
Attacco USA vicino alla centrale di Bushehr, Teheran accusa Washington
Un proiettile statunitense ha colpito il perimetro dell’impianto nucleare iraniano, mentre si sgretola la tregua di giugno e si intensificano i raid reciproci.
Il 9 luglio 2026, un proiettile statunitense ha colpito l’area perimetrale della centrale nucleare di Bushehr, unico impianto atomico attivo in Iran, costruito con la cooperazione russa. Lo hanno denunciato le autorità provinciali iraniane, precisando che l’attacco, avvenuto in pieno giorno, non avrebbe causato danni all’impianto né vittime immediate. L’episodio si inserisce in una nuova escalation militare seguita alla rottura del cessate il fuoco bilaterale.
Da Teheran, l’attacco è descritto come una violazione flagrante del memorandum d’intesa firmato a giugno, che prevedeva una tregua provvisoria e l’avvio di negoziati. Il vicegovernatore di Bushehr ha attribuito il colpo a «un proiettile nemico americano-sionista», mentre la Guardia rivoluzionaria ha rivendicato ritorsioni contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Washington, da parte sua, giustifica i raid – 90 obiettivi colpiti nella notte tra l’8 e il 9 luglio – come risposta agli attacchi iraniani contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz, e il presidente Trump ha dichiarato conclusa ogni trattativa, definendola «una perdita di tempo».
La vicinanza dei colpi a un impianto nucleare riaccende i timori per la sicurezza radiologica. Già in aprile, l’agenzia atomica russa Rosatom aveva evacuato il proprio personale da Bushehr, e il suo direttore aveva evocato il rischio di una «catastrofe paragonabile a Chernobyl» in caso di attacco diretto. Sul piano economico, il prezzo del petrolio Brent ha superato i 79 dollari al barile, con un’impennata di oltre il 7%, mentre le borse europee e asiatiche hanno registrato perdite. Per l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, il blocco de facto dello Stretto di Hormuz rappresenterebbe un colpo alla sicurezza degli approvvigionamenti, già messa alla prova dalle crisi precedenti.
Il conflitto era esploso il 28 febbraio 2026 con un’operazione militare americano-israeliana volta, secondo Washington, a smantellare la flotta e l’industria missilistica iraniana, e a distruggere il programma nucleare di Teheran dopo il fallimento dei colloqui per un nuovo accordo atomico. Nei mesi successivi, raid su Isfahan, Natanz e Fordo avevano già colpito infrastrutture sensibili, mentre l’Iran rispondeva con attacchi alle basi americane nella regione. La tregua di giugno, mediata da Oman e Qatar, era naufragata tra accuse reciproche: gli Stati Uniti imputano a Teheran di aver continuato a minacciare la navigazione commerciale, l’Iran denuncia il mancato rispetto degli impegni americani, inclusa la revoca del blocco navale.
Al momento, non sono in corso nuovi negoziati. I paesi del Golfo, tra cui Arabia Saudita ed Emirati, hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una condanna degli attacchi iraniani e garanzie per la libertà di navigazione. La Russia e la Cina, tradizionali interlocutori di Teheran, sono chiamate dall’Iran a una presa di posizione più dura contro l’«aggressione» americana. In assenza di canali diplomatici attivi, la traiettoria della crisi appare affidata alla dinamica militare sul terreno e alla capacità delle potenze regionali di contenere una spirale che minaccia di coinvolgere l’intero Golfo Persico.
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
L'America Latina denuncia l'attacco statunitense come una violazione del cessate il fuoco e una minaccia alla sicurezza nucleare.
L'America Latina utilizza esclusivamente fonti ufficiali iraniane e sottolinea la vicinanza al reattore per costruire una narrazione di aggressione ingiustificata.
L'America Latina omette la presenza di lavoratori russi nell'impianto, un dettaglio che potrebbe relativizzare la gravità dell'attacco.
La Russia denuncia l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele come una violazione del cessate il fuoco e una minaccia alla sicurezza nucleare, sottolineando la presenza di personale russo.
La Russia utilizza fonti iraniane e sottolinea la presenza di personale russo per internazionalizzare il conflitto e presentare l'attacco come una minaccia diretta ai propri interessi.
La Russia omette che gli Stati Uniti non hanno confermato l'attacco, il che indebolisce l'accusa diretta.
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