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Societàlunedì 15 giugno 2026

Il gesto razzista ai Mondiali 2026 costa il posto al capo degli ingegneri messicani

Il video virale di un’influencer coreana riprende Ulises Fernando Bernal Miramontes mentre si tira gli occhi a mandorla durante la partita Corea del Sud-Repubblica Ceca; rimosso dalla carica, il caso riaccende il dibattito globale sul razzismo negli stadi.

La destituzione-lampo di Ulises Fernando Bernal Miramontes, fino a venerdì presidente dell’associazione degli ingegneri e dei geometri di Jalisco, ha segnato un punto di non ritorno nella tolleranza verso il razzismo che accompagna i grandi eventi sportivi. Durante la partita di qualificazione ai Mondiali 2026 fra Corea del Sud e Repubblica Ceca, disputata a Guadalajara, la content creator sudcoreana Yoon Su-jin – nota come Ino Cat, seguita da quasi nove milioni di persone fra TikTok e YouTube – stava filmando la sua esultanza quando l’uomo seduto alle sue spalle ha allungato gli angoli degli occhi in un gesto storicamente offensivo verso le persone di origine asiatica. Il video, pubblicato con la didascalia «POV: quando subisci razzismo alla Coppa del Mondo», ha innescato un’ondata di condanna che ha travolto in poche ore il professionista, costringendolo alle scuse e alla rimozione.

Dal Messico la reazione non è stata affatto univoca. Se da Seoul il gesto è stato letto come l’ennesimo episodio di una discriminazione anti-asiatica amplificata negli ultimi anni, proprio in territorio messicano molti cittadini hanno preso le distanze con veemenza, sottolineando che «quell’uomo non ci rappresenta». L’episodio assume un rilievo particolare per il paese che insieme a Stati Uniti e Canada ospiterà la prossima Coppa del Mondo: le autorità messicane, già sotto pressione per garantire standard di accoglienza elevati, vedono in queste derive un rischio reputazionale capace di minare l’immagine di un evento che si vuole planetario e inclusivo.

L’eco è giunta rapidamente anche in Europa e in Italia, dove il razzismo negli stadi resta una ferita aperta, tra cori contro giocatori di colore e striscioni discriminatori. Secondo gli osservatori di Bruxelles, la Fifa e le federazioni continentali saranno chiamate a un salto di qualità nei protocolli anti-discriminazione, se si vuole che gli appuntamenti del 2026 e degli Europei successivi non diventino una cassa di risonanza per pregiudizi mai del tutto sopiti. L’Italia, che conosce bene il peso di questi episodi, potrebbe trarre dallo scandalo di Guadalajara un argomento in più per accelerare le riforme sulla responsabilità individuale degli spettatori e dei dirigenti.

Al di là delle sanzioni immediate, il caso della influencer coreana solleva una questione più sottile: la domanda «sto esagerando?» affidata da Yoon ai social network denuncia quel sottile meccanismo di colpevolizzazione della vittima che spesso accompagna le micro-aggressioni razziste. Mentre il 2026 si avvicina, il vero lascito di questa vicenda potrebbe essere la conferma che la viralità può trasformarsi in accountability, sempre che la condanna collettiva non resti un semplice esercizio digitale ma produca, come qui è accaduto, conseguenze concrete e un ripensamento culturale diffuso.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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indignazionepragmatismo

Il gesto razzista di un funzionario messicano contro una influencer sudcoreana durante i festeggiamenti mondiali ha scatenato una condanna internazionale. Il licenziamento immediato è stato accolto come una misura indispensabile per riaffermare il rifiuto della discriminazione, dimostrando che simili condotte non saranno tollerate sugli spalti né altrove.

Stampa latinoamericana/ mercato
paternalismo

Un funzionario locale messicano ha compiuto un gesto sfortunato interpretato come razzista nei confronti di una creatrice di contenuti coreana durante i festeggiamenti del Mondiale. È stato rimosso dall'incarico, ma in molti ritengono che le scuse immediate e il contesto di euforia avrebbero meritato una sanzione meno drastica, per non alimentare polemiche sproporzionate.

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