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Economia e Mercatisabato 20 giugno 2026

L’accordo tra Usa e Iran rafforzerebbe il potere economico dei Pasdaran

Secondo fonti iraniane, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione controlla settori strategici e potrebbe assorbire gran parte dei benefici della revoca delle sanzioni, con conseguenze per gli investitori occidentali.

I negoziati in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran per concludere la guerra scatenata il 28 febbraio scorso con l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei – e la successiva ascesa del figlio Mojtaba con il sostegno dell’IRGC – prevedono un’intesa temporanea che già consente deroghe alle sanzioni sul petrolio. Un accordo definitivo potrebbe sbloccare un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari e rimuovere le restanti sanzioni economiche. Secondo quattro fonti iraniane di alto livello citate dall’agenzia Reuters, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) si trova nella posizione migliore per trarre enormi profitti da questi sviluppi, grazie a un impero commerciale edificato durante gli anni dell’embargo.

Fondato su ordine di Ruhollah Khomeini, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha prosperato sotto la guida di Ali Khamenei, estendendo il proprio controllo su intere filiere economiche. Il suo braccio ingegneristico, Khatam al-Anbia, coordina centinaia di società nei settori delle infrastrutture, dell’energia, delle telecomunicazioni, dell’automotive, del turismo e della logistica. Secondo gli analisti, proprio l’esperienza accumulata nell’aggirare le sanzioni internazionali rende l’IRGC il candidato naturale a gestire i flussi di investimenti e commesse che un accordo di pace renderebbe possibili. L’organizzazione non diffonde bilanci pubblici, ma fonti iraniane confermano l’esistenza di reti commerciali da miliardi di dollari, flotte di navigazione e impianti petroliferi direttamente o indirettamente sotto il suo controllo.

Il paradosso per l’Occidente è duplice. Da un lato, l’IRGC è classificato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dai loro alleati; dall’altro, la sua pervasività nell’economia iraniana rende quasi impossibile isolarlo dai benefici della revoca delle sanzioni. La legge sugli investimenti in Iran impone alle imprese straniere di operare con partner locali: la miriade di aziende collegate ai Pasdaran li rende di fatto il canale obbligato per entrare nei comparti più redditizi. Ciò significa che le società occidentali che tornassero sul mercato iraniano rischierebbero di trovarsi in affari con entità legate all’IRGC, esponendosi a conseguenze legali ai sensi del Justice Against Sponsors of Terrorism Act (JASTA) del 2016, che permette alle vittime del terrorismo di citare in giudizio chiunque fornisca assistenza a gruppi designati come terroristici. Jeremy Paner, ex investigatore sulle sanzioni del Tesoro americano e oggi partner dello studio Hughes Hubbard & Reed, ha osservato che «l’IRGC è l’entità che muove tutti i fili del settore petrolifero» e che persino le esportazioni autorizzate da un accordo temporaneo lascerebbero le imprese statunitensi esposte a rischi legali per la presenza occulta dei Guardiani.

Anche in assenza di un’intesa complessiva, l’accordo interinale già siglato concede deroghe alle vendite di petrolio, di cui l’IRGC rimarrebbe il principale artefice grazie alla propria rete di elusione. Fonti iraniane hanno descritto i Pasdaran come «i veri vincitori della guerra», poiché hanno garantito la sopravvivenza del sistema islamico e si trovano nella posizione ideale per trarre profitto da ogni allentamento delle sanzioni. Un portavoce dell’organizzazione ha rifiutato di commentare; la Casa Bianca non ha risposto alle richieste di Reuters. I negoziati sono in corso e la loro evoluzione determinerà se la ricostruzione economica dell’Iran potrà davvero essere separata dall’apparato militare che ne ha plasmato la resistenza all’embargo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La prospettiva di un accordo tra Washington e Teheran solleva il paradosso per cui l'alleggerimento delle sanzioni potrebbe premiare soprattutto il braccio economico dei Guardiani della Rivoluzione, nonostante l'Occidente li consideri un'organizzazione terroristica. L'impero commerciale costruito negli anni delle restrizioni, che spazia dal petrolio alle telecomunicazioni, sarebbe il primo a trarre vantaggio dall'apertura, alimentando timori per la sicurezza e denunce di addestramento militare di minori.

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I contorni emergenti dell'accordo tra USA e Iran contengono un'amara ironia: gli incentivi per garantire la compliance di Teheran potrebbero rafforzare proprio la forza avversaria che gli Stati Uniti e gli alleati considerano un'organizzazione terroristica. Le Guardie Rivoluzionarie, che hanno prosperato nell'ombra delle sanzioni costruendo un impero economico, sono pronte a raccogliere i frutti della loro rimozione, minando la sicurezza regionale.

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sabato 20 giugno 2026

L’accordo tra Usa e Iran rafforzerebbe il potere economico dei Pasdaran

Secondo fonti iraniane, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione controlla settori strategici e potrebbe assorbire gran parte dei benefici della revoca delle sanzioni, con conseguenze per gli investitori occidentali.

I negoziati in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran per concludere la guerra scatenata il 28 febbraio scorso con l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei – e la successiva ascesa del figlio Mojtaba con il sostegno dell’IRGC – prevedono un’intesa temporanea che già consente deroghe alle sanzioni sul petrolio. Un accordo definitivo potrebbe sbloccare un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari e rimuovere le restanti sanzioni economiche. Secondo quattro fonti iraniane di alto livello citate dall’agenzia Reuters, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) si trova nella posizione migliore per trarre enormi profitti da questi sviluppi, grazie a un impero commerciale edificato durante gli anni dell’embargo.

Fondato su ordine di Ruhollah Khomeini, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha prosperato sotto la guida di Ali Khamenei, estendendo il proprio controllo su intere filiere economiche. Il suo braccio ingegneristico, Khatam al-Anbia, coordina centinaia di società nei settori delle infrastrutture, dell’energia, delle telecomunicazioni, dell’automotive, del turismo e della logistica. Secondo gli analisti, proprio l’esperienza accumulata nell’aggirare le sanzioni internazionali rende l’IRGC il candidato naturale a gestire i flussi di investimenti e commesse che un accordo di pace renderebbe possibili. L’organizzazione non diffonde bilanci pubblici, ma fonti iraniane confermano l’esistenza di reti commerciali da miliardi di dollari, flotte di navigazione e impianti petroliferi direttamente o indirettamente sotto il suo controllo.

Il paradosso per l’Occidente è duplice. Da un lato, l’IRGC è classificato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dai loro alleati; dall’altro, la sua pervasività nell’economia iraniana rende quasi impossibile isolarlo dai benefici della revoca delle sanzioni. La legge sugli investimenti in Iran impone alle imprese straniere di operare con partner locali: la miriade di aziende collegate ai Pasdaran li rende di fatto il canale obbligato per entrare nei comparti più redditizi. Ciò significa che le società occidentali che tornassero sul mercato iraniano rischierebbero di trovarsi in affari con entità legate all’IRGC, esponendosi a conseguenze legali ai sensi del Justice Against Sponsors of Terrorism Act (JASTA) del 2016, che permette alle vittime del terrorismo di citare in giudizio chiunque fornisca assistenza a gruppi designati come terroristici. Jeremy Paner, ex investigatore sulle sanzioni del Tesoro americano e oggi partner dello studio Hughes Hubbard & Reed, ha osservato che «l’IRGC è l’entità che muove tutti i fili del settore petrolifero» e che persino le esportazioni autorizzate da un accordo temporaneo lascerebbero le imprese statunitensi esposte a rischi legali per la presenza occulta dei Guardiani.

Anche in assenza di un’intesa complessiva, l’accordo interinale già siglato concede deroghe alle vendite di petrolio, di cui l’IRGC rimarrebbe il principale artefice grazie alla propria rete di elusione. Fonti iraniane hanno descritto i Pasdaran come «i veri vincitori della guerra», poiché hanno garantito la sopravvivenza del sistema islamico e si trovano nella posizione ideale per trarre profitto da ogni allentamento delle sanzioni. Un portavoce dell’organizzazione ha rifiutato di commentare; la Casa Bianca non ha risposto alle richieste di Reuters. I negoziati sono in corso e la loro evoluzione determinerà se la ricostruzione economica dell’Iran potrà davvero essere separata dall’apparato militare che ne ha plasmato la resistenza all’embargo.

Divergenza delle fonti

Economia e Mercati · 4 testate · 3 lingue

38%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale25%
Critico75%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa israeliana
Stampa atlantica / anglosfera/ Sicurezza
ScetticismoAllarme

La prospettiva di un accordo tra Washington e Teheran solleva il paradosso per cui l'alleggerimento delle sanzioni potrebbe premiare soprattutto il braccio economico dei Guardiani della Rivoluzione, nonostante l'Occidente li consideri un'organizzazione terroristica. L'impero commerciale costruito negli anni delle restrizioni, che spazia dal petrolio alle telecomunicazioni, sarebbe il primo a trarre vantaggio dall'apertura, alimentando timori per la sicurezza e denunce di addestramento militare di minori.

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AllarmeScetticismo

I contorni emergenti dell'accordo tra USA e Iran contengono un'amara ironia: gli incentivi per garantire la compliance di Teheran potrebbero rafforzare proprio la forza avversaria che gli Stati Uniti e gli alleati considerano un'organizzazione terroristica. Le Guardie Rivoluzionarie, che hanno prosperato nell'ombra delle sanzioni costruendo un impero economico, sono pronte a raccogliere i frutti della loro rimozione, minando la sicurezza regionale.

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