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Battaglia globale ai social per minori: Francia e Regno Unito accelerano, l'Italia osserva

Mentre Parigi attende il via libera di Bruxelles per vietare i social ai minori di 15 anni, Londra finanzia i doposcuola in vista di un ban per gli under 16. L'Indonesia segue con regole graduali.

La stretta sull'accesso dei minori ai social network si fa sempre più concreta in Europa, con Francia e Regno Unito pronti a varare misure restrittive entro l'estate. A Parigi, la ministra delegata al Digitale Anne Le Hénanff ha ribadito la volontà di far entrare in vigore il divieto per gli under 15 già a settembre, ma il provvedimento – già modificato dal Senato – è subordinato al parere della Commissione europea, atteso entro il 10 luglio. Secondo fonti di Bruxelles, l'esecutivo comunitario valuterà la compatibilità della norma con il diritto europeo, in particolare con il regolamento sui servizi digitali, che impone un approccio armonizzato. Intanto a Londra, il governo laburista di Keir Starmer ha annunciato un pacchetto da 132,5 milioni di sterline per potenziare i club pomeridiani, nella chiara prospettiva di un bando all'uso dei social per i minori di 16 anni. L'iniziativa, che punta a offrire alternative educative e ricreative, sarà monitorata dall'Ofsted, l'ispettorato scolastico, che valuterà l'offerta di arricchimento personale delle scuole.

L'approccio europeo si distingue per la gradualità e l'attenzione alla tutela senza isolamento digitale, come emerge anche dalla strategia indonesiana. Il governo di Giacarta, attraverso il regolamento PP TUNAS, ha chiarito di non voler proibire l'accesso a Internet ai minori, ma di introdurre una “sospensione” dell'ingresso negli spazi digitali ad alto rischio. Il capo dell'Agenzia per lo sviluppo delle risorse umane del ministero della Comunicazione, Bonifasius Wahyu Pudjianto, ha spiegato che l'obiettivo è creare un ambiente digitale più sicuro, non escludere i giovani dalla rete. Parallelamente, la ministra Meutya Hafid ha lanciato un appello ai giovani indonesiani affinché diventino “ambasciatori di Internet sano” e si pongano come baluardo contro le frodi digitali, l'odio online e la disinformazione. In un incontro a Medan, ha sottolineato che la lotta alle minacce informatiche è una responsabilità collettiva, non solo istituzionale.

La prospettiva italiana si inserisce in questo quadro di crescente attenzione politica, ma con tempi e modalità ancora da definire. Mentre a Bruxelles si discute l'armonizzazione delle norme, Roma osserva con interesse le mosse di Parigi e Londra, consapevole che un eventuale divieto generalizzato potrebbe avere implicazioni significative per il mercato digitale e per le abitudini di milioni di adolescenti. Secondo analisti italiani, il dibattito nazionale si concentra sulla necessità di bilanciare protezione e libertà, evitando soluzioni drastiche che rischiano di spingere i ragazzi verso piattaforme non regolamentate. La strada maestra, suggeriscono, potrebbe essere quella di un patto educativo che coinvolga famiglie, scuole e piattaforme, come già sperimentato in altri paesi europei.

Guardando al futuro, la convergenza tra le iniziative francesi e britanniche potrebbe accelerare un processo legislativo a livello comunitario, spingendo la Commissione a definire standard minimi per la protezione dei minori online. Tuttavia, restano nodi cruciali: la verifica dell'età, la responsabilità delle piattaforme e l'impatto sulle libertà digitali. Mentre l'Indonesia dimostra che è possibile un approccio graduale e non punitivo, l'Europa sembra orientata a misure più incisive, con il rischio di creare un mosaico normativo che potrebbe complicare la vita agli operatori del settore. La sfida, per i governi, è trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei più giovani e la necessità di non soffocare l'innovazione e la partecipazione digitale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

44%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ mediterranea
pragmatismodistacco

La stampa europea continentale presenta l'interdizione dei social ai minori di 15 anni come una misura in fase di approvazione, con l'UE chiamata a decidere entro luglio. L'attenzione è sulla procedura e sulla tempistica, con toni misurati e senza allarmismi. Viene sottolineato il ruolo della Commissione europea come arbitro regolatorio.

Stampa sud-est asiatica
paternalismopragmatismo

La stampa del Sud-est asiatico inquadra la regolamentazione digitale come protezione dei minori, non come divieto assoluto. Viene enfatizzato il ruolo del governo nel guidare i giovani verso un uso sano di internet, con un tono paternalistico ma non allarmista. L'approccio è pragmatico, focalizzato sulla responsabilità collettiva.

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domenica 14 giugno 2026

Battaglia globale ai social per minori: Francia e Regno Unito accelerano, l'Italia osserva

Mentre Parigi attende il via libera di Bruxelles per vietare i social ai minori di 15 anni, Londra finanzia i doposcuola in vista di un ban per gli under 16. L'Indonesia segue con regole graduali.

La stretta sull'accesso dei minori ai social network si fa sempre più concreta in Europa, con Francia e Regno Unito pronti a varare misure restrittive entro l'estate. A Parigi, la ministra delegata al Digitale Anne Le Hénanff ha ribadito la volontà di far entrare in vigore il divieto per gli under 15 già a settembre, ma il provvedimento – già modificato dal Senato – è subordinato al parere della Commissione europea, atteso entro il 10 luglio. Secondo fonti di Bruxelles, l'esecutivo comunitario valuterà la compatibilità della norma con il diritto europeo, in particolare con il regolamento sui servizi digitali, che impone un approccio armonizzato. Intanto a Londra, il governo laburista di Keir Starmer ha annunciato un pacchetto da 132,5 milioni di sterline per potenziare i club pomeridiani, nella chiara prospettiva di un bando all'uso dei social per i minori di 16 anni. L'iniziativa, che punta a offrire alternative educative e ricreative, sarà monitorata dall'Ofsted, l'ispettorato scolastico, che valuterà l'offerta di arricchimento personale delle scuole.

L'approccio europeo si distingue per la gradualità e l'attenzione alla tutela senza isolamento digitale, come emerge anche dalla strategia indonesiana. Il governo di Giacarta, attraverso il regolamento PP TUNAS, ha chiarito di non voler proibire l'accesso a Internet ai minori, ma di introdurre una “sospensione” dell'ingresso negli spazi digitali ad alto rischio. Il capo dell'Agenzia per lo sviluppo delle risorse umane del ministero della Comunicazione, Bonifasius Wahyu Pudjianto, ha spiegato che l'obiettivo è creare un ambiente digitale più sicuro, non escludere i giovani dalla rete. Parallelamente, la ministra Meutya Hafid ha lanciato un appello ai giovani indonesiani affinché diventino “ambasciatori di Internet sano” e si pongano come baluardo contro le frodi digitali, l'odio online e la disinformazione. In un incontro a Medan, ha sottolineato che la lotta alle minacce informatiche è una responsabilità collettiva, non solo istituzionale.

La prospettiva italiana si inserisce in questo quadro di crescente attenzione politica, ma con tempi e modalità ancora da definire. Mentre a Bruxelles si discute l'armonizzazione delle norme, Roma osserva con interesse le mosse di Parigi e Londra, consapevole che un eventuale divieto generalizzato potrebbe avere implicazioni significative per il mercato digitale e per le abitudini di milioni di adolescenti. Secondo analisti italiani, il dibattito nazionale si concentra sulla necessità di bilanciare protezione e libertà, evitando soluzioni drastiche che rischiano di spingere i ragazzi verso piattaforme non regolamentate. La strada maestra, suggeriscono, potrebbe essere quella di un patto educativo che coinvolga famiglie, scuole e piattaforme, come già sperimentato in altri paesi europei.

Guardando al futuro, la convergenza tra le iniziative francesi e britanniche potrebbe accelerare un processo legislativo a livello comunitario, spingendo la Commissione a definire standard minimi per la protezione dei minori online. Tuttavia, restano nodi cruciali: la verifica dell'età, la responsabilità delle piattaforme e l'impatto sulle libertà digitali. Mentre l'Indonesia dimostra che è possibile un approccio graduale e non punitivo, l'Europa sembra orientata a misure più incisive, con il rischio di creare un mosaico normativo che potrebbe complicare la vita agli operatori del settore. La sfida, per i governi, è trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei più giovani e la necessità di non soffocare l'innovazione e la partecipazione digitale.

Divergenza delle fonti

Diritto · 4 testate · 3 lingue

44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole67%
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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ mediterranea
pragmatismodistacco

La stampa europea continentale presenta l'interdizione dei social ai minori di 15 anni come una misura in fase di approvazione, con l'UE chiamata a decidere entro luglio. L'attenzione è sulla procedura e sulla tempistica, con toni misurati e senza allarmismi. Viene sottolineato il ruolo della Commissione europea come arbitro regolatorio.

Stampa sud-est asiatica
paternalismopragmatismo

La stampa del Sud-est asiatico inquadra la regolamentazione digitale come protezione dei minori, non come divieto assoluto. Viene enfatizzato il ruolo del governo nel guidare i giovani verso un uso sano di internet, con un tono paternalistico ma non allarmista. L'approccio è pragmatico, focalizzato sulla responsabilità collettiva.

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