
Iran e Stati Uniti: intesa per il cessate il fuoco, Hormuz riapre e si avvia il dialogo sul nucleare
L’intesa preliminare, mediata da Pakistan e attori regionali, prevede la fine immediata delle ostilità su tutti i fronti, la revoca del blocco navale e un percorso negoziale di sessanta giorni per affrontare nucleare e sanzioni.
Lunedì notte, il primo ministro pachistano Shahbaz Sharif e il presidente Donald Trump hanno annunciato il raggiungimento di un memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, finalizzato domenica e che sarà firmato venerdì in Svizzera. L’accordo sancisce un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, compreso il Libano, e dispone la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco americano sui porti iraniani. Dopo centotto giorni di escalation militare che ha coinvolto Israele, Hezbollah e le rotte petrolifere del Golfo, la diplomazia ha prodotto una svolta attesa con sollievo dalle cancellerie di mezzo mondo.
Il testo, che Teheran si impegna a pubblicare dopo la firma, è il frutto di un’intensa mediazione regionale: Pakistan, Qatar, Egitto, Arabia Saudita e Turchia hanno accompagnato il negoziato, guadagnandosi l’apprezzamento del Segretario generale dell’ONU Guterres. Per l’Europa e l’Italia, la riapertura di Hormuz e la fine del blocco navale rappresentano un immediato beneficio: il transito delle petroliere torna sicuro, allentando la pressione sui prezzi energetici che nei mesi scorsi aveva alimentato timori di una nuova crisi inflattiva. Bruxelles segue con attenzione, consapevole che la stabilità del Golfo è un pilastro della sicurezza energetica continentale.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, incontrando i diplomatici a Teheran, ha precisato che la fine della guerra non sarà completa senza il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati durante il conflitto, e ha inquadrato l’intesa come un accordo tra Stati Uniti e Israele da un lato, Iran e Hezbollah dall’altro. Ciò rivela la complessità di un’architettura che prova a congelare simultaneamente il fronte libanese e quello marittimo. La fase successiva, della durata di sessanta giorni, affronterà i nodi più spinosi: il programma nucleare iraniano e le sanzioni americane, questioni che in passato hanno fatto naufragare ogni tentativo di distensione.
Le reazioni arabe e internazionali sono state di ampio sostegno. Riad ha parlato di un passo verso un accordo permanente, mentre l’ONU ha invitato le parti a investire lo slancio diplomatico per una pace duratura. Resta da vedere se il calendario serrato e la fiducia reciproca basteranno a trasformare un memorandum in un’intesa definitiva. Per l’Italia, che importa una quota rilevante di greggio via Hormuz e ha forti interessi nella stabilizzazione del Mediterraneo allargato, il cessate il fuoco è una boccata d’ossigeno, ma la vera partita si giocherà nei prossimi due mesi, quando il negoziato entrerà nel vivo del dossier nucleare.
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L'intesa tra Iran e Stati Uniti viene presentata come un successo diplomatico di Teheran. Il ministro degli Esteri Araghchi ha annunciato che il memorandum, finalizzato domenica, sarà firmato venerdì in Svizzera, dando il via a nuovi negoziati per un accordo definitivo. La fine della guerra in Libano è parte integrante dell'intesa, accolta con favore dalla comunità internazionale.
Il memorandum tra Stati Uniti e Iran è accolto come un passo decisivo verso la pace, ma con la precisazione che la fine completa della guerra richiede il ritiro israeliano dai territori occupati. Le Nazioni Unite e altri attori internazionali hanno elogiato l'intesa, che prevede un cessate il fuoco permanente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che l'accordo coinvolge da un lato USA e Israele, dall'altro Iran e Hezbollah, bilanciando speranza e condizioni.
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