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Boom di macellazioni in Brasile, mentre Argentina e Stati Uniti affrontano carenze e prezzi alle stelle

Nel primo trimestre 2026 il Brasile ha raggiunto volumi storici di abbattimento, ma siccità, parassiti e tensioni commerciali ridisegnano la geografia mondiale della carne, con possibili ripercussioni per i consumatori europei.

Il paradosso della carne globale nel 2026 si consuma su tre latitudini. In Brasile, primo esportatore mondiale, i macelli hanno lavorato a ritmi mai visti per un inizio d’anno: secondo i dati dell’Istituto brasiliano di geografia e statistica (IBGE), nel primo trimestre sono stati abbattuti 10,3 milioni di bovini, il 3,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i suini hanno toccato il record assoluto di 15,2 milioni di capi e il pollame ha sfiorato 1,7 miliardi di unità. Complessivamente, l’industria ha immesso sul mercato 7,8 milioni di tonnellate equivalenti di carcassa, un balzo del 7% che smentisce le previsioni di contrazione circolate fino a pochi mesi fa. Un’abbondanza che stride con quanto accade altrove.

In Argentina, patria della carne per antonomasia, il consumo interno è sprofondato ai minimi da vent’anni. Il rapporto della Camera dell’industria e del commercio delle carni (Ciccra) fotografa una razione pro capite di appena 47,5 chili annui, erosa da un potere d’acquisto in ritirata nonostante i prezzi al dettaglio siano rimasti relativamente stabili. La produzione di carne bovina è calata del 7,3% nei primi cinque mesi, penalizzata dalla minore disponibilità di capi dopo la siccità del 2022. Il settore guarda ormai quasi esclusivamente all’export e a un rialzo delle quotazioni internazionali, mentre il mercato domestico arretra.

Anche gli Stati Uniti vivono una fase di tensione. Il patrimonio bovino è sceso ai livelli più bassi dagli anni Cinquanta, provato da anni di siccità, e l’arrivo negli allevamenti americani della miasi da Cochliomyia hominivorax, il parassita “screwworm” partito dal Messico, sta aggravando i costi di produzione. A questo si somma l’incognita commerciale: mentre i negoziatori di Washington e Città del Messico discutevano il rinnovo dell’intesa nordamericana, il presidente Trump ha minacciato dazi sulla carne bovina messicana, lasciando intravedere una possibile guerra tariffaria che ridisegnerebbe i flussi continentali. Per i consumatori statunitensi, il prezzo degli hamburger è già aumentato sensibilmente dall’inizio del 2025 e potrebbe salire ancora.

Questa geografia spezzata ha conseguenze dirette per l’Europa e per l’Italia. Il Vecchio Continente importa quote significative di carne bovina dal Sudamerica, e un’eventuale deviazione delle forniture brasiliane verso un mercato nordamericano affamato di proteine animali rischierebbe di innescare rincari anche sugli scaffali europei. Bruxelles, già alle prese con standard sanitari stringenti, dovrà valutare se l’epidemia di screwworm imponga ulteriori barriere, mentre gli analisti sudamericani avvertono che il Brasile, pur forte di un’offerta record, potrebbe incontrare ostacoli sul fronte delle esportazioni se le tensioni commerciali globali dovessero intensificarsi. In questo intreccio di clima, parassiti e geopolitica, la bistecca nel piatto torna a essere un indicatore sensibile degli equilibri planetari.

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martedì 16 giugno 2026

Boom di macellazioni in Brasile, mentre Argentina e Stati Uniti affrontano carenze e prezzi alle stelle

Nel primo trimestre 2026 il Brasile ha raggiunto volumi storici di abbattimento, ma siccità, parassiti e tensioni commerciali ridisegnano la geografia mondiale della carne, con possibili ripercussioni per i consumatori europei.

Il paradosso della carne globale nel 2026 si consuma su tre latitudini. In Brasile, primo esportatore mondiale, i macelli hanno lavorato a ritmi mai visti per un inizio d’anno: secondo i dati dell’Istituto brasiliano di geografia e statistica (IBGE), nel primo trimestre sono stati abbattuti 10,3 milioni di bovini, il 3,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i suini hanno toccato il record assoluto di 15,2 milioni di capi e il pollame ha sfiorato 1,7 miliardi di unità. Complessivamente, l’industria ha immesso sul mercato 7,8 milioni di tonnellate equivalenti di carcassa, un balzo del 7% che smentisce le previsioni di contrazione circolate fino a pochi mesi fa. Un’abbondanza che stride con quanto accade altrove.

In Argentina, patria della carne per antonomasia, il consumo interno è sprofondato ai minimi da vent’anni. Il rapporto della Camera dell’industria e del commercio delle carni (Ciccra) fotografa una razione pro capite di appena 47,5 chili annui, erosa da un potere d’acquisto in ritirata nonostante i prezzi al dettaglio siano rimasti relativamente stabili. La produzione di carne bovina è calata del 7,3% nei primi cinque mesi, penalizzata dalla minore disponibilità di capi dopo la siccità del 2022. Il settore guarda ormai quasi esclusivamente all’export e a un rialzo delle quotazioni internazionali, mentre il mercato domestico arretra.

Anche gli Stati Uniti vivono una fase di tensione. Il patrimonio bovino è sceso ai livelli più bassi dagli anni Cinquanta, provato da anni di siccità, e l’arrivo negli allevamenti americani della miasi da Cochliomyia hominivorax, il parassita “screwworm” partito dal Messico, sta aggravando i costi di produzione. A questo si somma l’incognita commerciale: mentre i negoziatori di Washington e Città del Messico discutevano il rinnovo dell’intesa nordamericana, il presidente Trump ha minacciato dazi sulla carne bovina messicana, lasciando intravedere una possibile guerra tariffaria che ridisegnerebbe i flussi continentali. Per i consumatori statunitensi, il prezzo degli hamburger è già aumentato sensibilmente dall’inizio del 2025 e potrebbe salire ancora.

Questa geografia spezzata ha conseguenze dirette per l’Europa e per l’Italia. Il Vecchio Continente importa quote significative di carne bovina dal Sudamerica, e un’eventuale deviazione delle forniture brasiliane verso un mercato nordamericano affamato di proteine animali rischierebbe di innescare rincari anche sugli scaffali europei. Bruxelles, già alle prese con standard sanitari stringenti, dovrà valutare se l’epidemia di screwworm imponga ulteriori barriere, mentre gli analisti sudamericani avvertono che il Brasile, pur forte di un’offerta record, potrebbe incontrare ostacoli sul fronte delle esportazioni se le tensioni commerciali globali dovessero intensificarsi. In questo intreccio di clima, parassiti e geopolitica, la bistecca nel piatto torna a essere un indicatore sensibile degli equilibri planetari.

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