
Oltre 73.000 vittime a Gaza: la tregua fragile non ferma gli attacchi israeliani
Le autorità di Gaza annunciano il superamento della soglia delle 73.000 vittime palestinesi, mentre nuovi raid israeliani continuano a colpire l'enclave nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Il lungo conflitto a Gaza ha varcato l'ennesima, tragica soglia simbolica: secondo il Ministero della Sanità dell'enclave, il numero di palestinesi uccisi dall'inizio delle ostilità il 7 ottobre 2023 ha superato quota 73.000, attestandosi a 73.001. Solo nella giornata di domenica, fonti mediche locali hanno riportato nuove vittime in diversi episodi di violenza, sebbene le cifre varino leggermente tra i resoconti – da almeno cinque a sette morti, inclusi minori – a dimostrazione della difficoltà di raccogliere dati affidabili in un contesto di guerra permanente. Le stesse fonti stimano che circa la metà delle vittime siano bambini e donne, e che oltre 173.200 persone abbiano riportato ferite, molte delle quali gravi e irreversibili.
Gli attacchi israeliani proseguono nonostante il fragile accordo di cessate il fuoco raggiunto in ottobre con la mediazione statunitense. Raid aerei, colpi di artiglieria e tiri mirati hanno colpito obiettivi a Khan Younis, nel campo profughi di Jabalia e in altre zone della Striscia. L'intesa aveva portato alla liberazione di tutti gli ostaggi israeliani ancora in mano a Hamas, ma non ha prodotto un ritiro completo delle forze armate israeliane né il disarmo delle milizie palestinesi. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver violato i termini dell'accordo, mentre mediatori internazionali – in particolare Egitto e Qatar, insieme agli Stati Uniti – moltiplicano gli sforzi diplomatici per scongiurare il collasso definitivo della tregua.
Sul piano regionale, l'instabilità si riflette in un Mediterraneo orientale sempre più inquieto. Analisti vicini a Bruxelles osservano con preoccupazione l'escalation, che alimenta i flussi migratori irregolari verso l'Europa e rischia di destabilizzare Paesi già fragili come il Libano e la Giordania. L'Italia, in prima linea per la sua posizione geografica, guarda con apprensione a un conflitto che nessuna risoluzione Onu è riuscita finora a contenere. L'Unione Europea, pur divisa al suo interno, rilancia l'urgenza di una soluzione politica a due Stati, ma la distanza tra le posizioni israeliane e palestinesi appare incolmabile nel breve periodo.
L'orizzonte rimane cupo. L'offensiva militare israeliana, scattata dopo l'attacco di Hamas che causò circa 1.200 morti e la cattura di 251 ostaggi, non accenna a fermarsi, e la popolazione civile di Gaza continua a sopportare un costo umano insostenibile. Le prospettive di una pace duratura dipendono dalla capacità della comunità internazionale di imporre un nuovo quadro negoziale, che affronti le radici del conflitto e garantisca sicurezza a israeliani e palestinesi. Tuttavia, l'erosione della fiducia e l'assenza di un orizzonte politico rendono sempre più probabile che le cifre dei caduti siano destinate a salire ancora.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media latinoamericani riportano gli attacchi israeliani che uccidono civili, tra cui un bambino, e mettono in evidenza gli sforzi dei mediatori per salvare la tregua. Il tono è critico verso Israele, con enfasi sulle vittime palestinesi.
I media israeliani riportano le uccisioni citando fonti palestinesi, mantenendo un distacco e mostrando scetticismo sulle cifre. L'enfasi è sulle dichiarazioni del ministero della salute di Hamas.
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