
El Niño 2026: il mondo in allerta per un 'super' evento climatico senza precedenti
Satelliti e modelli previsionali indicano un Niño eccezionalmente intenso, con ripercussioni su agricoltura, energia e stabilità economica in tutti i continenti.
Le immagini catturate dai satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea mostrano con nitidezza le anomalie termiche che stanno riscaldando le acque del Pacifico equatoriale: è il primo segnale visibile di un El Niño che, secondo i principali centri meteorologici mondiali, potrebbe diventare il più forte mai registrato. L’ufficio meteorologico australiano ha dichiarato ufficialmente il fenomeno in corso, definendolo “molto forte”, mentre l’agenzia statunitense NOAA stima una probabilità del 63 per cento che l’evento rientri tra i più intensi dal 1950. Anche il Giappone e il Centro Meteorologico Nazionale degli Emirati Arabi Uniti confermano proiezioni allarmanti: per il Golfo Persico si parla di un 98 per cento di probabilità di condizioni El Niño tra luglio e novembre, con un’estate più calda e umida e una stagione di tempeste autunnali più attiva. La fase calda, alimentata dall’indebolimento degli alisei, potrebbe protrarsi fino ai primi mesi del 2027, amplificata dal cambiamento climatico di fondo.
Per l’Australia, storicamente vulnerabile, lo scenario evoca le annate più secche e roventi, con un elevato rischio di siccità, ondate di calore e incendi boschivi. Paradossalmente, l’arrivo del Niño coincide con un giugno insolitamente piovoso su gran parte del continente, a dimostrazione che la forza del fenomeno non si traduce in modo lineare in impatti locali. In Brasile, gli effetti si preannunciano divergenti: il Sud dovrà prepararsi a piogge torrenziali che mettono sotto pressione le dighe idroelettriche – l’agenzia regolatrice Aneel ha già diramato un allerta agli operatori – mentre altre regioni potrebbero soffrire siccità che minacciano la produzione agricola e l’approvvigionamento idrico. I servizi meteorologici argentini osservano con apprensione i modelli che assegnano una probabilità del 90 per cento a un Niño severo sulla regione litoranea, in particolare su Entre Ríos, con precipitazioni intense capaci di devastare i raccolti.
Le ripercussioni economiche non si limitano al settore primario. Secondo l’agenzia di rating Fitch, i paesi più vulnerabili, quelli con rating sovrani bassi e forte dipendenza dall’agricoltura, vedranno acuirsi le pressioni su crescita, conti pubblici e inflazione. In Brasile, il costo dell’energia elettrica potrebbe salire per il maggior ricorso alle centrali termiche, mentre interruzioni della fornitura potrebbero essere causate da incendi e venti estremi. Per l’Italia e l’Europa, gli effetti diretti sono meno pronunciati, ma il continente non è immune: un Niño di questa portata può alterare i regimi di pressione sull’Atlantico, influenzando le precipitazioni autunnali nel Mediterraneo, e soprattutto si trasmette attraverso i mercati globali delle materie prime, dal grano al caffè, con possibili ripercussioni sui prezzi al consumo.
La comunità scientifica invita alla cautela: la magnitudo di un El Niño non è un indicatore meccanico della gravità dei danni. Tuttavia, in un clima già surriscaldato, l’energia aggiuntiva immessa nell’atmosfera da un evento così estremo moltiplica i rischi di fenomeni meteorologici violenti. I prossimi mesi saranno un banco di prova per la resilienza delle infrastrutture e delle reti di protezione civile, dall’Australia al Corno d’Africa, dalle pampas argentine alle metropoli del Golfo. La parola d’ordine, da Brasilia a Canberra, è prepararsi all’imprevedibile.
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Le immagini satellitari confermano la formazione di un Super El Niño, con una probabilità del 90% di impatti severi. In Brasile le autorità mettono in guardia da condizioni meteorologiche estreme e dall'aumento delle bollette elettriche per il ricorso alle centrali termiche, mentre Fitch avverte che i paesi più vulnerabili sono esposti a shock economici. La provincia argentina di Entre Ríos si prepara a effetti di intensità eccezionale.
Il Bureau of Meteorology australiano ha dichiarato ufficialmente un El Niño molto forte, forse il più intenso mai registrato, aumentando il rischio di siccità, ondate di calore e incendi boschivi. Si prevede che l'evento sconvolgerà i regimi meteorologici globali e porterà alcune delle condizioni più calde e secche della storia moderna del paese.
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