
Il 21° pacchetto di sanzioni Ue si arena: sei capitali chiedono deroghe, Atene guida il fronte del veto
Il nuovo giro di restrizioni contro Mosca è bloccato dalle richieste di esenzioni di Grecia, Italia, Germania, Francia, Austria e Portogallo, mentre Bruxelles valuta un rinvio o lo stralcio delle misure più controverse.
L’iter del ventunesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia è in stallo. Dopo quattro giorni di negoziati tra i rappresentanti permanenti, il testo non ha raggiunto l’unanimità necessaria. A bloccare l’intesa è soprattutto la Grecia, che si oppone al divieto per le compagnie europee di trasportare gas naturale liquefatto (GNL) russo verso paesi terzi. Secondo fonti diplomatiche di Bruxelles, Atene considera la misura un colpo diretto alla propria marina mercantile, in particolare alla flotta di metaniere di classe artica che opera per lo Yamal LNG, e teme un default sui contratti a lungo termine senza un reale danno per le casse di Mosca, che potrebbe dirottare i carichi su vettori asiatici.
L’opposizione greca non è isolata. Altri cinque Stati membri hanno sollevato obiezioni su singole disposizioni, configurando quello che diversi funzionari europei descrivono come un livello di dissenso senza precedenti. La Germania e il Portogallo chiedono di stralciare il divieto di importazione di prodotti ittici russi, invocando la protezione delle rispettive industrie di trasformazione. Francia e Italia premono per un ammorbidimento delle restrizioni sui visti per i militari russi che hanno prestato servizio nel conflitto, con Roma particolarmente attenta a evitare ripercussioni sui flussi turistici. L’Austria, dal canto suo, insiste per lo sblocco di circa due miliardi di euro di asset russi congelati, necessari a compensare la maxi-multa inflitta da Mosca alla Raiffeisen Bank International. La Commissione europea, pur confermando la volontà di mantenere il divieto sul trasporto di GNL, ha avviato un’analisi d’impatto economico i cui esiti saranno presentati il 22 luglio ai rappresentanti permanenti.
La vicenda mette in luce una dinamica più ampia, rilevata da analisti e diplomatici: il progressivo esaurimento della spinta sanzionatoria man mano che le misure incidono sugli interessi economici interni. Se nei primi pacchetti l’imperativo morale e la solidarietà atlantica prevalevano, ora le capitali valutano con crescente pragmatismo il costo delle restrizioni. Secondo stime circolate a Bruxelles, le importazioni europee di GNL russo hanno raggiunto nella prima metà del 2026 un massimo di 9,89 milioni di tonnellate, per un esborso di circa sei miliardi di euro, con Francia, Belgio e Spagna tra i principali acquirenti. In questo contesto, il senatore russo Aleksandr Vološin ha dichiarato che l’Unione ha raggiunto un “limite naturale” della politica sanzionatoria, mentre il Fondo russo per gli investimenti diretti ha quantificato in oltre tremila miliardi di euro il costo cumulato delle sanzioni per le economie europee.
Bruxelles esplora ora diverse vie d’uscita. Tra le opzioni sul tavolo, secondo fonti vicine al dossier, figurano un periodo transitorio di ventiquattro mesi prima dell’entrata in vigore del divieto sul GNL, la possibilità di onorare i contratti già in essere, lo stralcio della misura contestata o, in extremis, il ritiro dell’intero pacchetto. Parallelamente, i Ventisette hanno concordato di congelare temporaneamente il price cap sul petrolio russo a 44,10 dollari al barile, per evitare un rialzo automatico legato alle tensioni in Medio Oriente. La decisione definitiva è attesa dopo la riunione degli ambasciatori del 22 luglio, ma il rischio che il pacchetto si trasformi in un “guscio vuoto”, come paventato da alcuni negoziatori, resta concreto.
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
La Russia osserva con soddisfazione le divisioni europee e sottolinea che le sanzioni danneggiano più l'UE che Mosca.
La narrazione russa enfatizza le divisioni interne dell'UE come prova del fallimento delle sanzioni, utilizzando il veto greco per generalizzare una crisi di unità.
La narrazione russa omette che la maggioranza dei paesi UE sostiene ancora le sanzioni e che il veto greco riguarda solo una misura specifica, non l'intero pacchetto.
L'Italia e altri paesi europei difendono i propri interessi economici, chiedendo che le sanzioni non danneggino le loro industrie e il loro commercio.
La narrazione europea si concentra sugli interessi economici nazionali come legittima ragione per opporsi a misure specifiche, presentando il veto come una questione pragmatica e non ideologica.
La narrazione europea omette che il veto greco è solo su una misura e che l'UE sta valutando compromessi, e non menziona la posizione russa che vede le sanzioni come autolesioniste.
L'UE accusa la Russia di cyberaggressione e chiede sanzioni immediate, ma il veto greco ostacola la risposta collettiva.
La narrazione latinoamericana securitizza la questione, presentando il veto greco come un ostacolo a una necessaria risposta di sicurezza, senza approfondire le ragioni economiche del veto.
La narrazione latinoamericana omette che il veto greco riguarda il trasporto di GNL, non i cyberattacchi, e che le accuse di cyberattacchi sono separate dal pacchetto sanzionatorio.
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