
Golfo, la tregua già in cenere: Trump minaccia l’Iran, pioggia di missili su Kuwait e Bahrein
A meno di due settimane dall’intesa, il controllo dello Stretto di Hormuz scatena attacchi incrociati e avvertimenti senza precedenti sull’eliminazione della Repubblica islamica.
La fragile architettura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, siglata meno di due settimane fa con la mediazione di Pakistan e Qatar, è travolta da una nuova spirale di violenza. Nella notte di sabato, l’aviazione americana ha colpito siti di stoccaggio missilistico e radar costieri nel sud dell’Iran, dichiarando di rispondere a un attacco con drone suicida contro una petroliera panamense che transitava nello Stretto di Hormuz. Poche ore dopo, il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane ha lanciato missili balistici e droni contro basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein – Paesi che ospitano comandi della Quinta Flotta – facendo scattare le sirene antiaeree e provocando danni a un edificio residenziale a Muharraq, senza vittime. Il presidente Donald Trump ha preannunciato sulla sua piattaforma Truth Social la possibile distruzione totale della Repubblica islamica: «Potremmo essere costretti a completare militarmente l’opera iniziata con grande successo. Se accadrà, la Repubblica islamica dell’Iran cesserà di esistere».
La crisi ruota attorno al nodo irrisolto della gestione del traffico navale nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Secondo le rappresentanze diplomatiche europee a Manama, l’intesa di fine giugno prevedeva la riapertura progressiva del corridoio, rimasto paralizzato per quattro mesi di guerra, ma non ne definiva le regole operative. Teheran, stando a fonti vicine al governo iraniano, intende indirizzare le navi mercantili lungo un percorso settentrionale sotto il proprio controllo, con l’obiettivo dichiarato di imporre pedaggi; Washington, al contrario, spinge per un corridoio meridionale lungo la costa omanita, pattugliato dalla coalizione internazionale. Gli attacchi ai tanker – tra cui la petroliera M/T Kiko con due milioni di barili di greggio a bordo – sono interpretati da analisti a Bruxelles come un tentativo dell’Iran di forzare il riconoscimento della propria giurisdizione su quella rotta.
L’escalation mette a repentaglio la precaria calma sui mercati energetici globali: il prezzo del Brent, che era sceso vicino ai livelli prebellici grazie alla parziale riapertura dei transiti, mostra già segni di nervosismo. Per l’Italia, che importa via mare oltre il 90% del proprio fabbisogno di idrocarburi e dipende per un terzo dalle forniture mediorientali, il prolungarsi dell’instabilità potrebbe tradursi in un nuovo shock inflazionistico, come indicano le proiezioni della Commissione europea. Gli Stati rivieraschi del Golfo, dal canto loro, temono un effetto domino: il Bahrein ha già chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU, mentre il Kuwait ha attivato i sistemi di difesa aerea per intercettare i vettori in arrivo.
Sullo sfondo resta il fronte libanese, dove l’esercito israeliano ha ucciso miliziani di Hezbollah e distrutto una rampa di lancio a Nabatieh, senza che il movimento sciita abbia finora reagito. Teheran accusa Washington di aver violato anche gli impegni per il mantenimento della tregua in Libano, collegando così i due teatri in un’unica crisi regionale. I prossimi giorni diranno se il meccanismo diplomatico faticosamente costruito potrà reggere o se la regione è destinata a una nuova, devastante fase di conflitto aperto.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
L'Iran denuncia l'aggressione americana e rivendica il diritto alla difesa, accusando Washington di sabotare i negoziati.
Il blocco iraniano costruisce la propria credibilità presentando l'attacco statunitense come una violazione unilaterale del cessate il fuoco, citando fonti ufficiali iraniane e omettendo le provocazioni iraniane precedenti.
Il blocco iraniano omette di menzionare gli attacchi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) contro le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, che hanno innescato la risposta americana.
Washington giustifica la rappresaglia come risposta proporzionata alle provocazioni iraniane, sottolineando il diritto di autodifesa e la protezione del commercio internazionale.
Il blocco atlantico legittima l'azione statunitense inquadrandola come una risposta difensiva a una chiara violazione del cessate il fuoco, utilizzando fonti ufficiali americane e enfatizzando la minaccia iraniana alla navigazione.
Il blocco atlantico omette la minaccia di Trump di 'far scomparire' l'Iran, che ha preceduto gli attacchi iraniani, e non riporta la versione iraniana degli eventi.
I paesi del Golfo esprimono allarme per le ambizioni nucleari iraniane e sostengono l'azione statunitense come necessaria per la sicurezza regionale.
Il blocco del Golfo arabo amplifica la minaccia nucleare iraniana citando commenti di media iraniani che chiedono armi nucleari, creando un senso di urgenza e legittimando l'intervento americano.
Il blocco del Golfo arabo omette di discutere le proprie vulnerabilità e la responsabilità iraniana negli attacchi diretti contro le basi in Kuwait e Bahrein, concentrandosi invece sulla minaccia nucleare a lungo termine.
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