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G7 di Evian, a Ginevra ventimila in piazza: violenze e lacrimogeni alla vigilia del vertice

Un Tesla in fiamme e vetri infranti all’ONU segnano la protesta No G7, mentre i leader si riuniscono in Alta Savoia per discutere le crisi globali.

A Ginevra, città simbolo del multilateralismo, la vigilia del vertice G7 di Evian-les-Bains si è trasformata in un campo di battaglia tra manifestanti e forze dell’ordine. Circa ventimila persone hanno sfilato domenica per le strade del centro, in una mobilitazione che da festosa si è rapidamente degradata in scontri. Un’automobile Tesla è stata data alle fiamme accanto a una fermata dell’autobus, mentre alcune decine di dimostranti infrangevano le vetrate di un’agenzia delle Nazioni Unite. La polizia ha risposto con lacrimogeni e, secondo testimonianze raccolte da più versanti geografici, idranti, cercando di disperdere gruppi che lanciavano pietre e mattoni strappati dal selciato. L’eco di quelle scene, documentate con dovizia dai media russi, indiani e americani, non può non richiamare alla memoria italiana il fantasma del G8 di Genova 2001.

La piattaforma “No G7”, che riunisce oltre sessanta sigle tra sindacati, collettivi e partiti della sinistra internazionale, aveva organizzato il corteo per denunciare politiche definite imperialiste e fasciste, con un vasto ventaglio di rivendicazioni: dall’ambiente ai diritti umani, dalla solidarietà con la causa palestinese a quella curda. Secondo le autorità elvetiche, il grosso dei partecipanti ha marciato senza incidenti. Tuttavia, circa seicento militanti riconducibili al cosiddetto Black Bloc, incappucciati e vestiti di nero, si sono infiltrati nel corteo, hanno preso di mira quelli che hanno descritto come simboli del capitalismo e del multilateralismo – la Tesla e l’agenzia ONU – e hanno innescato la reazione a catena che ha portato alla chiusura blindata di ampi settori della città.

Le cronache concordano nel sottolineare la natura insieme locale e globale della protesta. Da Mosca, l’accento è posto sulla fermezza della polizia cantonale nel ristabilire l’ordine, mentre da Nuova Delhi e da Washington si evidenzia il paradosso di un summit convocato per discutere guerre, cambiamento climatico e intelligenza artificiale, che deve già fare i conti con una piazza infiammata. Nell’ottica di Bruxelles, l’episodio conferma la persistenza di una frattura profonda tra le istituzioni della governance globale e una galassia movimentista sempre più frammentata, ma capace di coagularsi attorno a icone della disuguaglianza, come l’auto elettrica divenuta status symbol controverso.

Per l’Italia, paese membro del G7 e teatro nel 2001 della più traumatica contestazione anti-vertici mai vissuta in Occidente, la vicenda ginevrina assume contorni particolari. Il ricordo dei fatti di Genova, con le sue vittime e le sue ombre giudiziarie, pesa ancora sul dibattito pubblico, e le immagini dei black bloc all’assalto di vetrine e automobili rischiano di riattivare una discussione sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla legittimità della protesta radicale. Al contempo, la capacità del movimento No G7 di mobilitare ventimila persone dimostra che le istanze anti-capitaliste e anti-globalizzazione non si sono spente, ma si sono trasformate, inglobando nuove emergenze come la crisi climatica e le tensioni geopolitiche.

Al di là dei disordini, resta la domanda su quanto le ragioni della piazza riusciranno a filtrare nei palazzi del vertice. I leader riuniti a Evian – da Parigi a Tokyo, passando per Roma e Washington – discuteranno di Ucraina, Medio Oriente, Iran e regolamentazione degli algoritmi. La protesta di Ginevra, con il suo corredo di vetri infranti e lacrimogeni, suggerisce che la legittimità di quelle discussioni è contestata non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche nelle strade delle città-simbolo dell’ordine liberale. E che la gestione della sicurezza, per quanto efficace, non potrà da sola colmare il divario tra le élite globali e una cittadinanza che si sente sempre più esclusa dai processi decisionali.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ mediterranea
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Alla vigilia del G7 di Evian, una manifestazione di ventimila persone a Ginevra degenera in scontri: gruppi black bloc prendono di mira simboli del capitalismo, infrangono le vetrate dell'ONU e incendiano una Tesla, richiamando le violenze del G8 di Genova. La polizia risponde con lacrimogeni, blindando la città.

Stampa russa e CSI/ stato
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La polizia di Ginevra ha usato gas lacrimogeni contro migliaia di manifestanti anti-G7. I dimostranti hanno lanciato pietre, infranto finestre dell'ONU e incendiato una Tesla, portando a fermati.

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lunedì 15 giugno 2026

G7 di Evian, a Ginevra ventimila in piazza: violenze e lacrimogeni alla vigilia del vertice

Un Tesla in fiamme e vetri infranti all’ONU segnano la protesta No G7, mentre i leader si riuniscono in Alta Savoia per discutere le crisi globali.

A Ginevra, città simbolo del multilateralismo, la vigilia del vertice G7 di Evian-les-Bains si è trasformata in un campo di battaglia tra manifestanti e forze dell’ordine. Circa ventimila persone hanno sfilato domenica per le strade del centro, in una mobilitazione che da festosa si è rapidamente degradata in scontri. Un’automobile Tesla è stata data alle fiamme accanto a una fermata dell’autobus, mentre alcune decine di dimostranti infrangevano le vetrate di un’agenzia delle Nazioni Unite. La polizia ha risposto con lacrimogeni e, secondo testimonianze raccolte da più versanti geografici, idranti, cercando di disperdere gruppi che lanciavano pietre e mattoni strappati dal selciato. L’eco di quelle scene, documentate con dovizia dai media russi, indiani e americani, non può non richiamare alla memoria italiana il fantasma del G8 di Genova 2001.

La piattaforma “No G7”, che riunisce oltre sessanta sigle tra sindacati, collettivi e partiti della sinistra internazionale, aveva organizzato il corteo per denunciare politiche definite imperialiste e fasciste, con un vasto ventaglio di rivendicazioni: dall’ambiente ai diritti umani, dalla solidarietà con la causa palestinese a quella curda. Secondo le autorità elvetiche, il grosso dei partecipanti ha marciato senza incidenti. Tuttavia, circa seicento militanti riconducibili al cosiddetto Black Bloc, incappucciati e vestiti di nero, si sono infiltrati nel corteo, hanno preso di mira quelli che hanno descritto come simboli del capitalismo e del multilateralismo – la Tesla e l’agenzia ONU – e hanno innescato la reazione a catena che ha portato alla chiusura blindata di ampi settori della città.

Le cronache concordano nel sottolineare la natura insieme locale e globale della protesta. Da Mosca, l’accento è posto sulla fermezza della polizia cantonale nel ristabilire l’ordine, mentre da Nuova Delhi e da Washington si evidenzia il paradosso di un summit convocato per discutere guerre, cambiamento climatico e intelligenza artificiale, che deve già fare i conti con una piazza infiammata. Nell’ottica di Bruxelles, l’episodio conferma la persistenza di una frattura profonda tra le istituzioni della governance globale e una galassia movimentista sempre più frammentata, ma capace di coagularsi attorno a icone della disuguaglianza, come l’auto elettrica divenuta status symbol controverso.

Per l’Italia, paese membro del G7 e teatro nel 2001 della più traumatica contestazione anti-vertici mai vissuta in Occidente, la vicenda ginevrina assume contorni particolari. Il ricordo dei fatti di Genova, con le sue vittime e le sue ombre giudiziarie, pesa ancora sul dibattito pubblico, e le immagini dei black bloc all’assalto di vetrine e automobili rischiano di riattivare una discussione sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla legittimità della protesta radicale. Al contempo, la capacità del movimento No G7 di mobilitare ventimila persone dimostra che le istanze anti-capitaliste e anti-globalizzazione non si sono spente, ma si sono trasformate, inglobando nuove emergenze come la crisi climatica e le tensioni geopolitiche.

Al di là dei disordini, resta la domanda su quanto le ragioni della piazza riusciranno a filtrare nei palazzi del vertice. I leader riuniti a Evian – da Parigi a Tokyo, passando per Roma e Washington – discuteranno di Ucraina, Medio Oriente, Iran e regolamentazione degli algoritmi. La protesta di Ginevra, con il suo corredo di vetri infranti e lacrimogeni, suggerisce che la legittimità di quelle discussioni è contestata non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche nelle strade delle città-simbolo dell’ordine liberale. E che la gestione della sicurezza, per quanto efficace, non potrà da sola colmare il divario tra le élite globali e una cittadinanza che si sente sempre più esclusa dai processi decisionali.

Divergenza delle fonti

Politica · 5 testate · 3 lingue

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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allarmeindignazioneurgenza

Alla vigilia del G7 di Evian, una manifestazione di ventimila persone a Ginevra degenera in scontri: gruppi black bloc prendono di mira simboli del capitalismo, infrangono le vetrate dell'ONU e incendiano una Tesla, richiamando le violenze del G8 di Genova. La polizia risponde con lacrimogeni, blindando la città.

Stampa russa e CSI/ stato
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La polizia di Ginevra ha usato gas lacrimogeni contro migliaia di manifestanti anti-G7. I dimostranti hanno lanciato pietre, infranto finestre dell'ONU e incendiato una Tesla, portando a fermati.

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