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Benzina sotto i 4 dollari negli Usa: l’accordo Usa-Iran riapre Hormuz e allenta la crisi energetica

Il memorandum firmato da Trump prevede la diluizione dell’uranio iraniano e la revoca delle sanzioni, riattivando lo stretto da cui transita un quinto del petrolio mondiale.

Per la prima volta dalla fine di marzo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è sceso sotto la soglia psicologica dei 4 dollari al gallone, toccando i 3,999 dollari secondo i dati dell’associazione automobilistica AAA. Il ribasso, che segue un calo del 15% del greggio americano nell’ultimo mese e porta il petrolio sotto i 75 dollari al barile, è arrivato nelle ore immediatamente successive alla firma di un memorandum d’intesa tra il presidente Donald Trump e l’Iran. L’accordo prevede che Teheran diluisca le proprie scorte di uranio altamente arricchito e introduce deroghe alle sanzioni che gravano sulle esportazioni petrolifere iraniane, ma il suo effetto più immediato è la riapertura dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo che era rimasto di fatto paralizzato dal 28 febbraio, quando Washington aveva lanciato l’attacco contro l’Iran dando inizio a un conflitto che aveva spinto il greggio oltre i 100 dollari e innescato una crisi energetica di proporzioni storiche.

La svolta viene letta con chiavi diverse a seconda della latitudine. Da Washington l’intesa è presentata come un successo diplomatico capace di allentare tensioni che minacciavano la ripresa globale; da Teheran si sottolinea la prospettiva di un alleggerimento delle sanzioni e del ritorno sui mercati del petrolio iraniano. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la riapertura di Hormuz ha un significato strategico immediato: attraverso quello stretto transita circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, e la sua chiusura aveva contribuito ad aggravare la spirale inflazionistica che ha colpito famiglie e imprese del continente. Gli analisti di Bruxelles avvertono che i prezzi alla pompa europei, pur attutiti dalla elevata fiscalità, restano legati all’andamento delle quotazioni internazionali, e un allentamento duraturo della pressione sul greggio potrebbe tradursi in un parziale sollievo per i costi energetici italiani, ancora molto elevati rispetto ai livelli pre-crisi.

Sul territorio americano il quadro resta disomogeneo: in Stati come l’Indiana la benzina è già scesa a 3,40 dollari al gallone, e in ventotto Stati la media è ormai sotto i 4 dollari, ma in California e in altre aree i listini rimangono ben più alti. Il picco di maggio aveva toccato i 4,56 dollari, e nonostante il recente calo i prezzi attuali sono ancora superiori di oltre un dollaro rispetto a quelli precedenti l’inizio delle ostilità. La società di consulenza Rapidan Energy Group frena gli entusiasmi: secondo le sue proiezioni, a causa dei bassi livelli delle scorte, la benzina americana non tornerà sotto la soglia dei 3 dollari pre-guerra prima del 2027, e il declino più marcato è atteso soltanto con l’arrivo dell’inverno.

L’impatto globale dell’intesa si estende ben oltre i confini statunitensi. In India, ad esempio, il prezzo dei carburanti ha registrato un rialzo del 7% in tre mesi, a riprova di come la crisi di Hormuz abbia colpito in modo asimmetrico le economie emergenti. Il possibile ritorno del greggio iraniano sui mercati internazionali potrebbe modificare gli equilibri in seno all’OPEC+ e allentare la tensione sull’offerta, ma la natura preliminare dell’accordo – un memorandum, non un trattato di pace – lascia aperti scenari di instabilità. Per l’Italia e per l’Europa la prospettiva di un abbassamento strutturale della bolletta energetica è concreta, ma resta subordinata alla tenuta di un’intesa fragile e alla capacità di diversificare le fonti in un mondo in cui la geografia del petrolio continua a essere disegnata dalle crisi.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa indiana e sudasiatica
Stampa atlantica / anglosfera
pragmatismodistacco

Gli automobilisti statunitensi respirano un po' di sollievo: il prezzo medio della benzina scende sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta da marzo. Il calo arriva dopo l'accordo USA-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, che allenta le tensioni sul greggio e si traduce in un beneficio concreto per i consumatori.

Stampa indiana e sudasiatica
scetticismovittimismo

Mentre l'accordo USA-Iran fa scendere la benzina americana sotto i 4 dollari al gallone, il quadro è diverso per l'India, dove i prezzi del carburante sono saliti del 7% in soli tre mesi. Il calo del greggio globale non si è tradotto in un sollievo alle pompe indiane, rivelando le ricadute disomogenee degli accordi geopolitici.

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giovedì 18 giugno 2026

Benzina sotto i 4 dollari negli Usa: l’accordo Usa-Iran riapre Hormuz e allenta la crisi energetica

Il memorandum firmato da Trump prevede la diluizione dell’uranio iraniano e la revoca delle sanzioni, riattivando lo stretto da cui transita un quinto del petrolio mondiale.

Per la prima volta dalla fine di marzo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è sceso sotto la soglia psicologica dei 4 dollari al gallone, toccando i 3,999 dollari secondo i dati dell’associazione automobilistica AAA. Il ribasso, che segue un calo del 15% del greggio americano nell’ultimo mese e porta il petrolio sotto i 75 dollari al barile, è arrivato nelle ore immediatamente successive alla firma di un memorandum d’intesa tra il presidente Donald Trump e l’Iran. L’accordo prevede che Teheran diluisca le proprie scorte di uranio altamente arricchito e introduce deroghe alle sanzioni che gravano sulle esportazioni petrolifere iraniane, ma il suo effetto più immediato è la riapertura dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo che era rimasto di fatto paralizzato dal 28 febbraio, quando Washington aveva lanciato l’attacco contro l’Iran dando inizio a un conflitto che aveva spinto il greggio oltre i 100 dollari e innescato una crisi energetica di proporzioni storiche.

La svolta viene letta con chiavi diverse a seconda della latitudine. Da Washington l’intesa è presentata come un successo diplomatico capace di allentare tensioni che minacciavano la ripresa globale; da Teheran si sottolinea la prospettiva di un alleggerimento delle sanzioni e del ritorno sui mercati del petrolio iraniano. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la riapertura di Hormuz ha un significato strategico immediato: attraverso quello stretto transita circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, e la sua chiusura aveva contribuito ad aggravare la spirale inflazionistica che ha colpito famiglie e imprese del continente. Gli analisti di Bruxelles avvertono che i prezzi alla pompa europei, pur attutiti dalla elevata fiscalità, restano legati all’andamento delle quotazioni internazionali, e un allentamento duraturo della pressione sul greggio potrebbe tradursi in un parziale sollievo per i costi energetici italiani, ancora molto elevati rispetto ai livelli pre-crisi.

Sul territorio americano il quadro resta disomogeneo: in Stati come l’Indiana la benzina è già scesa a 3,40 dollari al gallone, e in ventotto Stati la media è ormai sotto i 4 dollari, ma in California e in altre aree i listini rimangono ben più alti. Il picco di maggio aveva toccato i 4,56 dollari, e nonostante il recente calo i prezzi attuali sono ancora superiori di oltre un dollaro rispetto a quelli precedenti l’inizio delle ostilità. La società di consulenza Rapidan Energy Group frena gli entusiasmi: secondo le sue proiezioni, a causa dei bassi livelli delle scorte, la benzina americana non tornerà sotto la soglia dei 3 dollari pre-guerra prima del 2027, e il declino più marcato è atteso soltanto con l’arrivo dell’inverno.

L’impatto globale dell’intesa si estende ben oltre i confini statunitensi. In India, ad esempio, il prezzo dei carburanti ha registrato un rialzo del 7% in tre mesi, a riprova di come la crisi di Hormuz abbia colpito in modo asimmetrico le economie emergenti. Il possibile ritorno del greggio iraniano sui mercati internazionali potrebbe modificare gli equilibri in seno all’OPEC+ e allentare la tensione sull’offerta, ma la natura preliminare dell’accordo – un memorandum, non un trattato di pace – lascia aperti scenari di instabilità. Per l’Italia e per l’Europa la prospettiva di un abbassamento strutturale della bolletta energetica è concreta, ma resta subordinata alla tenuta di un’intesa fragile e alla capacità di diversificare le fonti in un mondo in cui la geografia del petrolio continua a essere disegnata dalle crisi.

Divergenza delle fonti

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Gli automobilisti statunitensi respirano un po' di sollievo: il prezzo medio della benzina scende sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta da marzo. Il calo arriva dopo l'accordo USA-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, che allenta le tensioni sul greggio e si traduce in un beneficio concreto per i consumatori.

Stampa indiana e sudasiatica
scetticismovittimismo

Mentre l'accordo USA-Iran fa scendere la benzina americana sotto i 4 dollari al gallone, il quadro è diverso per l'India, dove i prezzi del carburante sono saliti del 7% in soli tre mesi. Il calo del greggio globale non si è tradotto in un sollievo alle pompe indiane, rivelando le ricadute disomogenee degli accordi geopolitici.

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