
Dubai, influencer britannica accusata di omicidio: rischia la fucilazione. La madre: «Era terrorizzata»
Brooke George, 23 anni, è in carcere con l'accusa di omicidio premeditato; sostiene di aver agito per legittima difesa dopo violenze subite.
Una cittadina britannica di 23 anni, Brooke George, è stata arrestata all'aeroporto di Dubai nelle prime ore del 22 giugno e accusata di omicidio premeditato. Secondo l'organizzazione Detained in Dubai, che assiste stranieri in difficoltà negli Emirati Arabi Uniti, la giovane rischia la pena di morte tramite fucilazione. Attualmente è detenuta nel carcere di Bur Dubai, lo stesso dove nel 2011 morì in custodia il turista britannico Lee Bradley Brown.
La vicenda ruota attorno alla morte di un uomo britannico di 26 anni, conosciuto su Facebook, con cui la George aveva intrecciato una relazione a distanza. Durante il secondo soggiorno a Dubai, il comportamento dell'uomo sarebbe diventato – secondo il racconto della ragazza e dei familiari – sempre più controllante e violento. La famiglia riferisce che l'uomo le aveva prenotato un biglietto di sola andata, le aveva sottratto il passaporto e l'aveva aggredita in auto e in appartamento. La giovane sostiene di aver afferrato un coltello da cucina per difendersi, temendo per la propria vita. La madre, Thereza George, ha descritto la figlia come «completamente terrorizzata», con un occhio tumefatto.
L'organizzazione londinese denuncia che la detenuta sarebbe stata costretta a spogliarsi davanti ad agenti maschi, senza assistenza consolare né legale durante i primi interrogatori. Il Foreign Office britannico ha confermato di essere in contatto con la donna e con la famiglia, mentre le autorità emiratine non hanno ancora commentato ufficialmente le accuse sulle condizioni di detenzione. Il caso solleva interrogativi, in ambito giuridico europeo, sul riconoscimento della legittima difesa e sulla protezione delle vittime di violenza domestica negli Emirati.
L'episodio si inserisce in un quadro regionale di crescente attenzione giudiziaria verso i comportamenti online. Negli stessi giorni, un tribunale di Ras Al Khaimah ha condannato a tre mesi di carcere un utente TikTok per un gesto di sgozzamento in diretta, ritenuto una minaccia di morte. In Marocco, un'influencer franco-algerina è stata condannata a un anno di reclusione per un video in cui criticava la guida dei marocchini e accusava la polizia di corruzione, suscitando una petizione per l'intervento consolare francese.
L'inchiesta su Brooke George è in corso e non è stata ancora fissata alcuna udienza. L'organizzazione Detained in Dubai chiede che venga trattata come vittima di violenza domestica e che le indagini tengano conto delle lesioni documentate. I canali diplomatici restano aperti, mentre la famiglia attende sviluppi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una giovane influencer britannica rischia la pena di morte a Dubai dopo aver ucciso un uomo che, secondo la sua versione, l'aveva aggredita. L'episodio viene presentato come un drammatico esempio dei pericoli che i visitatori occidentali corrono nei sistemi giudiziari del Golfo, dove la legittima difesa può non essere riconosciuta. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano il caso, sottolineando la vulnerabilità degli stranieri di fronte a leggi severe e pene capitali.
Una turista britannica rischia la fucilazione a Dubai dopo aver accoltellato un uomo che sostiene l'abbia aggredita. La vicenda viene riportata con un certo distacco, sottolineando come la versione della legittima difesa debba ancora essere verificata dalle autorità locali. Il caso è trattato come un esempio dei rischi che si corrono quando si instaurano relazioni online con sconosciuti all'estero.
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