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Condannato in Svezia l’uomo che offriva la moglie a 120 sconosciuti: «Sfruttata senza pietà»

Quattro anni e cinque mesi di carcere per l’ex Hells Angels che per tre anni ha costretto la compagna a rapporti a pagamento, in un caso che riecheggia il processo Pelicot in Francia.

La sentenza emessa dal tribunale distrettuale di Härnösand, sulla costa orientale svedese, segna l’epilogo giudiziario di una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica ben oltre i confini scandinavi. Un uomo di 61 anni, ex membro del gruppo motociclistico Hells Angels, è stato condannato a quattro anni e cinque mesi di reclusione per aver costretto la moglie a prostituirsi con oltre centoventi uomini nell’arco di tre anni. I capi d’imputazione comprendono sfruttamento aggravato della prostituzione, tentato stupro, maltrattamenti, minacce e un reato minore legato agli stupefacenti. Il verdetto impone anche un risarcimento di 200.000 corone svedesi (circa 18.370 euro) alla vittima, che ha denunciato i fatti nell’ottobre scorso dando avvio alle indagini. Come sottolineato dalla stampa internazionale, il caso presenta analogie inquietanti con quello di Dominique Pelicot in Francia, dove per quasi un decennio la moglie Gisèle veniva drogata e offerta a decine di sconosciuti; qui, tuttavia, la coercizione si basava su un regime di terrore psicologico e sorveglianza continua, senza l’uso di sostanze.

Secondo la ricostruzione emersa in aula e rilanciata dai media europei, l’uomo controllava ogni aspetto della vita della compagna attraverso telecamere di sicurezza installate in casa e minacce costanti di violenza. La donna viveva in uno stato di paura profonda: il marito le aveva fatto credere che, se avesse opposto resistenza, «il mostro si sarebbe scatenato». L’accusa ha identificato circa 120 acquirenti, ma il numero reale potrebbe essere più alto, considerata la durata triennale dello sfruttamento. Il tribunale ha qualificato il reato come «aggravato» proprio perché la vittima è stata «sfruttata senza pietà», riconoscendo nell’imputato non solo il promotore dell’attività ma anche l’amministratore dell’intera operazione illecita. Parallelamente, 28 uomini sono stati condannati per aver acquistato prestazioni sessuali, un segnale importante in un paese, la Svezia, che dal 1999 ha adottato il cosiddetto modello nordico: punire il cliente, non la persona prostituita.

L’eco del caso ha valicato l’Atlantico. I media latinoamericani, in particolare quelli argentini e colombiani, hanno insistito sul parallelo con il processo Pelicot, elevando la vicenda svedese a simbolo di una violenza di genere sistemica che le aule di tribunale faticano ancora a inquadrare con pene adeguate. In Europa, invece, l’attenzione si è concentrata sugli strumenti di prevenzione e sulla necessità di rafforzare le reti di protezione per le vittime di tratta domestica – un fenomeno spesso invisibile perché consumato tra le mura di casa. Gli analisti di Bruxelles osservano che la direttiva europea anti-tratta, in fase di revisione, potrebbe trarre impulso da casi come questo per introdurre aggravanti specifiche legate all’uso di tecnologie di sorveglianza e alla violenza psicologica continuata.

Al di là della cronaca, la sentenza di Härnösand solleva interrogativi sulla proporzionalità della pena: quattro anni e mezzo appaiono pochi se confrontati con i vent’anni inflitti a Pelicot, sebbene i due reati differiscano per modalità e durata. La procura svedese ha già annunciato che valuterà un eventuale ricorso, mentre il dibattito pubblico si allarga alla responsabilità dei 120 acquirenti, in gran parte rimasti anonimi o non perseguiti. In Italia, dove il codice penale punisce lo sfruttamento della prostituzione ma non criminalizza il cliente se non in caso di prostituzione minorile o tratta, la vicenda riaccende la discussione sull’adozione del modello nordico, già sperimentato con successo in Francia dal 2016. Il caso svedese, insomma, non è solo la cronaca di un orrore privato: è uno specchio che obbliga l’Europa a guardare più a fondo nelle dinamiche di dominio e sfruttamento che si annidano nella normalità domestica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa cineseStampa latinoamericana
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indignazionepragmatismo

Un uomo svedese è stato condannato a quattro anni e mezzo per aver sfruttato senza pietà la moglie, costringendola a prostituirsi con oltre cento uomini. Il tribunale ha dettagliato le accuse di sfruttamento aggravato, minacce e violenza, sottolineando come l'uomo abbia avviato e gestito l'intera operazione. Il resoconto evidenzia la natura calcolata del crimine e la profonda paura della vittima.

Stampa latinoamericana/ mercato
indignazionevittimismoallarme

Un tribunale svedese ha condannato un ex membro degli Hells Angels per aver sfruttato sessualmente la moglie per tre anni, costringendola a rapporti a pagamento con decine di uomini. Il caso viene subito paragonato all'affare francese Pelicot, inquadrandolo come un altro scioccante esempio di violenza maschile sistemica e sfruttamento coniugale. La narrazione amplifica la sofferenza della vittima e il controllo crudele del marito, dipingendo la sentenza come una misura di giustizia per una donna profondamente traumatizzata.

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martedì 16 giugno 2026

Condannato in Svezia l’uomo che offriva la moglie a 120 sconosciuti: «Sfruttata senza pietà»

Quattro anni e cinque mesi di carcere per l’ex Hells Angels che per tre anni ha costretto la compagna a rapporti a pagamento, in un caso che riecheggia il processo Pelicot in Francia.

La sentenza emessa dal tribunale distrettuale di Härnösand, sulla costa orientale svedese, segna l’epilogo giudiziario di una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica ben oltre i confini scandinavi. Un uomo di 61 anni, ex membro del gruppo motociclistico Hells Angels, è stato condannato a quattro anni e cinque mesi di reclusione per aver costretto la moglie a prostituirsi con oltre centoventi uomini nell’arco di tre anni. I capi d’imputazione comprendono sfruttamento aggravato della prostituzione, tentato stupro, maltrattamenti, minacce e un reato minore legato agli stupefacenti. Il verdetto impone anche un risarcimento di 200.000 corone svedesi (circa 18.370 euro) alla vittima, che ha denunciato i fatti nell’ottobre scorso dando avvio alle indagini. Come sottolineato dalla stampa internazionale, il caso presenta analogie inquietanti con quello di Dominique Pelicot in Francia, dove per quasi un decennio la moglie Gisèle veniva drogata e offerta a decine di sconosciuti; qui, tuttavia, la coercizione si basava su un regime di terrore psicologico e sorveglianza continua, senza l’uso di sostanze.

Secondo la ricostruzione emersa in aula e rilanciata dai media europei, l’uomo controllava ogni aspetto della vita della compagna attraverso telecamere di sicurezza installate in casa e minacce costanti di violenza. La donna viveva in uno stato di paura profonda: il marito le aveva fatto credere che, se avesse opposto resistenza, «il mostro si sarebbe scatenato». L’accusa ha identificato circa 120 acquirenti, ma il numero reale potrebbe essere più alto, considerata la durata triennale dello sfruttamento. Il tribunale ha qualificato il reato come «aggravato» proprio perché la vittima è stata «sfruttata senza pietà», riconoscendo nell’imputato non solo il promotore dell’attività ma anche l’amministratore dell’intera operazione illecita. Parallelamente, 28 uomini sono stati condannati per aver acquistato prestazioni sessuali, un segnale importante in un paese, la Svezia, che dal 1999 ha adottato il cosiddetto modello nordico: punire il cliente, non la persona prostituita.

L’eco del caso ha valicato l’Atlantico. I media latinoamericani, in particolare quelli argentini e colombiani, hanno insistito sul parallelo con il processo Pelicot, elevando la vicenda svedese a simbolo di una violenza di genere sistemica che le aule di tribunale faticano ancora a inquadrare con pene adeguate. In Europa, invece, l’attenzione si è concentrata sugli strumenti di prevenzione e sulla necessità di rafforzare le reti di protezione per le vittime di tratta domestica – un fenomeno spesso invisibile perché consumato tra le mura di casa. Gli analisti di Bruxelles osservano che la direttiva europea anti-tratta, in fase di revisione, potrebbe trarre impulso da casi come questo per introdurre aggravanti specifiche legate all’uso di tecnologie di sorveglianza e alla violenza psicologica continuata.

Al di là della cronaca, la sentenza di Härnösand solleva interrogativi sulla proporzionalità della pena: quattro anni e mezzo appaiono pochi se confrontati con i vent’anni inflitti a Pelicot, sebbene i due reati differiscano per modalità e durata. La procura svedese ha già annunciato che valuterà un eventuale ricorso, mentre il dibattito pubblico si allarga alla responsabilità dei 120 acquirenti, in gran parte rimasti anonimi o non perseguiti. In Italia, dove il codice penale punisce lo sfruttamento della prostituzione ma non criminalizza il cliente se non in caso di prostituzione minorile o tratta, la vicenda riaccende la discussione sull’adozione del modello nordico, già sperimentato con successo in Francia dal 2016. Il caso svedese, insomma, non è solo la cronaca di un orrore privato: è uno specchio che obbliga l’Europa a guardare più a fondo nelle dinamiche di dominio e sfruttamento che si annidano nella normalità domestica.

Divergenza delle fonti

Diritto · 3 testate · 2 lingue

28%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale17%
Critico83%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa cineseStampa latinoamericana
Stampa cinese/ stato
indignazionepragmatismo

Un uomo svedese è stato condannato a quattro anni e mezzo per aver sfruttato senza pietà la moglie, costringendola a prostituirsi con oltre cento uomini. Il tribunale ha dettagliato le accuse di sfruttamento aggravato, minacce e violenza, sottolineando come l'uomo abbia avviato e gestito l'intera operazione. Il resoconto evidenzia la natura calcolata del crimine e la profonda paura della vittima.

Stampa latinoamericana/ mercato
indignazionevittimismoallarme

Un tribunale svedese ha condannato un ex membro degli Hells Angels per aver sfruttato sessualmente la moglie per tre anni, costringendola a rapporti a pagamento con decine di uomini. Il caso viene subito paragonato all'affare francese Pelicot, inquadrandolo come un altro scioccante esempio di violenza maschile sistemica e sfruttamento coniugale. La narrazione amplifica la sofferenza della vittima e il controllo crudele del marito, dipingendo la sentenza come una misura di giustizia per una donna profondamente traumatizzata.

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