
Il G7 benedice l’intesa Iran-Usa e cerca vie alternative a Hormuz
Al vertice di Evian, Macron annuncia sostegno unanime al memorandum e un piano per ridurre la dipendenza energetica dallo stretto, mentre si profila una forza navale multinazionale.
Il vertice del G7 a Evian, sulle rive francesi del Lemano, ha prodotto un allineamento inatteso sulla crisi mediorientale. I leader di Stati Uniti, Canada, Giappone e delle quattro maggiori economie europee hanno salutato con favore il memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, siglato in forma digitale il 14 giugno e atteso alla firma solenne in Svizzera venerdì. Emmanuel Macron, padrone di casa, ha parlato di «un successo oggettivo» dopo mesi di divergenze, sottolineando che l’accordo può mettere fine a una instabilità regionale dagli effetti «devastanti per le nostre economie». La dichiarazione finale impegna i Sette a contribuire all’attuazione dell’intesa, che dovrebbe affrontare il programma nucleare iraniano, i missili e le minacce regionali, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica.
Al cuore del comunicato c’è la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, definito «pietra angolare del commercio internazionale». Il G7 ha ribadito che il diritto di transito deve restare esente da vincoli e pedaggi, e ha appoggiato un’iniziativa difensiva franco-britannica per proteggere i mercantili, rassicurare gli armatori e verificare lo sminamento delle acque. Macron ha rivelato che una ventina di Paesi si sono già detti pronti a partecipare alla missione. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che importa via Hormuz una quota rilevante di greggio e gas liquefatto, la posta in gioco è altissima: quasi un quarto del fabbisogno francese di idrocarburi transita da quel collo di bottiglia, e Roma condivide la stessa vulnerabilità. Non a caso il presidente francese ha annunciato che il G7 lavorerà a «tutte le azioni necessarie per ridurre la nostra dipendenza» dallo stretto, diversificando le rotte di approvvigionamento e aumentando le scorte strategiche.
Sul fronte levantino, i capi di Stato e di governo hanno chiesto un cessate il fuoco «immediato e robusto» in Libano, accompagnato dal disarmo di Hezbollah e dal pieno rispetto della sovranità di Beirut. Fonti libanesi confermano che i negoziati tra Israele e Libano dovrebbero cominciare il 23 giugno e durare tre giorni. L’insistenza di Parigi sul dossier libanese riflette un’antica sensibilità francese verso l’ex protettorato, ma anche la consapevolezza che una nuova escalation metterebbe a repentaglio i già fragili equilibri energetici del Mediterraneo orientale.
Da Teheran, l’agenzia ufficiale Irna ha smentito le voci circolate sui social circa un annullamento della missione iraniana a Ginevra, precisando che la messa a punto del memorandum è stata completata lunedì mattina e che il calendario resta invariato. Questa puntualizzazione, insieme alla rapidità con cui si è passati dalla bozza digitale alla cerimonia pubblica, segnala la volontà di entrambe le parti di blindare un percorso negoziale ancora fragile. Resta da vedere se l’intesa reggerà alla prova dei dettagli tecnici e delle resistenze interne ai due schieramenti, ma il consenso espresso dal G7 offre una copertura politica ampia, che coinvolge anche attori finora scettici come Tokyo e Berlino. La partita si sposta ora sulla capacità di trasformare un memorandum in un accordo permanente, mentre Hormuz rimane il termometro di una distensione che l’Europa osserva con speranza e cautela.
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Il vertice G7 di Évian ha espresso forte sostegno all'accordo Iran-USA, definendolo un'opportunità storica. Le fonti iraniane accolgono l'intesa come un successo diplomatico, ma riportano con un certo scetticismo i passaggi del comunicato che legano l'accordo alla necessità di affrontare le attività regionali e balistiche di Teheran.
Il G7 ha appoggiato l'accordo con l'Iran e ha ribadito la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, respingendo l'imposizione di pedaggi. I media arabi del Levante e del Maghreb mettono in risalto l'accento di Macron sul consolidamento del cessate il fuoco in Libano e sul rispetto della sua sovranità, oltre agli sforzi per ridurre la dipendenza energetica da Hormuz.
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