
Mondiale 2026, la Costa d'Avorio risorge all'ultimo respiro: Ecuador punito da Diallo
Amad Diallo segna al 90' e regala agli ivoriani la prima vittoria contro una sudamericana nei gironi, mentre l'Ecuador paga tre legni e l'inesperienza.
Ci sono partite che sembrano scritte per lo 0-0, finché un lampo non riscrive la storia. Al Lincoln Financial Field di Filadelfia, davanti a oltre 68mila spettatori in larga parte ecuadoriani, la Costa d'Avorio ha strappato una vittoria agónica (1-0) sull'Ecuador, firmata da Amad Diallo a quarantaquattro minuti della ripresa. Il giovane talento del Manchester United, entrato dalla panchina, ha infilato il pallone nell'angolo lontano con un sinistro chirurgico, spegnendo di colpo la rumorosa marea gialla che aveva incitato la Tri per tutto l'incontro. Un gol che non solo decide la prima giornata del Gruppo E, ma infrange un tabù storico: mai prima d'ora gli ivoriani avevano battuto una nazionale sudamericana nella fase a gironi di un Mondiale.
L'Ecuador, tuttavia, può recriminare a lungo. Nel primo tempo la squadra di Sebastián Beccacece ha colpito due traverse – con John Yeboah al 23' e con Pedro Vite al 30' – e ha costruito le occasioni più nitide, salvo poi smarrirsi nella definizione. La Costa d'Avorio, al suo primo successo iridato dopo dodici anni di assenza (l'ultimo risaliva al 2014), ha risposto con un palo di Elye Wahi a inizio ripresa e con una gestione accorta degli spazi, affidata alla velocità sulle corsie laterali. Secondo gli analisti sudamericani, la Tri ha pagato la mancanza di cinismo sotto porta, un limite che Beccacece stesso ha ammesso parlando di 'scarsa punteria' e di una superiorità territoriale non capitalizzata. Il tecnico argentino ha però puntato il dito anche contro l'arbitraggio, reclamando una 'chiara espulsione' per un intervento avversario che, a suo dire, avrebbe potuto cambiare l'inerzia.
Dall'Africa, la lettura è diametralmente opposta. La Costa d'Avorio, guidata da Emerse Faé – la cui esultanza incontenibile dopo il gol è diventata virale – ha mostrato la resilienza tipica delle squadre che tornano sul palcoscenico globale con fame di riscatto. Il successo spezza una maledizione che durava dalle partecipazioni del 2006 e del 2010, quando gli ivoriani incrociarono sempre sudamericane (Argentina e Brasile) senza mai vincere. Ora, con tre punti in tasca e la prospettiva di affrontare la Germania a Toronto, il gruppo africano può guardare con ottimismo alla qualificazione, forte di una generazione che mescola esperienza europea e atletismo.
Per l'Ecuador, invece, il cammino si fa subito in salita. La sconfitta all'esordio – la terza nella storia dopo Italia 2002 e Svizzera 2014 – costringe la Tri a un percorso netto: battere Curaçao a Kansas City e poi giocarsi il tutto per tutto contro la corazzata tedesca nell'ultimo turno, oppure sperare in uno dei migliori terzi posti. Uno scenario che, osservano i commentatori europei, ricorda quanto sia spietato il formato a 48 squadre, dove ogni passo falso può diventare fatale. La Costa d'Avorio, dal canto suo, ha già dimostrato che nel calcio moderno le distanze tra continenti si assottigliano, e che un guizzo di un ragazzo cresciuto nei vivai della Premier League può riscrivere i destini di un'intera regione.
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