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Finanzadomenica 14 giugno 2026

Rupiah e renminbi sfidano il dollaro: l’asse Jakarta-Pechino ridisegna i pagamenti asiatici

L’Indonesia moltiplica gli accordi con la Cina per le transazioni in valuta locale, mentre Buenos Aires cerca di rinnovare lo swap da 20 miliardi. Ma a Jakarta cresce il timore per l’impatto sul credito interno.

La firma apposta l’11 giugno a Shanghai dai governatori delle banche centrali di Indonesia e Cina non è soltanto un aggiornamento tecnico. L’intesa sul Bilateral Currency Swap Arrangement, accompagnata dall’estensione del Local Currency Transaction a Hong Kong e dal potenziamento del sistema di pagamento transfrontaliero QRIS, segnala un’accelerazione nella strategia di de-dollarizzazione che da Giacarta a Buenos Aires sta ridisegnando i flussi commerciali del Sud globale. Il vicepresidente del parlamento indonesiano, Sufmi Dasco Ahmad, ha parlato di «svolta storica»: d’ora in poi gli scambi tra l’arcipelago, la Cina continentale e l’ex colonia britannica potranno regolarsi direttamente in rupiah o renminbi offshore, scavalcando il biglietto verde.

La mossa di Jakarta non è isolata. Nella stessa settimana il presidente della Banca centrale argentina, Santiago Bausili, ha concluso a Shanghai una serie di incontri per rinnovare lo swap da 20 miliardi di dollari in scadenza ad agosto. Secondo gli osservatori di Buenos Aires, l’intesa potrebbe essere formalizzata proprio in quella finestra temporale, offrendo al governo Milei una riserva di liquidità in yuan indispensabile per onorare gli impegni con il Fondo monetario internazionale. Pechino, da parte sua, consolida una rete di accordi bilaterali che le consente di promuovere il renminbi come valuta di regolamento senza dover affrontare frontalmente l’egemonia del dollaro, ma erodendone progressivamente la necessità pratica.

La prospettiva europea, e italiana in particolare, merita attenzione. Gli analisti di Bruxelles osservano che la moltiplicazione di corridoi valutari alternativi, se da un lato riduce i costi di transazione per le imprese asiatiche, dall’altro rischia di frammentare l’architettura finanziaria globale su cui si regge anche la competitività dell’export del Vecchio Continente. Per l’Italia, che con l’Indonesia intrattiene un interscambio in crescita soprattutto nella meccanica strumentale e nell’agroalimentare, l’eventuale consolidamento di un’area commerciale renminbi-rupiah potrebbe imporre un ripensamento delle strategie di copertura valutaria, oggi quasi interamente denominate in dollari.

A Jakarta, tuttavia, l’entusiasmo per la ritrovata forza del rupiah si scontra con un avvertimento interno. L’Institute for Development of Economics and Finance (Indef) ha messo in guardia contro l’eccessivo assorbimento di liquidità generato dai Sekuritas Rupiah Bank Indonesia, strumenti a breve termine che offrono rendimenti elevati e attirano massicci investimenti. Il rischio, spiegano gli economisti locali, è un effetto di spiazzamento del credito verso i settori produttivi: le banche preferiscono parcheggiare la raccolta nei titoli della banca centrale anziché finanziare imprese e famiglie, innescando una stretta che potrebbe rallentare la ripresa proprio mentre la valuta si apprezza.

Il paradosso indonesiano racchiude la tensione che attraversa molte economie emergenti: la ricerca di sovranità monetaria e di emancipazione dal dollaro convive con la fragilità di sistemi finanziari ancora bisognosi di stimoli interni. La partita si giocherà nei prossimi mesi, tra la probabile ratifica dello swap argentino, l’operatività del nuovo framework trilaterale in Asia e la capacità di Bank Indonesia di calibrare i propri strumenti senza soffocare l’economia reale. L’Europa, per ora spettatrice, farebbe bene a non sottovalutare la portata di un riallineamento che tocca i nervi scoperti del suo stesso modello di internazionalizzazione.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

24%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa latinoamericana
Stampa sud-est asiatica
trionfopragmatismo

L'Indonesia ha compiuto una mossa strategica con la Cina per rafforzare la rupia attraverso un accordo di swap bilaterale, riducendo la dipendenza dal dollaro. L'intesa è celebrata come una svolta per la resilienza economica nazionale e un passo verso l'internazionalizzazione della rupia, con transazioni ora possibili in rupia e renminbi a Hong Kong.

Stampa latinoamericana/ mercato
pragmatismodistacco

Il presidente della banca centrale argentina ha concluso una visita in Cina con progressi per rinnovare lo swap da 20 miliardi di dollari, in una mossa descritta come pragmatica per rafforzare le riserve. L'incontro ha incluso discussioni tecniche sull'interoperabilità dei sistemi di pagamento, senza accenti geopolitici espliciti.

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domenica 14 giugno 2026

Rupiah e renminbi sfidano il dollaro: l’asse Jakarta-Pechino ridisegna i pagamenti asiatici

L’Indonesia moltiplica gli accordi con la Cina per le transazioni in valuta locale, mentre Buenos Aires cerca di rinnovare lo swap da 20 miliardi. Ma a Jakarta cresce il timore per l’impatto sul credito interno.

La firma apposta l’11 giugno a Shanghai dai governatori delle banche centrali di Indonesia e Cina non è soltanto un aggiornamento tecnico. L’intesa sul Bilateral Currency Swap Arrangement, accompagnata dall’estensione del Local Currency Transaction a Hong Kong e dal potenziamento del sistema di pagamento transfrontaliero QRIS, segnala un’accelerazione nella strategia di de-dollarizzazione che da Giacarta a Buenos Aires sta ridisegnando i flussi commerciali del Sud globale. Il vicepresidente del parlamento indonesiano, Sufmi Dasco Ahmad, ha parlato di «svolta storica»: d’ora in poi gli scambi tra l’arcipelago, la Cina continentale e l’ex colonia britannica potranno regolarsi direttamente in rupiah o renminbi offshore, scavalcando il biglietto verde.

La mossa di Jakarta non è isolata. Nella stessa settimana il presidente della Banca centrale argentina, Santiago Bausili, ha concluso a Shanghai una serie di incontri per rinnovare lo swap da 20 miliardi di dollari in scadenza ad agosto. Secondo gli osservatori di Buenos Aires, l’intesa potrebbe essere formalizzata proprio in quella finestra temporale, offrendo al governo Milei una riserva di liquidità in yuan indispensabile per onorare gli impegni con il Fondo monetario internazionale. Pechino, da parte sua, consolida una rete di accordi bilaterali che le consente di promuovere il renminbi come valuta di regolamento senza dover affrontare frontalmente l’egemonia del dollaro, ma erodendone progressivamente la necessità pratica.

La prospettiva europea, e italiana in particolare, merita attenzione. Gli analisti di Bruxelles osservano che la moltiplicazione di corridoi valutari alternativi, se da un lato riduce i costi di transazione per le imprese asiatiche, dall’altro rischia di frammentare l’architettura finanziaria globale su cui si regge anche la competitività dell’export del Vecchio Continente. Per l’Italia, che con l’Indonesia intrattiene un interscambio in crescita soprattutto nella meccanica strumentale e nell’agroalimentare, l’eventuale consolidamento di un’area commerciale renminbi-rupiah potrebbe imporre un ripensamento delle strategie di copertura valutaria, oggi quasi interamente denominate in dollari.

A Jakarta, tuttavia, l’entusiasmo per la ritrovata forza del rupiah si scontra con un avvertimento interno. L’Institute for Development of Economics and Finance (Indef) ha messo in guardia contro l’eccessivo assorbimento di liquidità generato dai Sekuritas Rupiah Bank Indonesia, strumenti a breve termine che offrono rendimenti elevati e attirano massicci investimenti. Il rischio, spiegano gli economisti locali, è un effetto di spiazzamento del credito verso i settori produttivi: le banche preferiscono parcheggiare la raccolta nei titoli della banca centrale anziché finanziare imprese e famiglie, innescando una stretta che potrebbe rallentare la ripresa proprio mentre la valuta si apprezza.

Il paradosso indonesiano racchiude la tensione che attraversa molte economie emergenti: la ricerca di sovranità monetaria e di emancipazione dal dollaro convive con la fragilità di sistemi finanziari ancora bisognosi di stimoli interni. La partita si giocherà nei prossimi mesi, tra la probabile ratifica dello swap argentino, l’operatività del nuovo framework trilaterale in Asia e la capacità di Bank Indonesia di calibrare i propri strumenti senza soffocare l’economia reale. L’Europa, per ora spettatrice, farebbe bene a non sottovalutare la portata di un riallineamento che tocca i nervi scoperti del suo stesso modello di internazionalizzazione.

Divergenza delle fonti

Finanza · 3 testate · 2 lingue

24%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole86%
Neutrale14%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa latinoamericana
Stampa sud-est asiatica
trionfopragmatismo

L'Indonesia ha compiuto una mossa strategica con la Cina per rafforzare la rupia attraverso un accordo di swap bilaterale, riducendo la dipendenza dal dollaro. L'intesa è celebrata come una svolta per la resilienza economica nazionale e un passo verso l'internazionalizzazione della rupia, con transazioni ora possibili in rupia e renminbi a Hong Kong.

Stampa latinoamericana/ mercato
pragmatismodistacco

Il presidente della banca centrale argentina ha concluso una visita in Cina con progressi per rinnovare lo swap da 20 miliardi di dollari, in una mossa descritta come pragmatica per rafforzare le riserve. L'incontro ha incluso discussioni tecniche sull'interoperabilità dei sistemi di pagamento, senza accenti geopolitici espliciti.

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