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Mondiale 2026, Argentina-Algeria: Messi e la Scaloneta all’esame della storia

A Kansas City i campioni in carica sfidano l’Algeria di Mahrez nel debutto del Gruppo J, con l’ombra delle sconfitte inaugurali del 1982 e del 1990 e un’intera Europa che guarda con attenzione.

La notte di Kansas City segna il ritorno in scena dell’Argentina campione del mondo, che alle 22 ore argentine (le 3 del mattino in Italia) affronta l’Algeria nello Arrowhead Stadium, casa dei Chiefs della NFL trasformato per un mese in cattedrale del calcio. È il primo atto del Gruppo J – completato da Austria e Giordania – e insieme il terzo e ultimo debutto della giornata, affidato alla direzione dell’arbitro polacco Szymon Marciniak, già fischietto della finale di Qatar 2022. Lionel Scaloni schiera un undici che mescola l’ossatura del trionfo in Medio Oriente – Emiliano Martínez, Cristian Romero, Enzo Fernández, Rodrigo De Paul, Julián Álvarez e naturalmente Lionel Messi, alla duecentesima presenza in nazionale e al sesto Mondiale a trentanove anni – con innesti giovani come Valentín Barco e Nico Paz, in un equilibrio che la stampa sudamericana descrive come «la Scaloneta 2.0».

Dal fronte africano, l’Algeria torna alla fase finale dopo dodici anni di assenza, forte del terzo posto nel ranking FIFA continentale e di una generazione cresciuta nei principali campionati europei. Il commissario tecnico Vladimir Petkovic punta sulla qualità di Riyad Mahrez, icona del calcio algerino e del Manchester City, e sulla freschezza di Amine Gouiri, attaccante del Rennes, oltre che sulla solidità difensiva di Ramy Bensebaini e Rayan Aït-Nouri. Una dichiarazione raccolta dai media di Buenos Aires – «un equipo como cualquier otro» – ha scaldato la vigilia, ma rivela piuttosto la determinazione di una squadra che non intende recitare il ruolo di comparsa. L’ottica nordafricana legge la partita come l’occasione per misurarsi con il vertice del calcio mondiale e per rilanciare un movimento che negli ultimi anni ha prodotto talenti di primo piano, molti dei quali militano in Serie A e in Ligue 1, rendendo la sfida particolarmente osservata anche dai club europei.

Per il pubblico italiano, il match ha più di un motivo di interesse. Lautaro Martínez, capitano dell’Inter e capocannoniere della Serie A 2025-26, guida l’attacco albiceleste insieme a Messi, mentre tra i convocati figurano anche Leandro Paredes e, seppur non titolare, Paulo Dybala. L’assenza dell’Italia dal torneo – ennesima esclusione che Bruxelles e i commentatori continentali interpretano come sintomo di una crisi strutturale del movimento – sposta l’attenzione degli appassionati verso le squadre che ospitano i protagonisti del nostro campionato, facendo di Argentina-Algeria un osservatorio privilegiato sul valore della Serie A nel contesto globale. La copertura televisiva è imponente: in Argentina trasmettono Telefé, TyC Sports, TV Pública e le piattaforme Disney+ Premium e Paramount+, mentre negli Stati Uniti il segnale è aperto su FOX in inglese e Telemundo in spagnolo, a conferma della centralità che il calcio latino ha ormai assunto nel mercato nordamericano.

La storia, tuttavia, consegna a Scaloni un avvertimento. L’Argentina ha vinto solo uno degli ultimi quattro debutti mondiali – il 2-1 contro la Bosnia nel 2014 – e nelle due edizioni in cui si presentò da campione in carica, 1982 e 1990, uscì sconfitta all’esordio. Inoltre, come rilevano gli analisti di Buenos Aires, l’Albiceleste non vince una partita inaugurale con più di un gol di scarto dal 4-0 alla Grecia di Stati Uniti ’94, trentadue anni fa. L’ombra della sconfitta contro l’Arabia Saudita in Qatar 2022, che pure non impedì la conquista del titolo, aleggia su una vigilia carica di aspettative ma anche di prudenza. L’Algeria, dal canto suo, non ha mai superato gli ottavi di finale e cerca un risultato che ne riscriva il profilo internazionale.

In questo intreccio di statistiche, ambizioni e mercati globali, Argentina-Algeria è molto più di una partita d’apertura. È il banco di prova per un progetto tecnico che punta al bicampeonato, un traguardo riuscito solo a Italia e Brasile nel secolo scorso, e insieme il termometro della capacità del calcio africano di competere stabilmente con le élite sudamericane ed europee. Kansas City, con i suoi settantaseimila spettatori e un fuso orario che proietta l’evento nel cuore della notte italiana, diventa per una sera il crocevia di queste tensioni, mentre Messi inizia l’ultimo capitolo della sua epopea mondiale con la consapevolezza che ogni record, anche il più solido, ha bisogno di essere difeso sul campo.

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martedì 16 giugno 2026

Mondiale 2026, Argentina-Algeria: Messi e la Scaloneta all’esame della storia

A Kansas City i campioni in carica sfidano l’Algeria di Mahrez nel debutto del Gruppo J, con l’ombra delle sconfitte inaugurali del 1982 e del 1990 e un’intera Europa che guarda con attenzione.

La notte di Kansas City segna il ritorno in scena dell’Argentina campione del mondo, che alle 22 ore argentine (le 3 del mattino in Italia) affronta l’Algeria nello Arrowhead Stadium, casa dei Chiefs della NFL trasformato per un mese in cattedrale del calcio. È il primo atto del Gruppo J – completato da Austria e Giordania – e insieme il terzo e ultimo debutto della giornata, affidato alla direzione dell’arbitro polacco Szymon Marciniak, già fischietto della finale di Qatar 2022. Lionel Scaloni schiera un undici che mescola l’ossatura del trionfo in Medio Oriente – Emiliano Martínez, Cristian Romero, Enzo Fernández, Rodrigo De Paul, Julián Álvarez e naturalmente Lionel Messi, alla duecentesima presenza in nazionale e al sesto Mondiale a trentanove anni – con innesti giovani come Valentín Barco e Nico Paz, in un equilibrio che la stampa sudamericana descrive come «la Scaloneta 2.0».

Dal fronte africano, l’Algeria torna alla fase finale dopo dodici anni di assenza, forte del terzo posto nel ranking FIFA continentale e di una generazione cresciuta nei principali campionati europei. Il commissario tecnico Vladimir Petkovic punta sulla qualità di Riyad Mahrez, icona del calcio algerino e del Manchester City, e sulla freschezza di Amine Gouiri, attaccante del Rennes, oltre che sulla solidità difensiva di Ramy Bensebaini e Rayan Aït-Nouri. Una dichiarazione raccolta dai media di Buenos Aires – «un equipo como cualquier otro» – ha scaldato la vigilia, ma rivela piuttosto la determinazione di una squadra che non intende recitare il ruolo di comparsa. L’ottica nordafricana legge la partita come l’occasione per misurarsi con il vertice del calcio mondiale e per rilanciare un movimento che negli ultimi anni ha prodotto talenti di primo piano, molti dei quali militano in Serie A e in Ligue 1, rendendo la sfida particolarmente osservata anche dai club europei.

Per il pubblico italiano, il match ha più di un motivo di interesse. Lautaro Martínez, capitano dell’Inter e capocannoniere della Serie A 2025-26, guida l’attacco albiceleste insieme a Messi, mentre tra i convocati figurano anche Leandro Paredes e, seppur non titolare, Paulo Dybala. L’assenza dell’Italia dal torneo – ennesima esclusione che Bruxelles e i commentatori continentali interpretano come sintomo di una crisi strutturale del movimento – sposta l’attenzione degli appassionati verso le squadre che ospitano i protagonisti del nostro campionato, facendo di Argentina-Algeria un osservatorio privilegiato sul valore della Serie A nel contesto globale. La copertura televisiva è imponente: in Argentina trasmettono Telefé, TyC Sports, TV Pública e le piattaforme Disney+ Premium e Paramount+, mentre negli Stati Uniti il segnale è aperto su FOX in inglese e Telemundo in spagnolo, a conferma della centralità che il calcio latino ha ormai assunto nel mercato nordamericano.

La storia, tuttavia, consegna a Scaloni un avvertimento. L’Argentina ha vinto solo uno degli ultimi quattro debutti mondiali – il 2-1 contro la Bosnia nel 2014 – e nelle due edizioni in cui si presentò da campione in carica, 1982 e 1990, uscì sconfitta all’esordio. Inoltre, come rilevano gli analisti di Buenos Aires, l’Albiceleste non vince una partita inaugurale con più di un gol di scarto dal 4-0 alla Grecia di Stati Uniti ’94, trentadue anni fa. L’ombra della sconfitta contro l’Arabia Saudita in Qatar 2022, che pure non impedì la conquista del titolo, aleggia su una vigilia carica di aspettative ma anche di prudenza. L’Algeria, dal canto suo, non ha mai superato gli ottavi di finale e cerca un risultato che ne riscriva il profilo internazionale.

In questo intreccio di statistiche, ambizioni e mercati globali, Argentina-Algeria è molto più di una partita d’apertura. È il banco di prova per un progetto tecnico che punta al bicampeonato, un traguardo riuscito solo a Italia e Brasile nel secolo scorso, e insieme il termometro della capacità del calcio africano di competere stabilmente con le élite sudamericane ed europee. Kansas City, con i suoi settantaseimila spettatori e un fuso orario che proietta l’evento nel cuore della notte italiana, diventa per una sera il crocevia di queste tensioni, mentre Messi inizia l’ultimo capitolo della sua epopea mondiale con la consapevolezza che ogni record, anche il più solido, ha bisogno di essere difeso sul campo.

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