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Sportsabato 13 giugno 2026

La Fifa obbliga l’Egitto a cancellare le sette stelle: niente trionfi africani sulla maglia mondiale

La federazione internazionale vieta i simboli dei successi continentali e impone numeri bianchi, mentre la federcalcio egiziana smorza le polemiche e il Belgio blinda gli allenamenti.

A pochi giorni dall’esordio nel Mondiale 2026, la Fifa ha imposto all’Egitto di modificare la divisa di gioco: via le sette stelle sopra lo stemma e addio ai nomi e ai numeri in oro, da sostituire con caratteri bianchi per garantire una migliore visibilità. La notizia, rimbalzata dalla Russia fino al Brasile, dalla Germania all’Indonesia e al Bangladesh, ha trovato rapida conferma nel comunicato ufficiale della Federazione egiziana. Secondo quanto emerso, la richiesta era stata avanzata già mesi fa e non costituisce una sorpresa per il Cairo, che ha adeguato per tempo le maglie alle regole della competizione. Il regolamento FIFA, infatti, concede l’uso delle stelle solo per le vittorie nei campionati del mondo: un principio che ammette un’unica eccezione storica, l’Uruguay, autorizzata a esibire quattro stelle grazie ai due titoli mondiali e ai due ori olimpici conquistati nel 1924 e nel 1928.

Le sette stelle incriminate rappresentano i record di trionfi nella Coppa d’Africa, un palmarès che nessun’altra nazionale del continente vanta. Per la tifoseria egiziana e per la stampa panaraba, l’episodio ha assunto i contorni di un affronto simbolico, quasi che l’impresa continentale venisse oscurata proprio sulla ribalta globale. Analisti del Medio Oriente hanno notato che la Federazione egiziana ha trattato la vicenda con pragmatismo, precisando che si trattava di «un adeguamento previsto» e non di una crisi. Il comunicato diffuso al Cairo ha ribadito che le nuove maglie, completamente bianche con scritte in tinta, puntano a migliorare la leggibilità per gli arbitri e per gli spettatori televisivi, senza sminuire il prestigio delle sette vittorie africane.

Il caso egiziano non è isolato. Poche ore prima, la Fifa aveva chiesto ad Haiti di rivedere la propria divisa perché riportava una scena della battaglia di Vertières del 1803, ritenuta una raffigurazione bellica vietata dal regolamento. Nel frattempo, la tensione in campo si alza: il Belgio, avversario dell’Egitto nel match inaugurale del Gruppo 7, ha blindato gli allenamenti con tende oscuranti per timore di spionaggio tattico, mentre lo staff monitora le alte temperature attese a Seattle. L’incontro si disputerà il 15 giugno al Lumen Field e sarà diretto dall’arbitro brasiliano Ramon Abatti; oltre ai belgi, l’Egitto affronterà Nuova Zelanda e Iran.

La vicenda delle maglie solleva una riflessione che va oltre l’abbigliamento sportivo. La Fifa, con la sua normativa, ribadisce una gerarchia di valori in cui il Mondiale resta l’unico trofeo degno di essere impresso sulle divise, ma così facendo rischia di apparire sorda alla dimensione identitaria che i simboli continentali rivestono per nazioni come l’Egitto. In vista di un torneo che vuole celebrare la globalità del calcio, la decisione sottolinea quanto sottili e politici siano i confini tra regole tecniche e sensibilità culturali. Dall’Europa, intanto, si guarda con interesse alle prossime mosse di Mohamed Salah e compagni, chiamati a trasformare in campo lo smacco estetico in una spinta a scrivere una nuova pagina di storia.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La Fifa vieta un'altra maglia mondiale, dopo quella di Haiti ora tocca all'Egitto. Le sette stelle che celebrano le vittorie in Coppa d'Africa vengono considerate irregolari, e anche il colore oro di nomi e numeri deve sparire. L'ennesimo "trikot-gate" rivela un regolamento rigido e un atteggiamento vessatorio.

Stampa del Golfo arabo
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La federazione egiziana chiarisce che non c'è alcuna crisi: la Fifa aveva comunicato da mesi il divieto di esporre stelle continentali sulle maglie mondiali. Si tratta di una procedura standard applicata a tutte le nazionali, e la squadra scenderà in campo con la divisa regolamentare.

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sabato 13 giugno 2026

La Fifa obbliga l’Egitto a cancellare le sette stelle: niente trionfi africani sulla maglia mondiale

La federazione internazionale vieta i simboli dei successi continentali e impone numeri bianchi, mentre la federcalcio egiziana smorza le polemiche e il Belgio blinda gli allenamenti.

A pochi giorni dall’esordio nel Mondiale 2026, la Fifa ha imposto all’Egitto di modificare la divisa di gioco: via le sette stelle sopra lo stemma e addio ai nomi e ai numeri in oro, da sostituire con caratteri bianchi per garantire una migliore visibilità. La notizia, rimbalzata dalla Russia fino al Brasile, dalla Germania all’Indonesia e al Bangladesh, ha trovato rapida conferma nel comunicato ufficiale della Federazione egiziana. Secondo quanto emerso, la richiesta era stata avanzata già mesi fa e non costituisce una sorpresa per il Cairo, che ha adeguato per tempo le maglie alle regole della competizione. Il regolamento FIFA, infatti, concede l’uso delle stelle solo per le vittorie nei campionati del mondo: un principio che ammette un’unica eccezione storica, l’Uruguay, autorizzata a esibire quattro stelle grazie ai due titoli mondiali e ai due ori olimpici conquistati nel 1924 e nel 1928.

Le sette stelle incriminate rappresentano i record di trionfi nella Coppa d’Africa, un palmarès che nessun’altra nazionale del continente vanta. Per la tifoseria egiziana e per la stampa panaraba, l’episodio ha assunto i contorni di un affronto simbolico, quasi che l’impresa continentale venisse oscurata proprio sulla ribalta globale. Analisti del Medio Oriente hanno notato che la Federazione egiziana ha trattato la vicenda con pragmatismo, precisando che si trattava di «un adeguamento previsto» e non di una crisi. Il comunicato diffuso al Cairo ha ribadito che le nuove maglie, completamente bianche con scritte in tinta, puntano a migliorare la leggibilità per gli arbitri e per gli spettatori televisivi, senza sminuire il prestigio delle sette vittorie africane.

Il caso egiziano non è isolato. Poche ore prima, la Fifa aveva chiesto ad Haiti di rivedere la propria divisa perché riportava una scena della battaglia di Vertières del 1803, ritenuta una raffigurazione bellica vietata dal regolamento. Nel frattempo, la tensione in campo si alza: il Belgio, avversario dell’Egitto nel match inaugurale del Gruppo 7, ha blindato gli allenamenti con tende oscuranti per timore di spionaggio tattico, mentre lo staff monitora le alte temperature attese a Seattle. L’incontro si disputerà il 15 giugno al Lumen Field e sarà diretto dall’arbitro brasiliano Ramon Abatti; oltre ai belgi, l’Egitto affronterà Nuova Zelanda e Iran.

La vicenda delle maglie solleva una riflessione che va oltre l’abbigliamento sportivo. La Fifa, con la sua normativa, ribadisce una gerarchia di valori in cui il Mondiale resta l’unico trofeo degno di essere impresso sulle divise, ma così facendo rischia di apparire sorda alla dimensione identitaria che i simboli continentali rivestono per nazioni come l’Egitto. In vista di un torneo che vuole celebrare la globalità del calcio, la decisione sottolinea quanto sottili e politici siano i confini tra regole tecniche e sensibilità culturali. Dall’Europa, intanto, si guarda con interesse alle prossime mosse di Mohamed Salah e compagni, chiamati a trasformare in campo lo smacco estetico in una spinta a scrivere una nuova pagina di storia.

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La Fifa vieta un'altra maglia mondiale, dopo quella di Haiti ora tocca all'Egitto. Le sette stelle che celebrano le vittorie in Coppa d'Africa vengono considerate irregolari, e anche il colore oro di nomi e numeri deve sparire. L'ennesimo "trikot-gate" rivela un regolamento rigido e un atteggiamento vessatorio.

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La federazione egiziana chiarisce che non c'è alcuna crisi: la Fifa aveva comunicato da mesi il divieto di esporre stelle continentali sulle maglie mondiali. Si tratta di una procedura standard applicata a tutte le nazionali, e la squadra scenderà in campo con la divisa regolamentare.

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