
Berna cerca un secondo scudo antimissile: colloqui con Francia, Israele e Corea del Sud
Il ritardo nella consegna dei Patriot americani spinge la Svizzera a diversificare i fornitori per la difesa aerea a lungo raggio, in un quadro di sicurezza europeo in rapido deterioramento.
La Svizzera ha avviato negoziati contrattuali con produttori di Francia, Israele e Corea del Sud per l’acquisizione di un sistema missilistico terra-aria a lungo raggio supplementare. La decisione, annunciata dal governo federale, è una conseguenza diretta dei ritardi accumulati nella fornitura del sistema Patriot statunitense, ordinato nel 2022 e ora atteso con uno slittamento di quattro-cinque anni rispetto alle previsioni iniziali. Berna ha nel contempo scongelato i pagamenti per i Patriot, sospesi lo scorso autunno, per evitare costi aggiuntivi e ulteriori dilazioni, ma intende affiancare a quel sistema una seconda piattaforma per ridurre la dipendenza da un unico fornitore e da una sola catena di approvvigionamento.
Secondo fonti governative elvetiche, il deterioramento della situazione di sicurezza in Europa – accelerato dall’invasione russa dell’Ucraina – impone alla Confederazione di dotarsi rapidamente di capacità di difesa contro attacchi a distanza. Il ministro della Difesa Martin Pfister ha sottolineato che il nuovo sistema, il cui costo è stimato sensibilmente superiore ai circa due miliardi di franchi previsti per i Patriot, dovrà essere operativo nel più breve tempo possibile, anche nell’eventualità che la commessa americana non si concretizzi. Il direttore degli armamenti nazionali ha precisato che, per quanto riguarda Israele, l’opzione in esame non è il sistema Arrow, lasciando intendere che i colloqui riguardino altre soluzioni della sua industria della difesa.
La mossa di Berna si inserisce in un più ampio ripensamento della postura strategica elvetica, tradizionalmente ancorata alla neutralità. Il governo ha già annunciato l’intenzione di creare un fondo per l’armamento finanziato da un aumento dell’IVA di 0,5 punti percentuali, che si sommerebbe ai recenti incrementi destinati al sistema pensionistico e alle infrastrutture ferroviarie. Nell’ottica di Bruxelles, la scelta svizzera di rivolgersi a tre fornitori extra-UE – con la Francia unico partner europeo – riflette la volontà di non legarsi esclusivamente all’ombrello tecnologico americano, in un momento in cui l’affidabilità delle catene di fornitura statunitensi è messa in discussione dalle priorità dettate dal conflitto ucraino.
Per l’Italia e per l’industria europea della difesa, l’iniziativa elvetica rappresenta un segnale duplice. Da un lato, conferma la centralità del Vecchio Continente come mercato per sistemi di difesa aerea avanzati, con Parigi in lizza accanto a competitor extraeuropei. Dall’altro, evidenzia come i ritardi accumulati da Washington stiano spingendo anche Paesi storicamente neutrali a esplorare alternative, accelerando una frammentazione degli approvvigionamenti che potrebbe ridefinire gli equilibri della cooperazione transatlantica nel settore. I negoziati sono in fase iniziale e non sono state rese note le aziende coinvolte; la Svizzera prevede di concludere le valutazioni tecniche e contrattuali nei prossimi mesi, con l’obiettivo di formalizzare un ordine entro la fine dell’anno.
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La Svizzera cerca un secondo sistema antimissile a causa dei ritardi nella consegna dei Patriot americani, ma il governo propone anche un aumento dell'IVA per finanziarlo. Dopo gli aumenti per pensioni e ferrovie, l'esercito rivendica la sua parte, suscitando scetticismo tra i contribuenti.
La ricerca svizzera di un secondo sistema di difesa aerea apre un'importante opportunità per l'industria della difesa israeliana, mentre Berna tratta con produttori francesi, israeliani e sudcoreani. I ritardi nella consegna dei Patriot americani spingono la Svizzera a diversificare i fornitori, e Israele si presenta come un concorrente forte nonostante i costi elevati.
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