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Economiasabato 13 giugno 2026

Il Sud globale tesse nuove reti economiche: da Jakarta a Rabat, il multilateralismo dei mercati emergenti

In pochi giorni, incontri bilaterali tra Indonesia e Sudafrica, Marocco e Argentina, Algeria e Somalia ridisegnano le rotte della cooperazione in un mondo frammentato.

Un’inedita geografia della cooperazione economica sta prendendo forma lontano dai tradizionali assi atlantici. Nel giro di quarantott’ore, tra l’11 e il 12 giugno 2026, tre distinti tavoli bilaterali hanno riunito paesi del Sud globale in Africa, Asia e America Latina, segnalando una volontà comune di rafforzare legami commerciali e diplomatici proprio mentre le economie avanzate sono alle prese con turbolenze inflazionistiche e tensioni geopolitiche. L’incontro più corposo si è tenuto a Cape Town, dove il consolato indonesiano e l’Italian Trade Promotion Center di Johannesburg hanno orchestrato una sessione di networking imprenditoriale tra Indonesia e Sudafrica. Erano presenti fondi d’investimento come Arushvest Capital, l’agenzia di promozione regionale Wesgro, rappresentanti del ministero degli Esteri di Giacarta e l’istituto Iterati, specializzato in ingegneria e tecnologia: un dispiegamento di attori pubblici e privati che punta a trasformare le complementarità tra la maggiore economia del Sud-est asiatico e la potenza industriale africana in progetti concreti, dall’energia alla manifattura avanzata.

Quasi in contemporanea, a Buenos Aires, Marocco e Argentina hanno ridato slancio a un’intesa che affonda le radici nell’accordo di cooperazione commerciale, economica e tecnica firmato nel 1978. Guidate rispettivamente dal direttore generale degli affari politici marocchino, ambasciatore Fouad Yazourh, e dal sottosegretario argentino alle negoziazioni economiche internazionali Roberto Salafia, le delegazioni hanno chiuso l’ottava sessione della Commissione mista e la sesta tornata di consultazioni politiche. Rabat, che da anni investe in una proiezione africana e atlantica, guarda all’Argentina come a una porta verso il Mercosur e i mercati sudamericani, in particolare per i fosfati e i prodotti agroalimentari trasformati. L’incontro ha messo sul tavolo anche la cooperazione tecnica in ambito agricolo e della gestione idrica, settori in cui il know-how marocchino è riconosciuto a livello continentale.

Sullo sfondo, ma non meno significativo, l’incontro ad Algeri tra il direttore dell’Agenzia algerina per la promozione degli investimenti, Omar Rekash, e l’ambasciatore in Somalia, Mohamed Alim. Il colloquio ha segnato un passo verso quella che Algeri definisce “diplomazia degli investimenti”: un tentativo di usare la rete diplomatica per incanalare informazioni e opportunità verso gli operatori economici, in un’ottica di penetrazione commerciale nel Corno d’Africa. L’Algeria, tradizionalmente concentrata sul Mediterraneo e sui partner europei, sta moltiplicando le iniziative verso l’Africa subsahariana, anche per diversificare un’economia ancora troppo dipendente dagli idrocarburi.

Questi movimenti simultanei non sono casuali. Analisti economici a Bruxelles li leggono come il riflesso di un riposizionamento strategico dei paesi emergenti, che cercano di costruire architetture commerciali alternative in un momento in cui le catene globali del valore sono sottoposte a shock ricorrenti e le istituzioni multilaterali classiche faticano a produrre sintesi. Per l’Italia e l’Europa, il fenomeno ha una doppia valenza: da un lato, rappresenta una potenziale concorrenza in aree – come l’Africa – dove le imprese europee hanno storicamente goduto di rendite di posizione; dall’altro, apre spazi di intermediazione finanziaria, tecnologica e logistica che un paese come l’Italia, con la sua vocazione manifatturiera e portuale, potrebbe cogliere se saprà inserirsi in queste nuove triangolazioni. Il rischio, avvertono da Parigi e Berlino, è che un Sud globale più coeso finisca per dettare standard e regole d’ingaggio propri, riducendo l’influenza normativa dell’Unione. La partita, dunque, è appena cominciata.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa sud-est asiaticaStampa atlantica / anglosfera
Stampa sud-est asiatica
pragmatismodistacco

Indonesia e Sudafrica rafforzano la cooperazione economica con un incontro d'affari a Città del Capo, puntando a cogliere opportunità in un contesto globale incerto. Rappresentanti di agenzie commerciali e comunità imprenditoriali hanno discusso modalità per approfondire il partenariato.

Stampa atlantica / anglosfera/ economica
scetticismoallarme

In un clima di crescente instabilità economica globale, Indonesia e Sudafrica esplorano legami commerciali più stretti, ma gli scettici dubitano che tali incontri possano tradursi in accordi concreti. La mossa è vista come parte di una più ampia corsa a nuovi mercati mentre gli schemi commerciali tradizionali si modificano.

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sabato 13 giugno 2026

Il Sud globale tesse nuove reti economiche: da Jakarta a Rabat, il multilateralismo dei mercati emergenti

In pochi giorni, incontri bilaterali tra Indonesia e Sudafrica, Marocco e Argentina, Algeria e Somalia ridisegnano le rotte della cooperazione in un mondo frammentato.

Un’inedita geografia della cooperazione economica sta prendendo forma lontano dai tradizionali assi atlantici. Nel giro di quarantott’ore, tra l’11 e il 12 giugno 2026, tre distinti tavoli bilaterali hanno riunito paesi del Sud globale in Africa, Asia e America Latina, segnalando una volontà comune di rafforzare legami commerciali e diplomatici proprio mentre le economie avanzate sono alle prese con turbolenze inflazionistiche e tensioni geopolitiche. L’incontro più corposo si è tenuto a Cape Town, dove il consolato indonesiano e l’Italian Trade Promotion Center di Johannesburg hanno orchestrato una sessione di networking imprenditoriale tra Indonesia e Sudafrica. Erano presenti fondi d’investimento come Arushvest Capital, l’agenzia di promozione regionale Wesgro, rappresentanti del ministero degli Esteri di Giacarta e l’istituto Iterati, specializzato in ingegneria e tecnologia: un dispiegamento di attori pubblici e privati che punta a trasformare le complementarità tra la maggiore economia del Sud-est asiatico e la potenza industriale africana in progetti concreti, dall’energia alla manifattura avanzata.

Quasi in contemporanea, a Buenos Aires, Marocco e Argentina hanno ridato slancio a un’intesa che affonda le radici nell’accordo di cooperazione commerciale, economica e tecnica firmato nel 1978. Guidate rispettivamente dal direttore generale degli affari politici marocchino, ambasciatore Fouad Yazourh, e dal sottosegretario argentino alle negoziazioni economiche internazionali Roberto Salafia, le delegazioni hanno chiuso l’ottava sessione della Commissione mista e la sesta tornata di consultazioni politiche. Rabat, che da anni investe in una proiezione africana e atlantica, guarda all’Argentina come a una porta verso il Mercosur e i mercati sudamericani, in particolare per i fosfati e i prodotti agroalimentari trasformati. L’incontro ha messo sul tavolo anche la cooperazione tecnica in ambito agricolo e della gestione idrica, settori in cui il know-how marocchino è riconosciuto a livello continentale.

Sullo sfondo, ma non meno significativo, l’incontro ad Algeri tra il direttore dell’Agenzia algerina per la promozione degli investimenti, Omar Rekash, e l’ambasciatore in Somalia, Mohamed Alim. Il colloquio ha segnato un passo verso quella che Algeri definisce “diplomazia degli investimenti”: un tentativo di usare la rete diplomatica per incanalare informazioni e opportunità verso gli operatori economici, in un’ottica di penetrazione commerciale nel Corno d’Africa. L’Algeria, tradizionalmente concentrata sul Mediterraneo e sui partner europei, sta moltiplicando le iniziative verso l’Africa subsahariana, anche per diversificare un’economia ancora troppo dipendente dagli idrocarburi.

Questi movimenti simultanei non sono casuali. Analisti economici a Bruxelles li leggono come il riflesso di un riposizionamento strategico dei paesi emergenti, che cercano di costruire architetture commerciali alternative in un momento in cui le catene globali del valore sono sottoposte a shock ricorrenti e le istituzioni multilaterali classiche faticano a produrre sintesi. Per l’Italia e l’Europa, il fenomeno ha una doppia valenza: da un lato, rappresenta una potenziale concorrenza in aree – come l’Africa – dove le imprese europee hanno storicamente goduto di rendite di posizione; dall’altro, apre spazi di intermediazione finanziaria, tecnologica e logistica che un paese come l’Italia, con la sua vocazione manifatturiera e portuale, potrebbe cogliere se saprà inserirsi in queste nuove triangolazioni. Il rischio, avvertono da Parigi e Berlino, è che un Sud globale più coeso finisca per dettare standard e regole d’ingaggio propri, riducendo l’influenza normativa dell’Unione. La partita, dunque, è appena cominciata.

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Stampa sud-est asiatica
pragmatismodistacco

Indonesia e Sudafrica rafforzano la cooperazione economica con un incontro d'affari a Città del Capo, puntando a cogliere opportunità in un contesto globale incerto. Rappresentanti di agenzie commerciali e comunità imprenditoriali hanno discusso modalità per approfondire il partenariato.

Stampa atlantica / anglosfera/ economica
scetticismoallarme

In un clima di crescente instabilità economica globale, Indonesia e Sudafrica esplorano legami commerciali più stretti, ma gli scettici dubitano che tali incontri possano tradursi in accordi concreti. La mossa è vista come parte di una più ampia corsa a nuovi mercati mentre gli schemi commerciali tradizionali si modificano.

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