
Iran lega l’intesa con Washington al cessate il fuoco in Libano: «Israele è parte dell’accordo»
Teheran avverte che ogni attacco israeliano in territorio libanese viola il memorandum bilaterale, mentre gli Stati Uniti restano scettici sulla reale portata dell’impegno iraniano.
L’Iran ha alzato la posta in gioco attorno al memorandum d’intesa raggiunto con gli Stati Uniti, dichiarando che qualsiasi nuova offensiva israeliana in Libano – o la semplice prosecuzione dell’occupazione di territorio libanese – costituirà una violazione diretta dell’accordo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un briefing con i rappresentanti diplomatici a Teheran, ha esplicitamente allargato il perimetro dell’intesa, affermando che «dal nostro punto di vista, le due parti del memorandum sono l’America con Israele da un lato, e l’Iran con Hezbollah dall’altro». Una formulazione che trasforma un’intesa bilaterale in un equilibrio regionale a quattro, e che carica Washington della responsabilità di garantire la fine delle ostilità anche sul fronte libanese.
La cornice diplomatica è quella di un accordo ponte, ancora tutto da verificare. Il presidente Donald Trump ha parlato di un impegno iraniano a «non dotarsi mai di un’arma nucleare», ma a Washington fonti vicine all’amministrazione frenano, descrivendo il testo come un documento «molto generico». Il prossimo passaggio è atteso in Svizzera il 19 giugno, dove riprenderanno i negoziati per trasformare il memorandum in un’intesa definitiva. Nel frattempo, Araghchi ha già illustrato i contenuti del testo ai vertici libanesi – il presidente Joseph Aoun e il presidente del Parlamento Nabih Berri – sottolineando che la stabilità del Libano è «componente inscindibile» di qualsiasi sforzo di pace. Da Beirut, i leader hanno accolto con favore le clausole, ma restano in attesa di vedere se le parole si tradurranno in una reale de-escalation sul terreno.
La mossa iraniana ha una duplice valenza strategica. Da un lato, Teheran cerca di blindare Hezbollah – suo alleato fondamentale nello scacchiere levantino – inserendolo implicitamente nella partita negoziale con Washington. Dall’altro, costringe gli Stati Uniti a farsi garanti della condotta israeliana, proprio mentre il governo Netanyahu continua a rivendicare libertà d’azione contro le infrastrutture del Partito di Dio nel Libano meridionale. Analisti mediorientali leggono in questa triangolazione un tentativo di uscire dall’angolo: l’Iran, sotto pressione per le sanzioni e il deterioramento della propria economia, cerca di monetizzare la propria influenza regionale per ottenere concessioni, ma al contempo non può permettersi di apparire debole agli occhi dei propri proxy.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la posta in gioco è alta. Un’eventuale stabilizzazione del fronte libanese ridurrebbe i rischi per il contingente UNIFIL, a guida italiana, dispiegato nel Sud del Paese, e allenterebbe le tensioni che alimentano i flussi migratori irregolari attraverso il Mediterraneo orientale. Bruxelles osserva con attenzione anche i possibili riflessi energetici: un Libano più stabile potrebbe rilanciare l’esplorazione dei giacimenti offshore, in un quadrante già animato dalle scoperte di Israele, Egitto e Cipro, con ricadute potenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti europei. Tuttavia, la vaghezza del memorandum e la mancata inclusione formale di Israele rendono l’architettura fragile, esposta al primo scambio di fuoco.
La vera prova arriverà nei prossimi giorni, quando i negoziatori si siederanno al tavolo in Svizzera. Teheran ha già chiarito che la fine della guerra in Libano è «la questione più importante» e che senza un cessate il fuoco permanente l’intero impianto dell’intesa vacilla. Washington, dal canto suo, dovrà decidere se e come coinvolgere Israele in un quadro che, per ora, lo cita solo indirettamente. In mezzo resta il Libano, ostaggio di un conflitto per procura che nessuno ha ancora formalmente dichiarato concluso.
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L'intesa provvisoria viene descritta come un quadro generico, con funzionari americani che esprimono dubbi sulla volontà dell'Iran di rispettarla. L'avvertimento iraniano sul Libano è visto come un tentativo di imporre condizioni, mentre i termini vaghi dell'accordo sollevano interrogativi sulla sua applicabilità.
L'Iran dichiara che qualsiasi azione militare israeliana o la prosecuzione dell'occupazione del territorio libanese costituisce una chiara violazione del memorandum. Gli Stati Uniti sono ritenuti direttamente responsabili di costringere Israele a fermare la sua aggressione, inquadrando il cessate il fuoco come inseparabile dalla pace più ampia.
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