
Iran, il gol annullato al 93' e l'accusa di Taremi: «Un Mondiale disastroso, ci vogliono fuori»
Il capitano iraniano denuncia le restrizioni di viaggio imposte dagli Stati Uniti e l'inerzia della Fifa dopo il pareggio con l'Egitto che lascia la squadra in attesa del ripescaggio.
Al Lumen Field di Seattle la notte iraniana si è accesa e spenta nel giro di un minuto. Al novantatreesimo, sul punteggio di 1-1 contro l'Egitto, Shoja Khalilzadeh ha insaccato da pochi passi il gol che avrebbe significato qualificazione diretta agli ottavi di finale. La panchina si è svuotata, il difensore si è tolto la maglia e ha indossato occhiali da sole in un’esultanza diventata virale. Poi il VAR ha tracciato le linee: un fuorigioco di millimetri, il piede destro oltre l’ultimo difensore. Rete annullata. Nei minuti successivi un colpo di testa di Saeid Ezatolahi si è stampato sulla traversa, spegnendo definitivamente le speranze di un trionfo che avrebbe riscritto la storia iraniana ai Mondiali.
Il pareggio inchioda l’Iran al terzo posto del Gruppo G con tre punti, frutto di tre pareggi consecutivi. L’Egitto, già certo del passaggio del turno, chiude secondo dietro al Belgio – vittorioso 5-1 sulla Nuova Zelanda – e affronterà l’Australia nei sedicesimi. Per la squadra di Amir Ghalenoei, invece, la qualificazione è appesa ai risultati delle altre gare: deve sperare che Croazia, Algeria o Repubblica Democratica del Congo non ottengano i risultati che le supererebbero nella graduatoria delle migliori terze.
Nel dopo-partita, però, il calcio è passato in secondo piano. Il capitano Mehdi Taremi ha puntato il dito contro la Fifa e l’organizzazione del torneo, denunciando le condizioni logistiche imposte alla delegazione iraniana. A causa delle tensioni tra Washington e Teheran, la squadra non può soggiornare negli Stati Uniti tra una partita e l’altra: il ritiro è stato spostato a Tijuana, in Messico, e ogni trasferta comporta ore di controlli alla frontiera. «Questa è una Coppa del Mondo disastrosa», ha dichiarato Taremi. «Come professionisti non possiamo competere così. Non è giusto. Il presidente Infantino era venuto nello spogliatoio dopo la prima partita promettendo soluzioni, ma non ha fatto nulla». Alla domanda se percepisse una volontà di eliminare l’Iran, la risposta è stata netta: «Hanno fatto tutto il possibile per eliminarci. Dal nostro punto di vista, sì, ci vogliono fuori».
Le parole di Taremi si inseriscono in un contesto geopolitico incandescente. Poche ore prima del fischio d’inizio, il Comando centrale americano aveva annunciato attacchi contro obiettivi militari in Iran in risposta alla rottura del cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz. La partita, designata dagli organizzatori locali come “Pride Match”, ha visto sventolare bandiere arcobaleno accanto a quelle iraniane pre-rivoluzionarie, con fischi durante l’inno nazionale. La federazione iraniana ha lasciato nello spogliatoio un biglietto in cui si appella al fair play: «Forse si possono conquistare punti in molti modi, ma il rispetto no. Solo con integrità e onore si resta in piedi davanti alla storia».
L’Iran attende ora il verdetto delle partite di sabato. Se i risultati le saranno favorevoli, la squadra di Ghalenoei affronterebbe la Svizzera a Vancouver. In caso contrario, per la settima volta in sette partecipazioni mondiali, il Team Melli saluterebbe il torneo già dopo la fase a gironi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il capitano iraniano accusa apertamente la FIFA e gli Stati Uniti di un complotto per eliminare la sua squadra dal Mondiale. Le restrizioni di viaggio e il gol annullato vengono letti come tasselli di una manovra geopolitica più ampia, che trasforma il campo in un ring di resistenza contro l'ingiustizia imperiale.
Il capitano dell'Iran si scaglia contro la FIFA dopo che un crudele intervento del VAR ha negato alla sua squadra la qualificazione diretta. La rabbia per il gol annullato si mescola alla denuncia di un Mondiale disastroso, ma la lettura resta ancorata alla cronaca sportiva e alle sue controversie tecniche.
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