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Finanzadomenica 14 giugno 2026

Oro in ribasso globale, Teheran sconta la tregua: i mercati fra distensione e Fed

Il metallo giallo cede oltre il 2% in una settimana segnata da speranze di accordo Iran-Usa e attesa per la riunione della banca centrale americana.

La settimana appena conclusa ha restituito un oro in deciso arretramento sui mercati internazionali, con il prezzo spot sceso fino a 4.209 dollari l’oncia e una perdita complessiva di circa il 2,7%. A pesare è stato un intreccio di fattori solo in apparenza contraddittori: da un lato i segnali di disgelo tra Washington e Teheran, dall’altro il persistente scetticismo sulla traiettoria dell’inflazione americana in vista della riunione del Federal Reserve. Negli stessi giorni, il metallo ha toccato un minimo intraday di 4.023 dollari, il livello più basso del 2026, per poi recuperare parzialmente terreno quando le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno ricordato agli investitori che la partita geopolitica è tutt’altro che chiusa.

Nell’ottica di Teheran, il raffreddamento delle quotazioni si è tradotto in un immediato sollievo per i listini interni. I mercati iraniani hanno aperto la seduta domenicale con un marcato gap negativo: il grammo di oro a 18 carati è scivolato sotto i 17 milioni e 125 mila toman, mentre la moneta imperiale ha seguito la stessa traiettoria. La piazza valutaria ufficiale, tuttavia, ha mostrato un movimento opposto: presso il Centro di scambio valuta e oro dell’Iran, il dollaro, l’euro e il dirham hanno registrato lievi rialzi nei tassi di trasferimento, con il biglietto verde salito di 95 toman a quota 148.614. È il riflesso di un mercato che, pur scommettendo su un’intesa, non abbandona del tutto la cautela accumulata in mesi di crisi mediorientale.

Da Dacca lo sguardo è diverso ma complementare. In Bangladesh la valuta statunitense è rimasta stabile a 122,75 taka, mentre la maggior parte delle principali divise ha mostrato apprezzamenti, fatta eccezione per euro, sterlina, rupia, yuan e dollari australiano e singaporiano, in calo. La fotografia restituisce un mercato asiatico ancora condizionato dalle oscillazioni mediorientali e dai flussi commerciali, con il tasso ufficiale della banca centrale sistematicamente superato dalle quotazioni del mercato aperto.

A Giacarta gli analisti guardano già alla prossima settimana. Con il metallo giallo scambiato sotto i 3 milioni di rupie al grammo, le previsioni indicano un possibile corridoio tra 2,5 e 2,88 milioni, con un primo supporto tecnico a 4.058 dollari l’oncia e un secondo, più profondo, a 3.929 dollari. L’eventuale formalizzazione di un accordo tra Iran e Stati Uniti – e la conseguente riapertura senza rischi dello Stretto di Hormuz – potrebbe accelerare la correzione, riducendo il premio geopolitico che aveva sorretto le quotazioni nelle settimane precedenti.

Per l’Europa e per l’Italia, questi movimenti hanno un doppio significato. La discesa dell’oro mitiga le pressioni sui beni rifugio ma segnala anche un allentamento delle tensioni in un’area cruciale per gli approvvigionamenti energetici. Resta però il nodo della politica monetaria americana: con l’inflazione che potrebbe persistere anche in presenza di un calo del petrolio, come sottolineato dagli strategist di Zander Metals, il mercato si interroga se la Fed manterrà i tassi elevati più a lungo del previsto. La settimana entrante, con la riunione del comitato di politica monetaria, offrirà una prima risposta, mentre gli occhi restano puntati sul tavolo negoziale iraniano-americano, vero ago della bilancia per l’oro globale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa indiana e sudasiatica
Stampa iraniana e affini/ regime
pragmatismoscetticismo

I mercati iraniani hanno registrato un forte calo dei prezzi di dollaro, oro e monete in seguito a segnali politici positivi dai negoziati Iran-USA. Gli operatori restano in attesa di nuovi sviluppi politici, mentre il dollaro scende sotto la soglia dei 170mila tomans e l'oro a 18 carati perde quota. Permane una certa cautela: l'oro non è ancora fuori pericolo e la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe influenzare la direzione futura.

Stampa indiana e sudasiatica
distaccopragmatismo

In Bangladesh, il dollaro è rimasto stabile a 122,75 taka all'inizio della settimana, mentre la maggior parte delle principali valute è salita. Il conflitto in Medio Oriente continua a generare volatilità nel mercato dei cambi, ma una tendenza al rialzo dei prezzi delle valute è evidente da oltre un mese. I tassi ufficiali della banca centrale sono leggermente superiori a quelli del mercato aperto.

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domenica 14 giugno 2026

Oro in ribasso globale, Teheran sconta la tregua: i mercati fra distensione e Fed

Il metallo giallo cede oltre il 2% in una settimana segnata da speranze di accordo Iran-Usa e attesa per la riunione della banca centrale americana.

La settimana appena conclusa ha restituito un oro in deciso arretramento sui mercati internazionali, con il prezzo spot sceso fino a 4.209 dollari l’oncia e una perdita complessiva di circa il 2,7%. A pesare è stato un intreccio di fattori solo in apparenza contraddittori: da un lato i segnali di disgelo tra Washington e Teheran, dall’altro il persistente scetticismo sulla traiettoria dell’inflazione americana in vista della riunione del Federal Reserve. Negli stessi giorni, il metallo ha toccato un minimo intraday di 4.023 dollari, il livello più basso del 2026, per poi recuperare parzialmente terreno quando le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno ricordato agli investitori che la partita geopolitica è tutt’altro che chiusa.

Nell’ottica di Teheran, il raffreddamento delle quotazioni si è tradotto in un immediato sollievo per i listini interni. I mercati iraniani hanno aperto la seduta domenicale con un marcato gap negativo: il grammo di oro a 18 carati è scivolato sotto i 17 milioni e 125 mila toman, mentre la moneta imperiale ha seguito la stessa traiettoria. La piazza valutaria ufficiale, tuttavia, ha mostrato un movimento opposto: presso il Centro di scambio valuta e oro dell’Iran, il dollaro, l’euro e il dirham hanno registrato lievi rialzi nei tassi di trasferimento, con il biglietto verde salito di 95 toman a quota 148.614. È il riflesso di un mercato che, pur scommettendo su un’intesa, non abbandona del tutto la cautela accumulata in mesi di crisi mediorientale.

Da Dacca lo sguardo è diverso ma complementare. In Bangladesh la valuta statunitense è rimasta stabile a 122,75 taka, mentre la maggior parte delle principali divise ha mostrato apprezzamenti, fatta eccezione per euro, sterlina, rupia, yuan e dollari australiano e singaporiano, in calo. La fotografia restituisce un mercato asiatico ancora condizionato dalle oscillazioni mediorientali e dai flussi commerciali, con il tasso ufficiale della banca centrale sistematicamente superato dalle quotazioni del mercato aperto.

A Giacarta gli analisti guardano già alla prossima settimana. Con il metallo giallo scambiato sotto i 3 milioni di rupie al grammo, le previsioni indicano un possibile corridoio tra 2,5 e 2,88 milioni, con un primo supporto tecnico a 4.058 dollari l’oncia e un secondo, più profondo, a 3.929 dollari. L’eventuale formalizzazione di un accordo tra Iran e Stati Uniti – e la conseguente riapertura senza rischi dello Stretto di Hormuz – potrebbe accelerare la correzione, riducendo il premio geopolitico che aveva sorretto le quotazioni nelle settimane precedenti.

Per l’Europa e per l’Italia, questi movimenti hanno un doppio significato. La discesa dell’oro mitiga le pressioni sui beni rifugio ma segnala anche un allentamento delle tensioni in un’area cruciale per gli approvvigionamenti energetici. Resta però il nodo della politica monetaria americana: con l’inflazione che potrebbe persistere anche in presenza di un calo del petrolio, come sottolineato dagli strategist di Zander Metals, il mercato si interroga se la Fed manterrà i tassi elevati più a lungo del previsto. La settimana entrante, con la riunione del comitato di politica monetaria, offrirà una prima risposta, mentre gli occhi restano puntati sul tavolo negoziale iraniano-americano, vero ago della bilancia per l’oro globale.

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pragmatismoscetticismo

I mercati iraniani hanno registrato un forte calo dei prezzi di dollaro, oro e monete in seguito a segnali politici positivi dai negoziati Iran-USA. Gli operatori restano in attesa di nuovi sviluppi politici, mentre il dollaro scende sotto la soglia dei 170mila tomans e l'oro a 18 carati perde quota. Permane una certa cautela: l'oro non è ancora fuori pericolo e la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe influenzare la direzione futura.

Stampa indiana e sudasiatica
distaccopragmatismo

In Bangladesh, il dollaro è rimasto stabile a 122,75 taka all'inizio della settimana, mentre la maggior parte delle principali valute è salita. Il conflitto in Medio Oriente continua a generare volatilità nel mercato dei cambi, ma una tendenza al rialzo dei prezzi delle valute è evidente da oltre un mese. I tassi ufficiali della banca centrale sono leggermente superiori a quelli del mercato aperto.

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