
Islamabad annuncia il testo finale dell’intesa tra Washington e Teheran
Il premier pakistano Sharif conferma il raggiungimento di una bozza condivisa, mentre Iran e Stati Uniti si dicono più vicini che mai alla pace.
La mediazione pakistana ha compiuto il passo decisivo verso la fine di una guerra che per mesi ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha annunciato che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un testo finale concordato per l’accordo di pace, e che Islamabad sta lavorando a stretto contatto con entrambe le capitali per definire le prossime tappe. L’annuncio giunge dopo settimane di intensi negoziati condotti dal Pakistan, che si è ritagliato un ruolo di mediatore inatteso in una crisi capace di destabilizzare l’intero Medio Oriente.
Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato la prossimità dell’intesa, pur avvertendo che il testo potrebbe ancora subire modifiche. In un messaggio su X, Araghchi ha esortato i media a non speculare sui contenuti di un memorandum non ancora firmato, ma ha rivendicato che l’Iran esce dal conflitto «più forte». Parole che mirano a presentare l’accordo come una vittoria politica interna. Sul fronte opposto, Donald Trump ha preso le distanze da indiscrezioni circolate sulla stampa iraniana, ma ha rilanciato il post di Araghchi, gesto interpretato come un implicito via libera all’intesa.
L’annuncio pakistano non è isolato: fonti diplomatiche a Washington avevano già anticipato che un accordo preliminare sarebbe stato firmato nel giro di pochi giorni. Sharif ha però messo in guardia contro una «campagna di disinformazione» orchestrata – a suo dire – da chi intende sabotare il processo di pace. La precisazione rivela quanto sia delicato il momento e quanto forti siano le resistenze, sia interne ai due Paesi sia tra gli attori regionali che temono un riassetto degli equilibri mediorientali. Il Pakistan intrattiene rapporti solidi con l’Iran ed è al contempo un alleato storico degli Stati Uniti, una posizione unica che ha permesso di cucire un dialogo altrimenti impossibile.
Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di un cessate-il-fuoco tra Washington e Teheran assume un rilievo strategico immediato. La stabilizzazione del Golfo Persico allontanerebbe lo spettro di un’interruzione dei flussi energetici che ha già messo sotto pressione le economie del continente, e ridurrebbe i rischi di escalation militare in un’area cruciale per le rotte commerciali. Bruxelles, che ha seguito i negoziati con attenzione pur restando sullo sfondo, potrebbe vedere nell’accordo un’opportunità per rilanciare il proprio ruolo diplomatico. Per l’Italia, in particolare, la fine delle ostilità significherebbe minori pressioni sui prezzi del gas e una possibile stabilizzazione dei flussi migratori dall’area mediorientale.
Resta da vedere se il testo finale reggerà alla prova della ratifica e dell’attuazione. Le due parti hanno mostrato flessibilità, ma i dettagli tecnici – dal calendario del cessate-il-fuoco alla verifica degli impegni – potrebbero ancora riservare intoppi. Il mondo osserva con cauto ottimismo: la pace, come ha scritto lo stesso Sharif, non è mai stata così vicina. Se l’accordo verrà formalizzato, si aprirà una fase nuova per la sicurezza regionale, con possibili ripercussioni positive anche per la stabilità dei mercati energetici globali e per il già fragile equilibrio del Mediterraneo allargato.
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Il primo ministro pakistano annuncia che il testo finale di un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti è stato raggiunto. Islamabad lavora a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi, e la pace non è mai stata così vicina. L'annuncio arriva mentre il Pakistan denuncia una campagna di disinformazione orchestrata da chi vuole sabotare l'intesa.
Il primo ministro pakistano ha confermato che il testo finale dell'accordo tra Iran e Stati Uniti è stato raggiunto, segnalando che le parti sono più vicine alla pace.
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