
Argentina in finale al 2026: l’Inghilterra cade nel recupero, Messi firma la terza rimonta consecutiva
Due gol negli ultimi sette minuti ribaltano la semifinale di Atlanta. L’Albiceleste affronterà la Spagna, mentre montano le accuse di favoritismo.
Quando Lautaro Martínez ha incornato il cross di Messi al secondo minuto di recupero, l’Argentina aveva già consumato l’ennesimo capovolgimento di un Mondiale che sta riscrivendo la grammatica della rimonta. Sotto 1-0 dal 55’ per il gol di Anthony Gordon, la squadra di Scaloni ha prima pareggiato con un tiro a giro di Enzo Fernández all’85’, servito ancora da Messi, e poi ha piazzato il colpo decisivo in pieno extratime, spegnendo il sogno inglese di una prima finale dal 1966. Il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta è diventato così l’ultimo teatro di una striscia di tredici risultati utili consecutivi ai Mondiali, record assoluto della competizione.
Non è stata un’eccezione, ma la regola di un cammino costruito sulla resistenza agli ultimi respiri. Contro l’Egitto negli ottavi, l’Argentina era sotto 0-2 a undici minuti dalla fine e ha vinto 3-2; contro la Svizzera nei quarti ha dovuto attendere i tempi supplementari per chiudere la pratica. In tutti e tre gli incroci a eliminazione diretta, il gol della sicurezza è arrivato dopo il 79’, e in ciascuno Messi ha alzato il volume della regia senza cercare la gloria personale: un solo gol su otto porta la sua firma, ma gli assist decisivi si moltiplicano, compresi i due di mercoledì sera.
La sequenza di successi ha però innescato una reazione che va oltre il campo. Dall’Egitto e dalla Svizzera sono partite accuse pubbliche: il ct Hossam Hassan ha parlato di un torneo “indirizzato” verso l’Argentina, mentre Murat Yakin ha contestato l’espulsione di Embolo. Una petizione online che chiede l’esclusione dell’Albiceleste ha superato i sedici milioni di firme. Da Buenos Aires, Lionel Messi ha respinto ogni insinuazione: “Nessuno ci ha regalato nulla, siamo stati i migliori degli ultimi quattro anni”. Il gesto di Enzo Fernández dopo il pareggio – mani alle orecchie e dita che si aprono e chiudono, indirizzato ai critici – è diventato virale, mentre il ct Scaloni ha ricordato che con il Var “è quasi impossibile ricevere aiuti”. Sul fronte opposto, Londra ha chiesto alla FIFA di indagare sullo striscione “Las Malvinas son Argentinas” esibito dai giocatori a fine partita, riaccendendo una rivalità che mescola calcio e memoria storica.
Adesso l’Argentina si prepara ad affrontare la Spagna nella finale di domenica 20 luglio. Gli iberici hanno concesso un solo gol in sette partite e rappresentano l’ultimo ostacolo verso un bis mondiale che solo due nazionali hanno centrato nella storia. Per Messi e compagni, abituati a vivere sull’orlo del precipizio, sarà l’esame più difficile: non basterà arrivare tardi, bisognerà esserci dall’inizio.
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L'Argentina dimostra che la pressione è il suo habitat naturale: ogni rimonta è una lezione di carattere. I critici parlano di favoritismi, ma noi rispondiamo con i fatti: nessuna vittoria è stata regalata.
Il blocco costruisce una narrazione di resilienza eroica e rivendicazione morale, inquadrando le critiche come ingiuste e rafforzando la legittimità della squadra attraverso appelli emotivi e citazioni dei giocatori.
Il blocco omette la diffusa critica internazionale e la petizione per l'espulsione dell'Argentina, presenti nei materiali del blocco sud_est_asiatica.
L'Argentina vince, ma il sospetto di favoritismi offusca il trionfo. Sedici milioni di firme chiedono giustizia: il calcio non può essere sporco.
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Il blocco omette la celebrazione emotiva della rimonta argentina e la controversia sui favoritismi, concentrandosi esclusivamente sulle carenze inglesi.
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