
Il Regno Unito vara il divieto di terapie di conversione, tra modelli giuridici contrapposti
Mentre Londra introduce il reato, la Corte Suprema messicana rafforza la tutela della dignità e quella statunitense privilegia la libertà di espressione.
Il governo britannico ha presentato un disegno di legge che introduce il reato di pratiche di conversione per orientamento sessuale e identità di genere, punibile con pene fino a cinque anni di carcere e multe illimitate. La proposta, che riguarda Inghilterra e Galles, colma un vuoto normativo denunciato da anni dalle associazioni LGBT+ e segue un impegno del Partito Laburista inserito nel manifesto elettorale del 2024.
La scelta di Londra si inserisce in un quadro internazionale frammentato. In Messico, la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali le norme che escludevano la responsabilità penale per genitori o adulti consenzienti che sottoponessero minori a terapie di conversione, affermando che né la patria potestà né il consenso possono giustificare interventi volti a modificare l’identità di una persona. Di segno opposto la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Chiles v. Salazar, che ha ritenuto che il divieto di alcune terapie di conversione potesse limitare la libertà di espressione dei professionisti della salute mentale, lasciando ampio margine ai singoli Stati per regolamentare o permettere queste pratiche. L’Unione Europea, dal canto suo, ha dichiarato a maggio di non avere competenza per un divieto continentale e si limiterà a raccomandare agli Stati membri di proibirle.
Il progetto britannico definisce le pratiche di conversione come condotte abusive che mirano a cambiare l’orientamento sessuale o l’identità transgender causando un danno grave. Restano escluse le conversazioni esplorative e le cure mediche legittime, per non ostacolare il dialogo terapeutico. La comunità scientifica internazionale considera l’orientamento sessuale e l’identità di genere come parte della diversità umana, e le terapie di conversione come potenzialmente dannose, associate a depressione, ansia e pensieri suicidi. Secondo dati diffusi da organizzazioni come Galop, nel Regno Unito il 76% dei casi segnalati è stato perpetrato da familiari, spesso con abusi, minacce e matrimoni forzati. Testimonianze come quella di Matthew Hyndman, ex missionario evangelico a cui fu chiesto di pentirsi pubblicamente o abbandonare la comunità, illustrano la pressione psicologica esercitata in ambienti religiosi. In Kenya, un approccio diverso si concretizza nella clinica integrata per sopravvissuti alla violenza di genere aperta a Nandi Hills, che offre cure mediche, supporto psicologico e alloggio temporaneo, segnalando come la risposta al trauma possa passare anche attraverso servizi di prossimità piuttosto che solo attraverso lo strumento penale.
La proposta di legge britannica dovrà ora affrontare l’iter parlamentare, mentre Scozia e Irlanda del Nord, che hanno competenza autonoma in materia, decideranno se adottare misure analoghe. In Messico, la decisione della Corte Suprema ha effetto immediato e vincolante. Negli Stati Uniti, il quadro resta affidato alla discrezionalità dei singoli Stati, con un acceso dibattito tra tutela della libertà di parola e protezione delle minoranze. L’Unione Europea continuerà a monitorare la situazione, ma senza poteri legislativi diretti. La mappa globale delle tutele contro le terapie di conversione rimane disomogenea, riflettendo visioni divergenti sul confine tra autonomia individuale, libertà professionale e obbligo di protezione da parte dello Stato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il governo britannico ha finalmente presentato un disegno di legge per vietare le terapie di conversione, pratiche abusive che causano violenze e traumi alle persone LGBT+. I colpevoli rischiano fino a cinque anni di carcere, un segnale netto che l'orientamento sessuale non è una malattia da curare. L'iniziativa, attesa da otto anni, viene celebrata come una svolta storica per la tutela della comunità.
Il disegno di legge britannico contro le terapie di conversione viene inquadrato come una risposta necessaria al persistere di pratiche che pretendono falsamente di modificare l'orientamento sessuale o l'identità di genere. La normativa, che prevede pene detentive, è considerata un passo concreto per garantire dignità e libertà alle persone LGBT+. L'annuncio cade nel mese del Pride, collegando la misura a decenni di lotta contro discriminazione e violenza.
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