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Curaçao, esordio mondiale amarissimo: 7-1 dalla Germania, ma Advocaat non si arrende

Il commissario tecnico più anziano della storia dei Mondiali rivendica l'orgoglio della prima volta e assicura: «Possiamo ancora sorprendere».

L’esordio assoluto di Curaçao ai Mondiali di calcio si è tramutato in una lezione severa: un 7-1 contro la Germania che non ammette repliche, ma che – a giudicare dalle parole del suo allenatore – non scalfisce l’anima di una piccola nazionale affacciatasi per la prima volta sul palcoscenico più grande. Dick Advocaat, il ct olandese di 78 anni diventato da poche ore il tecnico più anziano mai apparso in una fase finale di Coppa del Mondo, ha scelto di non piangere sullo score, trasformando la disfatta in un atto di presenza: «Alla fine siamo felici di essere parte del torneo più grande del mondo. Dobbiamo farne un Mondiale meraviglioso».

La cronaca della partita di Houston, valida per il Gruppo E, racconta di un sogno durato pochi minuti. Dopo il vantaggio tedesco firmato Felix Nmecha, il pareggio di Livano Comenencia aveva illuso i tifosi caraibici, facendo sobbalzare Advocaat dalla panchina. Poi la qualità dei quattro volte campioni del mondo ha preso il sopravvento: Nico Schlotterbeck, una doppietta di Kai Havertz, Jamal Musiala, Nathaniel Brown e Deniz Undav hanno gonfiato la rete fino al 7-1, spegnendo sul nascere ogni velleità di favola. Eppure, davanti ai cronisti di ogni latitudine, il tecnico non ha ceduto un millimetro: «Non c’è nulla di cui vergognarsi», ha ribadito, facendo eco a un sentimento raccolto con rispetto tanto in Europa quanto in Asia.

Proprio la prospettiva incrociata dei continenti restituisce la dimensione umana e sportiva dell’evento. I media sudamericani hanno sottolineato la commozione di Advocaat prima del fischio d’inizio, leggendo in quel tremore l’emozione di chi ha attraversato generazioni di calcio; la stampa asiatica – dai resoconti indonesiani a quelli indiani – ha invece insistito sull’orgoglio di una nazione che, pur battuta, non intende recitare il ruolo della vittima sacrificale. Nelle parole riprese dalle agenzie internazionali, il veterano allenatore ha ricordato che «possiamo ancora fare delle sorprese nella seconda e nella terza partita», un messaggio che supera i confini e interroga anche l’Europa: in un’edizione del Mondiale che non vedrà l’Italia in campo, la resistenza di Curaçao diventa un promemoria del diritto al sogno che spetta anche alle realtà più periferiche del pianeta.

Guardando avanti, il calendario del Gruppo E concede a Curaçao altre due occasioni per trasformare questa sconfitta in un ricordo fertile. Il ct Advocaat, abituato a ben altre pressioni sui campi d’Europa, sa che il vero traguardo è già stato tagliato: aver portato un’isola di centocinquantamila anime sotto i riflettori del mondo, con la promessa di lottare ancora. «Dobbiamo trasformare questo in un bel torneo», ha ripetuto, e nel suo sguardo non c’è rassegnazione ma la consapevolezza che certe avventure, anche quando finiscono male, non sono mai soltanto un risultato.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il tecnico più anziano del Mondiale, Advocaat, si era commosso già prima del fischio d'avvio, ma dopo il 7-1 continua a credere nelle sorprese. L'esordio storico si è chiuso con una sconfitta pesante, però non c'è motivo di abbattersi: la rappresentativa caraibica intravede ancora una campagna positiva.

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Curaçao resta orgoglioso nonostante il pesante 7-1 contro la Germania, con Advocaat che sottolinea come il punteggio non sia motivo di vergogna. I giocatori sono stati esortati a trasformare questa esperienza in un Mondiale meraviglioso, e l'allenatore assicura che possono ancora creare sorprese nelle prossime due partite.

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