
Il nuovo disordine demografico: fertilità in calo da Marocco ad Argentina, ma il Golfo resta giovane
Dall’invecchiamento argentino ai contrasti tra Algeria e Marocco, passando per la risorsa giovane del GCC, le transizioni demografiche ridisegnano economie e alleanze nel Mediterraneo e oltre.
Il panorama demografico globale si sta rapidamente frammentando. Nel Maghreb, secondo uno studio francese, l’Algeria mantiene un tasso di fertilità di 2,4 figli per donna, ancora sopra il livello di sostituzione, mentre il Marocco è sceso sotto quota 1,97. Questo divario, che già oggi regala ad Algeri un vantaggio di circa dieci milioni di abitanti, è destinato ad ampliarsi, con ripercussioni sulle rispettive capacità produttive e sulla tenuta sociale. Il declino marocchino è attribuito al rinvio dei matrimoni e alle pressioni economiche, in uno scenario che accomuna molte economie emergenti.
Dall’altra parte del globo, l’Argentina mostra un invecchiamento accelerato. A Mendoza, la proporzione di over 65 è cresciuta tra il 2001 e il 2022, mentre le nascite calano. Gli esperti locali parlano di un «cambiamento fenomenale» inevitabile, che impone un adattamento del welfare. Di segno opposto, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) presenta, secondo i dati del proprio centro statistico, una struttura ancora giovane: 23,5 milioni di residenti tra i 15 e i 34 anni, pari al 38,2% della popolazione nel 2024. La percentuale è in lieve flessione rispetto al 2010, ma resta un pilastro per le strategie di sviluppo della regione.
Queste traiettorie divergenti ridisegnano gli equilibri mediterranei con effetti diretti sull’Europa. Per l’Italia, che invecchia rapidamente, un Marocco demograficamente debole potrebbe ridurre la pressione migratoria, ma anche la domanda di beni e servizi. L’Algeria, più giovane, è esposta al rischio di un’offerta di lavoro che supera la capacità di assorbimento interna, alimentando potenziali flussi in uscita. Il Golfo, ricco di capitale umano da valorizzare, punta a diversificare e a stringere partnership tecnologiche con l’Occidente. Secondo gli analisti di Bruxelles, il fattore età diventerà determinante nel definire alleanze e cooperazione nel Mediterraneo allargato.
In definitiva, il pianeta viaggia a velocità demografiche diverse. L’adattamento è la parola chiave, come ricordano gli esperti argentini: non si può fermare l’invecchiamento, ma si possono costruire politiche per gestirlo. Le società che sapranno trasformare la propria struttura per età in un’opportunità – investendo sui giovani dove abbondano o sull’invecchiamento attivo dove prevalgono gli anziani – avranno un vantaggio competitivo. La sfida è planetaria, ma nel Mediterraneo, crocevia di popoli e interessi, assume una rilevanza immediata per la stabilità futura.
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Il Maghreb sta vivendo una trasformazione demografica, ma l'Algeria emerge in una posizione di forza rispetto a Marocco e Tunisia, con un tasso di fertilità più alto. La tendenza al ritardo del matrimonio tra i giovani viene vista come un fattore chiave, e lo studio francese citato sottolinea il vantaggio algerino nel mantenere una popolazione più giovane.
Mentre il Nord Africa assiste a un calo della fertilità, i paesi del Golfo continuano a vantare una popolazione giovanile numerosa, che rappresenta oltre un terzo del totale. Questo contrasto demografico potrebbe rafforzare la posizione economica del Golfo rispetto ai vicini maghrebini, anche se le dinamiche migratorie potrebbero colmare il divario.
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