
Israele conferma la zona di sicurezza in Libano, mentre a Washington iniziano i negoziati
Netanyahu e i vertici militari ribadiscono la permanenza delle truppe oltre la Linea Gialla, con piena libertà d'azione, alla vigilia dei colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti.
Alla vigilia dei negoziati che prendono il via oggi a Washington tra Israele e Libano sotto l'egida dell'amministrazione Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz e il capo di stato maggiore Eyal Zamir hanno diffuso un comunicato congiunto in cui affermano che le forze armate israeliane continueranno a operare per "neutralizzare le minacce" e mantenere la "zona di sicurezza" nel sud del Libano. In un videomessaggio separato, Netanyahu ha precisato che i soldati dispongono di "piena libertà d'azione" per contrastare qualsiasi minaccia diretta o emergente, senza alcuna restrizione operativa. La dichiarazione arriva mentre un fragile cessate il fuoco regge da due giorni, dopo settimane di scontri e violazioni reciproche, e mentre fonti israeliane riferiscono di un possibile annuncio di ritiri "simbolici" da alcune aree minori oltre la cosiddetta Linea Gialla – il perimetro controllato da Israele dopo il precedente cessate il fuoco di aprile – come gesto verso il governo libanese.
La posizione israeliana, ribadita anche dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, esclude qualsiasi arretramento dalla fascia di territorio libanese che si estende per circa dieci chilometri a nord del confine, definita unilateralmente "zona di sicurezza". Secondo fonti governative israeliane, l'obiettivo dichiarato è proteggere i residenti del nord di Israele da attacchi di Hezbollah e prevenire infiltrazioni. Sul fronte diplomatico, l'amministrazione statunitense spinge per una soluzione negoziata: il presidente Donald Trump ha intimato all'Iran di "frenare immediatamente" le sue forze proxy in Libano, mentre il vicepresidente J.D. Vance ha confermato l'istituzione di un meccanismo di de-escalation – una "cellula anti-attrito" con la partecipazione di Stati Uniti, Libano, Qatar, Pakistan e Iran – e ha indicato che Washington sta lavorando a un piano per il disarmo di Hezbollah. Da Teheran, secondo quanto emerge dai colloqui paralleli in Svizzera, la questione libanese viene legata al più ampio memorandum d'intesa firmato il 18 giugno tra Stati Uniti e Iran, che prevede un periodo di transizione di sessanta giorni per negoziati su nucleare e sanzioni.
Le dinamiche sul terreno restano contraddittorie. Fonti militari israeliane citate dalla stampa statunitense riferiscono che il comando ha impartito ordini che limitano le truppe ad azioni esclusivamente difensive, vietando il fuoco se non per respingere una minaccia immediata e subordinando demolizioni di infrastrutture all'approvazione di ufficiali superiori. Netanyahu ha tuttavia smentito qualsiasi restrizione, alimentando un divario tra la narrativa politica e le disposizioni operative. Parallelamente, Israele starebbe valutando di affidare al controllo dell'esercito libanese il complesso di tunnel di Hezbollah a Kfar Tebnit, come test della capacità di Beirut di agire contro la milizia. Il gabinetto di sicurezza israeliano è convocato per giovedì per discutere i dossier Iran e Libano, mentre il meccanismo di de-escalation annunciato da Qatar e Pakistan mira a garantire il rispetto del cessate il fuoco, in un quadro in cui il memorandum USA-Iran non contiene impegni vincolanti per il disarmo di Hezbollah né per il ritiro israeliano.
Per l'Europa e l'Italia, la stabilizzazione del fronte libanese è cruciale non solo per evitare una nuova crisi migratoria e umanitaria, ma anche per la sicurezza delle rotte energetiche: lo Stretto di Hormuz, la cui riapertura senza dazi è stata annunciata da Trump come parte dell'intesa con Teheran, resta un passaggio vitale per gli approvvigionamenti di gas e petrolio. I negoziati di Washington, che si svolgono in parallelo ai colloqui USA-Iran mediati da Qatar e Pakistan, rappresentano un banco di prova per la tenuta del cessate il fuoco e per la capacità dell'amministrazione Trump di separare il tavolo libanese da quello nucleare iraniano. Al momento, il dossier appare sospeso tra la determinazione israeliana a mantenere una presenza militare oltre confine e la pressione americana per una de-escalation complessiva, con il rischio che la mancanza di un meccanismo chiaro per il disarmo di Hezbollah lasci irrisolto il nodo della sicurezza al nord di Israele.
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Israele insiste nel mantenere le sue truppe nel sud del Libano, definendola zona di sicurezza, e concede all'esercito piena libertà d'azione senza restrizioni. Questa posizione, annunciata alla vigilia dei negoziati, viene interpretata come un rifiuto dei gesti diplomatici e una perpetuazione dell'occupazione.
Israele affronta minacce continue da Hezbollah, come dimostrato da un attacco mortale ai suoi soldati. La zona cuscinetto nel sud del Libano e la piena libertà d'azione militare sono indispensabili per la sicurezza. Sebbene si stiano discutendo ritiri simbolici per i colloqui di Washington, la priorità assoluta resta la protezione dei cittadini israeliani, senza scadenze per il ritiro.
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