
L’addio traumatico di Endo e la maledizione orange: così Giappone-Olanda apre il gruppo F
La rinuncia forzata del capitano nipponico, tra lacrime e scuse del ct Moriyasu, ridisegna l’esordio mondiale contro un’Olanda che vede nel Texas l’occasione per sfatare il tabù iridato.
La notizia che ha scosso la vigilia di Dallas non arriva dal campo, ma dall’infermeria. Wataru Endo, capitano e bussola emotiva del Giappone, ha annunciato il ritiro internazionale con effetto immediato a soli due giorni dalla sfida inaugurale del gruppo F contro l’Olanda. Il centrocampista del Liverpool, vittima di una caviglia fragile che lo tormenta da mesi, è stato escluso dalla lista dei convocati per scelta tecnica del ct Hajime Moriyasu, che sabato ha rivendicato la decisione tra le lacrime: «Sono stato io a prendere la decisione finale – ha dichiarato in conferenza – e chiedo scusa alla famiglia di Endo». Un epilogo amaro per un uomo simbolo, che con 73 presenze e un’umiltà rara aveva incarnato la crescita silenziosa del calcio giapponese. L’eco della notizia, rilanciata con empatia dalla stampa asiatica e dai media internazionali, trasforma la partita in un’istantanea di fragilità umana prima ancora che tattica.
Eppure, il Giappone ferito non si presenta come vittima designata. Gli osservatori del Sud-est asiatico e gli analisti di Tokyo ricordano che la nazionale di Moriyasu viaggiava con sei vittorie consecutive, compresi scalpi illustri come Brasile e Inghilterra, e che la perdita di altri due titolari – Kaoru Mitoma e Takumi Minamino – non ha incrinato la convinzione di poter essere la «sorpresa del torneo». La scelta di rimpiazzare Endo con un attaccante come Shuto Machino, anziché con un mediano di contenimento, segnala una filosofia offensiva che intende mettere pressione alla costruzione olandese sfruttando la mobilità di Takefusa Kubo e la disciplina collettiva. In Asia si respira la sensazione che i Samurai Blue, pur orfani del loro condottiero, siano ormai una forza capace di competere oltre gli schemi gerarchici tradizionali, una «minaccia seria» per qualsiasi blasone europeo.
Dall’altra parte del campo, l’Olanda arriva con il peso di una storia irrisolta. Negli ambienti calcistici europei si sottolinea come gli orange, finalisti nel 2010 e ancora a digiuno di un titolo mondiale, vivano questa edizione con l’ansia di chi sa di avere una generazione tecnicamente competitiva ma psicologicamente esposta. Virgil van Dijk guida una formazione che Ronald Koeman dovrebbe schierare con un 4-3-3 elastico, affidando a De Jong e Gravenberch il compito di domare la transizione rapida dei giapponesi. Le proiezioni della stampa del Vecchio Continente, tuttavia, mettono in guardia: il Giappone non è più l’avversario arrendevole del 2010, quando Sneijder decise un 1-0 striminzito. Oggi i nipponici interpretano il calcio con un’intensità che mescola l’organizzazione europea alla rapidità asiatica, e la partita di Dallas potrebbe diventare un esame di maturità per le ambizioni di Memphis Depay e compagni.
La cornice texana, alle tre di notte ora di Giacarta e in prima serata a Buenos Aires, offre lo scenario perfetto per un incrocio di paradigmi. Mentre i tifosi si aspettano una partita «divertente e tattica», come la descrivono i media indonesiani, il destino del girone F – completato da Svezia e Tunisia – potrebbe decidersi proprio sulla capacità del Giappone di trasformare il lutto sportivo in slancio emotivo, e su quella dell’Olanda di maneggiare la pressione di un esordio già carico di insidie. Per la prima volta, forse, i Samurai Blue non si accontentano di resistere: vogliono dettare il gioco. E l’Europa, chiamata a confermare il proprio primato, osserva con il fiato corto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa del Sud-est asiatico presenta il Giappone come una squadra azzoppata dalle assenze di Endo, Mitoma e Minamino, ma ancora capace di impensierire i Paesi Bassi, che devono spezzare la maledizione di non aver mai vinto un Mondiale. Nonostante le difficoltà, i Samurai Blue sono visti come la principale speranza asiatica, con un mix di pragmatismo e scetticismo sulle reali possibilità di vittoria.
La stampa latinoamericana mette in primo piano le scuse in lacrime del ct Moriyasu per aver escluso il capitano Endo, che ha poi annunciato il ritiro internazionale. L'attenzione è sull'ambizione dichiarata del Giappone di vincere il Mondiale, con un tono di urgenza e distacco nel riportare la notizia.
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