
Baku infligge condanne a otto russi: la crisi diplomatica con Mosca si ripercuote sui detenuti
Un tribunale azero ha comminato pene fino a quattro anni per narcotraffico e frode informatica, mentre la diplomazia russa lavora a un possibile scambio dopo il disgelo tra Putin e Aliyev.
Il tribunale di Baku ha condannato otto cittadini russi a pene detentive comprese tra tre e quattro anni, riconoscendoli colpevoli di traffico di stupefacenti dall'Iran e frode informatica. Le sentenze, emesse nei confronti di Sergej Sofronov, Anton Dračev, Dmitrij Bezuglyj, Valerij Dulov (quattro anni) e di altri quattro imputati (tre anni), chiudono il procedimento contro il gruppo di undici russi arrestati nel luglio 2025. Tre di loro erano già stati condannati in primavera per reati analoghi. Secondo la ricostruzione dell'accusa, i condannati avrebbero fatto parte di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio di metanfetamine e metadone e al riciclaggio di denaro online.
Gli arresti sono avvenuti in un clima di forte tensione tra Mosca e Baku, innescato dall'abbattimento di un aereo dell'AZAL da parte della difesa aerea russa in Cecenia nel dicembre 2024 e aggravato, nell'estate successiva, da retate delle forze di sicurezza russe contro esponenti della diaspora azera a Ekaterinburg – operazioni in cui due persone hanno perso la vita. In risposta, le autorità azere hanno fermato undici russi, descritti da fonti vicine ai detenuti come informatici, imprenditori e turisti senza legami tra loro, e li hanno accusati di reati gravi. Osservatori russi hanno parlato di "ostaggi" in un braccio di ferro diplomatico, sottolineando la sproporzione tra le accuse iniziali e le condanne finali, mentre a Mosca gli azeri arrestati hanno ricevuto pene molto più severe.
Il ministero degli Esteri russo, per voce della portavoce Marija Zacharova, ha dichiarato che il rientro degli undici connazionali è "una priorità assoluta" e che la loro liberazione rappresenterebbe "un passo importante per la piena normalizzazione delle relazioni bilaterali". Dopo l'incontro tra Vladimir Putin e Ilham Aliyev a Dushanbe nell'ottobre 2025, il Cremlino ha registrato un "cambio di vettore" nei rapporti: Mosca ha riconosciuto la propria responsabilità nell'incidente aereo e Baku ha rilasciato i giornalisti dell'agenzia Sputnik precedentemente arrestati. La diplomazia russa mantiene contatti costanti con i detenuti e le famiglie, e il dossier è stato affrontato in diversi round negoziali.
La vicenda si inserisce in un quadro regionale che interessa direttamente l'Europa e l'Italia. Secondo analisti di Bruxelles, la crisi tra Russia e Azerbaigian – partner chiave del Corridoio meridionale del gas che alimenta il TAP e le forniture italiane – ha destato preoccupazione per la stabilità del Caucaso e per la sicurezza energetica. Al momento, nonostante il disgelo ai vertici, gli otto russi restano in carcere in attesa di un possibile scambio o di un atto di clemenza. Mosca assicura che il lavoro per il loro ritorno "proseguirà in modo intenso", ma non sono stati annunciati tempi certi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Otto cittadini russi che si erano trasferiti in Azerbaigian sono stati condannati a pene da tre a quattro anni per traffico di droga. Le sentenze sono arrivate in un momento di forti tensioni tra Baku e Mosca. La cronaca riporta i fatti senza aggiungere commenti espliciti sul contesto politico.
Un tribunale di Baku ha inflitto pene detentive ad altri otto cittadini russi arrestati nel luglio 2025, mentre le relazioni tra Russia e Azerbaigian si deterioravano. Sono stati condannati per traffico di droga dall'Iran e frode informatica. Il caso è inquadrato sullo sfondo di una frattura diplomatica seguita a un'operazione repressiva.
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