
Il Medio Oriente e il Maghreb uniti nella lotta al narcotraffico: maxi sequestri e reti smantellate
Operazioni coordinate tra Siria e Iraq portano al sequestro di 800mila pasticche di Captagon, mentre Libano e Algeria colpiscono canali di approvvigionamento locale, segnalando una rinnovata pressione sulle rotte della droga verso l'Europa.
Una serie di operazioni simultanee, condotte dalle autorità siriane in stretto coordinamento con la Direzione generale irachena per gli stupefacenti, ha portato al più significativo smantellamento di una rete internazionale di narcotraffico degli ultimi mesi. Le incursioni, concentrate nelle province di Homs e Deir ez-Zor, hanno permesso di sequestrare 800mila pasticche di Captagon e 60 chilogrammi di hashish, intercettando un carico destinato ai mercati della penisola arabica e, secondo analisti mediorientali, con diramazioni verso l'Europa orientale. L'operazione conferma la persistente centralità della Siria come laboratorio e piattaforma logistica del Captagon, l'anfetamina che negli anni del conflitto ha finanziato milizie e signori della guerra, trasformando il Levante in un hub globale del narcotraffico.
Parallelamente, il Libano ha sventato un tentativo di infiltrazione di sostanze stupefacenti all'interno del carcere di Al-Qobba, a Tripoli. Due individui, tra cui il fratello di un detenuto, sono stati arrestati dalla Sezione Informazioni delle Forze di Sicurezza Interna mentre cercavano di introdurre dosi occultate nelle cinture dei pantaloni. L'episodio, apparentemente minore, rivela la capillarità del fenomeno: il consumo e lo spaccio penetrano anche le strutture detentive, alimentando economie criminali parallele e mettendo a dura prova i già fragili sistemi penitenziari della regione. Sul fronte maghrebino, le dogane algerine hanno inferto un duro colpo ai trafficanti nella zona di El-Aghouat, sequestrando quasi 19mila compresse di Pregabalin – un farmaco antiepilettico sempre più utilizzato come sostanza psicotropa – e oltre 19 chili di cannabis lavorata, arrestando tre persone e smantellando parte di una rete criminale organizzata.
Questi episodi, pur nella loro diversità geografica, disegnano una mappa coerente del narcotraffico che dall'Asia sud-occidentale si irradia verso l'Europa. Il Captagon siriano, in particolare, segue rotte consolidate che attraversano la Turchia e i Balcani, oppure il Mediterraneo orientale, per raggiungere i mercati dell'Unione Europea, dove l'Italia – con i suoi porti e la sua posizione geografica – rappresenta un crocevia sensibile. Le forze dell'ordine italiane hanno ripetutamente intercettato spedizioni di Captagon nascoste in container commerciali o in imbarcazioni provenienti dal Levante, segno che la pressione investigativa nel quadrante mediorientale produce effetti a catena anche sulle reti distributive europee.
La cooperazione tra Damasco e Baghdad, seppur dettata da interessi di sicurezza interna, assume un rilievo strategico per l'intera area mediterranea. Tuttavia, gli osservatori internazionali avvertono che il contrasto al narcotraffico richiede un approccio multilaterale più strutturato, capace di coinvolgere non solo i paesi di produzione e transito, ma anche le agenzie europee – Europol e Frontex in primo luogo – in uno scambio di intelligence in tempo reale. Le reti criminali, come dimostrano i sequestri algerini, diversificano le sostanze e adattano le rotte, sfruttando la porosità delle frontiere saheliane e la domanda crescente di psicofarmaci a basso costo. In questo scenario, la collaborazione regionale avviata tra Siria e Iraq rappresenta un modello promettente, ma insufficiente se non accompagnato da un rafforzamento dei controlli lungo le direttrici che conducono al cuore dell'Europa.
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Le forze di sicurezza in Siria, Libano e Algeria hanno inferto colpi significativi al traffico di droga. In Siria, un'operazione congiunta con l'Iraq ha smantellato una rete internazionale, sequestrando 800.000 pasticche di Captagon e 60 kg di hashish. Questi successi dimostrano un alto coordinamento e la determinazione a proteggere la società dalla piaga della droga.
Le autorità carcerarie israeliane hanno sventato un tentativo di introdurre droga nel carcere di Tsalmon, scoprendo una sostanza sospetta cucita all'interno di abiti portati da una visitatrice per il figlio detenuto. La donna è stata fermata e consegnata alla polizia, mentre il servizio penitenziario ha ribadito l'impegno a usare mezzi operativi, tecnologici e di intelligence per mantenere la sicurezza e l'ordine.
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