
Azerbaigian vieta i social ai minori di 16 anni: la stretta globale si allarga
Dopo Australia e Regno Unito, Baku approva il blocco delle registrazioni. Ma gli studi mettono in dubbio l’efficacia delle misure e le aziende tech resistono.
Il parlamento dell’Azerbaigian ha approvato in terza lettura un pacchetto di emendamenti che vieta la registrazione alle piattaforme social ai minori di 16 anni. Per gli adolescenti tra i 16 e i 18 anni sarà necessario il consenso di un rappresentante legale. La verifica dell’età avverrà tramite carta bancaria, email o numero di telefono, con l’onere della veridicità dei dati a carico dei fornitori di servizi. La legge entrerà in vigore dodici mesi dopo la pubblicazione ufficiale, secondo quanto reso noto da fonti parlamentari di Baku. L’Azerbaigian si inserisce così in un movimento regolatorio che, a partire dall’Australia – primo paese al mondo a introdurre un divieto analogo nel dicembre 2025 – sta ridisegnando il rapporto tra minori e social network.
La spinta a limitare l’accesso dei più giovani ai social è alimentata, secondo i governi di area anglosassone, da una crescente preoccupazione per la salute mentale e la dipendenza digitale. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che le piattaforme “rendono i bambini infelici” e ha annunciato un divieto per gli under 16 che dovrebbe diventare operativo nella primavera del 2027, dopo l’approvazione parlamentare attesa entro fine anno. In Europa, il quadro è frammentato: l’Austria ha fissato il limite a 14 anni, la Francia a 15, mentre la Norvegia valuta l’estensione a 16. Alcuni paesi, come Polonia e Danimarca, affiancano al blocco dei social il divieto di uso dei cellulari a scuola. Nel Sud-est asiatico, l’Indonesia ha iniziato a marzo a limitare l’accesso per i minori di 16 anni, seguita dalla Malesia. Negli Emirati Arabi Uniti il divieto per gli under 15 è già in vigore, con un periodo transitorio di dodici mesi per l’adeguamento delle piattaforme.
L’efficacia di queste misure è però oggetto di un dibattito acceso. Ricercatori della New York University e della Northeastern University hanno testato 86 funzioni di sicurezza destinate ai minori su Instagram, YouTube, TikTok e Snapchat, rilevando che circa il 60% non mantiene le promesse. In Australia, studi recenti indicano che molti adolescenti aggirano i blocchi. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha criticato i divieti, sostenendo che spingono i minori verso l’uso di VPN e l’esposizione a contenuti illegali ancora più pericolosi. Dal canto loro, le grandi aziende tecnologiche della Silicon Valley respingono le accuse: Meta ha difeso l’efficacia delle “Cuentas para Adolescentes” di Instagram, mentre YouTube e Snap hanno contestato la metodologia dello studio accademico. Parallelamente, in California e in altri distretti giudiziari statunitensi, le piattaforme affrontano cause legali promosse da istituti scolastici e famiglie che le accusano di aver progettato prodotti deliberatamente addiction.
Il dossier resta aperto e in rapida evoluzione. Oltre venti paesi, secondo un censimento della stampa economica russa, hanno già introdotto o stanno discutendo restrizioni. In Russia, il vicepresidente della commissione Duma per le politiche informatiche ha proposto di vietare l’accesso ai social fino a 14 anni e di imporre forti limitazioni fino ai 16, mentre il ministro per lo Sviluppo digitale ha definito l’identificazione anagrafica degli utenti una “priorità immediata”. In Italia il dibattito non ha ancora prodotto iniziative legislative di analogo respiro, ma l’onda regolatoria globale – e la prospettiva di un intervento britannico che coinvolgerà anche i creator minorenni con milioni di follower – potrebbe accelerare un confronto a livello europeo. La Commissione europea, secondo analisti di Bruxelles, segue con attenzione gli sviluppi, pur in assenza di una proposta armonizzata. Il prossimo passaggio formale sarà il voto finale del parlamento britannico, atteso entro la fine dell’anno, mentre in Azerbaijan il conto alla rovescia per l’entrata in vigore scatterà con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
| Stampa russa e CSI | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Il governo azero agisce con responsabilità per proteggere i minori, seguendo un modello di successo già adottato da altri Stati sovrani.
Si normalizza il controllo statale presentandolo come una misura tecnica inevitabile in un contesto globale.
Non si menzionano le critiche internazionali sulla limitazione delle libertà digitali, né eventuali abusi del provvedimento.
L'Azerbaijan sacrifica i diritti digitali dei giovani sull'altare del controllo statale, ignorando le raccomandazioni internazionali.
Si costruisce un parallelismo tra il divieto e la repressione politica, allarmando sul rischio di un'estensione dell'autoritarismo.
Non si considerano i dati sulla protezione dei minori da contenuti nocivi che potrebbero giustificare la misura.
L'Azerbaijan si unisce ai paesi che limitano l'accesso ai minori ai social network, un fenomeno in espansione.
Si adotta un tono descrittivo, evitando valutazioni etiche, e si catalogano i casi simili.
Non si approfondiscono i possibili effetti collaterali sulla libertà di espressione.
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