
Foreign Tongues: i Rolling Stones, una centrale elettrica e l’urgenza di suonare insieme
Registrato in meno di un mese negli ex depositi dei tram di Londra, il venticinquesimo album della band unisce McCartney, Smith e un omaggio a Charlie Watts, mentre Jagger canta di Musk e del tempo che passa.
Londra, ovest della città. In un edificio che fu centrale elettrica per i tram edoardiani, con balconi di ferro e nicchie dove il suono rimbalza naturale, i Rolling Stones hanno inciso il loro venticinquesimo album in studio. Andrew Watt, il produttore trentacinquenne già artefice della rinascita di Hackney Diamonds, ha piazzato i musicisti in punti strategici della sala, senza isolarli, e li ha fatti suonare dal vivo. «La stanza non è troppo grande, così puoi sentire la passione di tutti», ha raccontato Mick Jagger. Il risultato è Foreign Tongues, quattordici tracce che la band ha registrato in meno di un mese, cercando la freschezza della prima take.
A ottantadue anni, Jagger e Keith Richards – e il «giovane» Ronnie Wood, settantanove – non hanno smesso di scrivere canzoni. L’artrite che da tempo tormenta le dita di Richards non gli impedisce di tessere con Wood quell’intreccio di chitarre che i due chiamano «ancient art of weaving». La voce di Jagger, secondo la stampa anglosassone, alterna falsetti soul a ringhi da blues di Chicago, mentre la sezione ritmica affidata a Steve Jordan – e, in un brano, a registrazioni postume di Charlie Watts – tiene il passo con un’energia che in Europa è stata definita «sorprendente».
L’album è anche un catalogo di incontri: Paul McCartney ha inciso in pochi minuti una linea di basso «sporca» per Covered in You, Robert Smith dei Cure ha aggiunto chitarre e sintetizzatori, Steve Winwood ha riportato l’organo Hammond al centro del suono soul di Jealous Lover. Ma sono i testi a rivelare uno sguardo sul presente: in Mr. Charm Jagger cita Elon Musk, «magnate pazzo», e si chiede chi ci porterà su Marte; in Ringing Hollow, descritta dai media latinoamericani come una lettera d’addio agli Stati Uniti, la Statua della Libertà appare «imbronciata». Covered in You, invece, parla di «autocrati che si moltiplicano come ratti sporchi».
La vigilia dell’uscita, il 9 luglio, Jagger e Wood hanno offerto un concerto privato a Londra, suonando alcuni dei nuovi pezzi davanti a un pubblico ristretto. In Italia, la critica ha accolto il disco come la prova che i Rolling Stones «non cercano la nostalgia, ma continuano a scrivere la propria storia», mentre in Francia si è parlato di un «elisir di longevità». L’album arriva a meno di tre anni dal precedente, un intervallo insolitamente breve per una band che per quasi due decenni era rimasta in silenzio discografico.
La copertina, dipinta dall’artista americano Nathaniel Mary Quinn, fonde in un solo volto l’occhio azzurro di Jagger, lo sguardo affilato di Richards e la chioma corvina di Wood: un ritratto alla Frankenstein che, su fondo rosso, sembra dire che i Rolling Stones sono ancora una creatura viva, composta di frammenti che il tempo non ha smesso di tenere insieme.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.70 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.60 | aligned |
Russia neutralizes political content by presenting the album as a routine event.
Russia ignores political references in the lyrics to present the album as a purely musical product.
Russia omits mentions of political themes such as criticism of Elon Musk and autocrats, which are present in Western reviews.
L'Europa continentale celebra Foreign Tongues come un capolavoro senza tempo, un ritorno alle radici rock.
L'Europa continentale enfatizza la continuità con il passato glorioso della band, minimizzando le novità stilistiche o politiche.
L'Europa continentale non menziona il contenuto politico delle canzoni, che invece è centrale nella copertura atlantica.
The Atlantic world frames the album as a politically engaged statement, proving the Stones remain relevant in the current era.
The Atlantic world highlights specific lyrical references to contemporary figures like Elon Musk and autocrats, connecting the album to current events.
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