
Iran, Taremi accusa la FIFA: «Mondiale disastroso, ci vogliono eliminare»
Il capitano iraniano denuncia le restrizioni ai visti e i continui trasferimenti da Tijuana, mentre un gol annullato al 96′ lascia la squadra in bilico tra qualificazione ed eliminazione.
Al minuto 96 di Iran-Egitto, il difensore Shoja Khalilzadeh insacca il 2-1 che varrebbe la qualificazione diretta agli ottavi. L’esultanza si congela quando il VAR traccia linee millimetriche: un fuorigioco di un piede annulla la rete, consegnando all’Iran un terzo pareggio consecutivo e una snervante attesa dei risultati altrui. Pochi minuti prima, il capitano Mehdi Taremi aveva colpito una traversa e fallito un rigore nel primo tempo; la serata di Seattle si chiude con tre punti nel Gruppo G e lo spettro dell’eliminazione.
Nella zona mista, Taremi dà voce a una frustrazione che va oltre il campo. «È un Mondiale disastroso, un disastro», dichiara, accusando la FIFA di non aver risolto i problemi logistici che affliggono la squadra dal primo giorno. Il presidente Infantino, racconta, si era presentato nello spogliatoio dopo l’esordio promettendo soluzioni, ma «la fase a gironi finisce domani e il nostro personale logistico non ha ancora il visto». La delegazione iraniana, priva di quindici membri tra staff tecnico e dirigenti per il rifiuto dei visti statunitensi, è costretta ad attraversare ogni volta la frontiera dal Messico: base a Tijuana, viaggi di ore, controlli migratori estenuanti, rientro forzato entro la mezzanotte dopo le partite. «Come giocatori professionisti, in una competizione professionistica, non è giusto», ripete Taremi, che pure esprime affetto per la gente di Tijuana.
La tensione sportiva si innesta su uno sfondo geopolitico incandescente. Poche ore prima del fischio d’inizio, gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi contro l’Iran, con accuse reciproche di violazione del cessate il fuoco. Sugli spalti, tifosi sventolavano bandiere iraniane pre-rivoluzionarie e fischiavano l’inno nazionale. Secondo fonti vicine alla squadra, le restrizioni ai movimenti – inizialmente era concesso l’ingresso negli USA solo il giorno della partita, poi esteso a due giorni – hanno minato la preparazione atletica e mentale. L’allenatore Amir Ghalenoei ha parlato di «trattamento molto ingiusto» da parte del paese ospitante e ha esortato la FIFA a impedire che simili condizioni si ripetano in futuro.
Nell’ottica di Teheran, la sequenza di ostacoli appare come un disegno per estromettere la squadra. «Hanno fatto tutto il possibile per eliminarci», ha detto Taremi, aggiungendo: «Se vogliono che usciamo, usciamo, ma non è giusto». La stampa iraniana e mediorientale sottolinea l’assenza di sostegno istituzionale, con il presidente della federazione e l’addetto stampa mai presenti alle sedi, e un analista tattico costretto a improvvisarsi portavoce. L’Iran, terzo con tre punti e differenza reti zero, deve ora sperare che Croazia, Algeria o RD Congo non ottengano i risultati necessari per superarlo nella graduatoria delle migliori terze. In caso di qualificazione, l’avversario designato sarebbe la Svizzera a Vancouver, ma ogni proiezione resta sospesa fino all’ultimo fischio dei gironi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il capitano iraniano accusa apertamente la FIFA e gli Stati Uniti di un complotto per eliminare la sua squadra dal Mondiale. Le restrizioni di viaggio e il gol annullato vengono letti come tasselli di una manovra geopolitica più ampia, che trasforma il campo in un ring di resistenza contro l'ingiustizia imperiale.
Il capitano dell'Iran si scaglia contro la FIFA dopo che un crudele intervento del VAR ha negato alla sua squadra la qualificazione diretta. La rabbia per il gol annullato si mescola alla denuncia di un Mondiale disastroso, ma la lettura resta ancorata alla cronaca sportiva e alle sue controversie tecniche.
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