
Crolli a Port Harcourt e Kolkata: vittime, dispersi e l’ombra della precarietà edilizia
Due crolli in cantieri in Nigeria e in India riaccendono l’allarme sulla sicurezza delle costruzioni, mentre le autorità locali avviano indagini e arresti.
Due distinti cedimenti strutturali, avvenuti a poche ore di distanza in Nigeria e in India, hanno provocato morti, feriti e un numero ancora incerto di dispersi, gettando una luce cruda sulle condizioni di lavoro e sui controlli edilizi in entrambi i Paesi. A Port Harcourt, nel sud della Nigeria, un edificio in costruzione è collassato lungo Odili Road; a Kolkata, nell’est dell’India, un magazzino in fase di completamento nel quartiere di Taratala è venuto giù poco dopo mezzogiorno di mercoledì 24 giugno 2026.
Secondo le autorità sanitarie dello Stato di Rivers, due persone gravemente ferite sono state estratte dalle macerie di Port Harcourt e trasportate d’urgenza all’ospedale universitario. Testimoni e soccorritori locali riferiscono tuttavia di almeno un morto e di diversi operai ancora intrappolati sotto le lastre di cemento, tra cui l’ingegnere di cantiere e una venditrice ambulante di cibo, la cui voce sarebbe stata udita fino a sera. Le fonti nigeriane divergono sull’altezza dell’edificio: per alcuni si trattava di una struttura di tre piani, per altri di cinque, con il sospetto, avanzato da residenti anonimi, che il progetto originale fosse stato ampliato senza adeguate verifiche statiche. A Kolkata, il bilancio provvisorio fornito dal governo del Bengala Occidentale parla di circa venticinque persone soccorse, cinque delle quali decedute. La polizia ha arrestato cinque persone, tra cui l’ingegnere strutturale, e ha istituito una squadra investigativa speciale, mentre l’esercito indiano è intervenuto con quattro colonne del Comando Orientale per affiancare le operazioni di scavo.
In entrambi i casi, le testimonianze raccolte sul posto descrivono una sequenza di scricchiolii, un boato e poi la nube di polvere. A Port Harcourt, un muratore sopravvissuto ha raccontato di essere uscito pochi minuti prima del crollo e di avere ancora il fratello sotto le macerie. A Kolkata, i residenti hanno parlato di una scossa simile a un terremoto e di grida provenienti dai detriti. Le ipotesi sulle cause, non ancora confermate ufficialmente, ruotano attorno all’uso di materiali scadenti in Nigeria e ai danni provocati dalle forti piogge in India, dove il tetto in calcestruzzo del terzo piano era stato gettato da appena tre giorni.
La frequenza di questi episodi – a Port Harcourt è il secondo crollo in una settimana – solleva interrogativi sulla tenuta dei sistemi di vigilanza urbanistica in contesti di rapida espansione edilizia. In Nigeria, il ministero della Pianificazione fisica è intervenuto sul posto, mentre in India il capo del governo statale ha disposto la sospensione di tutte le attività edilizie a Kolkata fino al completamento di un audit, previsto per fine luglio. Le indagini sono in corso e il numero definitivo delle vittime potrebbe aggravarsi con il proseguire delle ricerche tra le macerie.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una serie di crolli di edifici a Port Harcourt ha gettato i residenti nel panico e mobilitato i soccorritori. Una persona è morta e molte restano intrappolate, mentre si odono ancora grida disperate provenire dalle macerie. Gli incidenti sollevano nuovi interrogativi sulle norme edilizie nella regione.
Il crollo di un magazzino in costruzione a Kolkata ha suscitato dolore e una rapida risposta ufficiale. Le famiglie cercano disperatamente i propri cari scomparsi, mentre la polizia ha già arrestato cinque persone, tra cui l'ingegnere strutturale. La tragedia evidenzia le persistenti lacune nell'applicazione delle norme di sicurezza.
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