
La Cina analizza con distacco le implicazioni dell'assenza, senza allarmismi, sottolineando i possibili cambiamenti nel ruolo della guida.
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Non enfatizza il vuoto di potere né la fragilità del regime, a differenza della stampa atlantica.
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