
Il salto nel vuoto di una diciottenne e la geografia globale dell’ansia da esame
Dai grattacieli di Faridabad alle aule virtuali del Messico, i riti di passaggio dell’istruzione superiore disegnano una mappa di sogni, pressioni e fragilità che unisce continenti lontani.
Giovedì scorso, a mezzogiorno, una ragazza di diciotto anni ha lasciato il suo appartamento al sedicesimo piano di un residence di Faridabad, ha preso l’ascensore fino all’ultimo piano e si è lanciata nel vuoto. Era sola in casa: la madre si trovava a Vijayawada, il padre dirigente d’azienda era al lavoro. Poche ore prima, la studentessa aveva confrontato le risposte del suo esame di ammissione a medicina con la chiave di correzione pubblicata online, calcolando un punteggio attorno ai 600 su 720 — molto al di sotto delle sue aspettative. La polizia ha aperto un’inchiesta, ma i familiari hanno raccontato di una delusione che negli ultimi giorni l’aveva resa irriconoscibile.
Quella stessa settimana, l’India intera attendeva i risultati del NEET-UG 2026, il test nazionale per l’accesso alle facoltà di medicina, odontoiatria e scienze della salute. L’esame, già segnato da un annullamento per una presunta fuga di domande, era stato ripetuto il 21 giugno con una prova giudicata più difficile. I numeri raccontano una competizione feroce: quasi un milione e quattrocentomila candidati qualificati su oltre due milioni di aspiranti, con l’Uttar Pradesh in testa per partecipanti e promossi. In Tamil Nadu, dodici studenti hanno superato i 690 punti, mentre in Karnataka le due migliori candidate hanno visto scendere i propri punteggi rispetto alla prima sessione: una di loro, che in origine aveva totalizzato il massimo assoluto, ha perso venticinque punti. Secondo gli osservatori del settore educativo indiano, l’innalzamento delle soglie di sbarramento — cresciute di circa trenta punti rispetto all’anno precedente — riflette un miglioramento diffuso delle performance, ma anche un’ansia moltiplicata dalla ripetizione straordinaria dell’esame.
A Dubai, intanto, un diciottenne che studiava in una scuola privata indiana ha ottenuto il punteggio più alto tra i candidati apparsi fuori dall’India. Sankalp Sandeep Naik ha raccontato di aver pensato di abbandonare tutto quando l’esame era stato rinviato, e di aver ritrovato la motivazione solo grazie alla madre, al padre e a un fratello che ogni notte gli cedeva la camera da letto. «La gente vede solo il punteggio — ha detto — non vede i sacrifici». La sua storia, come quella della ragazza di Faridabad, mostra il lato intimo di un sistema che macina numeri e percentuali, ma che per i ragazzi si traduce in compleanni passati a studiare, tornei di cricket abbandonati, sonni rubati.
Oltreoceano, il Brasile chiudeva le iscrizioni al Fies, il fondo di finanziamento studentesco che per il secondo semestre del 2026 mette a disposizione oltre quarantaquattromila posti, con la metà riservata a studenti a bassissimo reddito. A Città del Messico, l’Università Nazionale Autonoma pubblicava i risultati del concorso di ammissione: su quasi centocinquantanovemila candidati, solo ventiduemila hanno ottenuto un posto, mentre un due per cento ha visto la propria prova annullata da un sistema di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale. L’ateneo ha aperto un canale di revisione per chi contesta l’esito, ma ha anche presentato denunce per frode e sostituzione di persona, in un intreccio di speranze e sospetti che accomuna le periferie del mondo.
In questo mosaico di date, scadenze e graduatorie, la vicenda di Faridabad resta come un’immagine sospesa: una ragazza che esce di casa, preme un pulsante e sale verso l’alto, mentre altrove altri ragazzi aspettano una mail, ricontrollano un punteggio, o semplicemente si addormentano sul divano del soggiorno per lasciare al fratello la stanza in cui studiare.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
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L'India denuncia il costo umano degli esami mentre celebra i suoi campioni.
Si accostano storie opposte – successo e morte – per creare un'ambivalenza che legittima sia l'orgoglio nazionale che la critica al sistema.
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Brasile e Messico riducono l'accesso all'università a una procedura amministrativa.
Si enfatizzano scadenze e requisiti, trasformando un potenziale evento stressante in una routine gestibile.
Si omette il suicidio della studentessa indiana e ogni riferimento all'ansia globale, concentrandosi solo sugli aspetti pratici.
Gli Emirati Arabi Uniti dimostrano che con il sostegno familiare si può trasformare un rinvio in un trionfo.
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Non si menziona il suicidio della studentessa indiana né le critiche al sistema degli esami, concentrandosi solo sul risultato positivo.
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