
Frontiere calde nel Sud-est asiatico: tra push-back, deportazioni e tensioni bilaterali
Mentre l’India respinge gruppi di migranti verso il Bangladesh e Bali espelle stranieri irregolari, cresce l’allarme per una crisi migratoria regionale che interroga anche l’Europa.
La notte tra venerdì e sabato ha restituito l’immagine di un confine indo-bangladese sempre più caldo e poroso. Nel distretto di Chapainawabganj, le guardie di frontiera del Bangladesh (BGB) hanno sventato un tentativo di «push-in» da parte della controparte indiana: quindici persone – otto donne, due uomini e cinque bambini – erano state caricate su un’imbarcazione dalla riva indiana e spinte verso la linea zero del fiume, prima che l’intervento della BGB costringesse la Border Security Force (BSF) a riprendersele. Un copione simile si è consumato a Kushtia, dove dodici cittadini bangladesi, tra cui donne e minori, hanno trascorso la notte all’addiaccio su un argine nella terra di nessuno, dopo che la BSF aveva tentato di respingerli senza alcun coordinamento. In entrambi i casi, Dacca ha chiesto invano riunioni di bandiera: Nuova Delhi, secondo fonti locali, non ha risposto agli appelli, mentre a Hatibandha, nel Lalmonirhat, un blackout improvviso e movimenti sospetti oltre il reticolato indiano hanno spinto la BGB a rafforzare immediatamente i pattugliamenti.
Questi episodi si inseriscono in un quadro migratorio irregolare che non accenna a diminuire. Nella sola Hyderabad, la polizia indiana ha arrestato sette cittadini bangladesi privi di documenti, trovati in un’abitazione in affitto durante un’operazione mirata: per loro è già stata avviata la procedura di espulsione. Parallelamente, quattordici bangladesi – originari di Sunamganj, Jessore e Cox’s Bazar – sono stati rimpatriati attraverso il valico di Benapole-Petrapole dopo essere stati fermati in diversi stati indiani mentre cercavano lavoro. L’assistenza legale di organizzazioni umanitarie ha permesso loro di evitare la detenzione prolungata, ma il fenomeno dei «lavoratori fantasma» che attraversano la frontiera senza documenti resta una costante che avvelena le relazioni bilaterali e alimenta reti di trafficanti.
La prospettiva si allarga guardando a Bali, dove le autorità indonesiane hanno deportato sei stranieri – un neozelandese, un canadese e quattro indiani – per violazioni delle norme sull’immigrazione e sul soggiorno. Il responsabile del centro di detenzione di Denpasar ha ribadito la linea di tolleranza zero verso chi mina l’ordine pubblico, sottolineando come i trasgressori vengano trattenuti solo il tempo necessario a verificare la loro identità e a organizzare il rimpatrio forzato. La presenza di cittadini indiani in questo flusso di espulsioni suggerisce una geografia dell’irregolarità che non si limita al subcontinente, ma si irradia verso il Sud-est asiatico, spesso come tappa intermedia di rotte che puntano all’Europa.
Osservatori di Dacca denunciano il carattere unilaterale dei respingimenti indiani, che violano gli accordi bilaterali del 2011 sulla gestione congiunta delle frontiere e mettono a rischio la vita di persone vulnerabili. Da Nuova Delhi, al contrario, si insiste sulla necessità di contrastare l’immigrazione clandestina come minaccia alla sicurezza interna. In questo braccio di ferro, a pagare il prezzo più alto sono i migranti, spesso illusi da promesse di lavoro che nascondono sfruttamento e marginalizzazione. Per l’Italia e l’Europa, queste dinamiche rappresentano un campanello d’allarme: le rotte migratorie che partono dal Bangladesh e dall’India non si fermano a Bali, ma possono allungarsi fino al Mediterraneo, come dimostrano i flussi registrati lungo la rotta balcanica e le coste libiche. Una cooperazione regionale più strutturata, che coinvolga anche l’Unione Europea, appare oggi l’unica via per trasformare una crisi umanitaria e diplomatica in un’opportunità di governance condivisa.
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Movimenti notturni insoliti al confine di Hatibandha hanno spinto la Guardia di Frontiera del Bangladesh a intensificare i pattugliamenti. La situazione è tornata alla normalità dopo l'intervento delle forze locali, ma l'allerta resta elevata.
Un incidente di confine tra India e Bangladesh ha portato a un aumento dei pattugliamenti da parte delle forze bangladesi. Gli analisti cinesi considerano tali eventi come gestione ordinaria delle frontiere, pur sottolineando l'importanza della stabilità regionale.
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