
Al via i ‘Trump Accounts’: mille dollari a ogni neonato, Wall Street fa da sponsor
Il 4 luglio il Tesoro americano deposita il contributo iniziale sui conti di investimento per i bambini nati durante il secondo mandato, mentre aziende e miliardari promettono miliardi.
Il 4 luglio 2025, giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il duecentocinquantesimo anniversario dell’Indipendenza, scatterà un esperimento di politica sociale senza precedenti: il Tesoro federale verserà mille dollari su un conto di investimento intestato a ogni bambino nato tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2028. I cosiddetti “Trump Accounts”, tecnicamente conti 530A, sono stati creati dalla legge fiscale repubblicana dello scorso anno e puntano a trasformare ogni neonato in un piccolo azionista. Secondo le stime ufficiali, nei quattro anni interessati nasceranno circa 14,3 milioni di bambini, per un esborso pubblico complessivo di 14,3 miliardi di dollari. A inizio giugno risultavano già iscritti oltre sei milioni di minori, di cui un milione e mezzo con diritto al bonus federale.
Il meccanismo è quello di un fondo pensione al contrario: i soldi restano bloccati fino ai diciotto anni, investiti esclusivamente in fondi indicizzati azionari statunitensi a basso costo (commissioni annue non superiori allo 0,10%), e al raggiungimento della maggiore età il conto si converte in un’Ira tradizionale, con prelievi consentiti solo per istruzione, acquisto della prima casa o avvio di un’impresa. I genitori possono versare fino a cinquemila dollari l’anno, in parte con vantaggi fiscali, e i datori di lavoro possono aggiungere contributi fino a 2.500 dollari per dipendente. Per i bambini più grandi, nati tra il 2016 e il 2024, non è previsto il deposito federale, ma quelli residenti in aree a reddito mediano inferiore a 150.000 dollari riceveranno 250 dollari una tantum, finanziati da una donazione di 6,25 miliardi di Michael e Susan Dell.
L’iniziativa ha mobilitato un fronte ampio di corporation e filantropi. Micron Technology ha annunciato 250 milioni di dollari, in parte per abbinare i contributi dei dipendenti e in parte per un deposito una tantum di 250 dollari ai minori delle contee in cui opera. Goldman Sachs, Nvidia, Uber, BlackRock e decine di altre aziende hanno promesso di pareggiare il contributo federale per i figli dei propri lavoratori. Donald Trump ha pubblicamente auspicato che Elon Musk doni azioni SpaceX ai conti, mentre il gestore di hedge fund Ray Dalio e sua moglie Barbara hanno destinato fondi aggiuntivi ai bambini del Connecticut residenti in codici postali a basso reddito. Analisti di Washington osservano che la combinazione di capitale pubblico e mecenatismo privato disegna un welfare sui generis, in cui lo Stato fornisce il “capitale di partenza” e il mercato fa il resto.
Proprio l’intreccio tra contributi familiari e donazioni rischia però di amplificare le disuguaglianze. Il Brookings Institution ha calcolato che il versamento universale di mille dollari riduce il divario alla nascita, ma la possibilità per le famiglie benestanti di saturare ogni anno il tetto di cinquemila dollari può produrre, al compimento dei trent’anni, un patrimonio di 150.000 dollari per un figlio di genitori agiati contro i 2.500 dollari di un coetaneo cresciuto in una famiglia a basso reddito. Il tesoriere del Connecticut, Erick Russell, ha parlato di un meccanismo che rischia di “lasciare indietro” i più vulnerabili. Da Bruxelles, dove si osservano con attenzione le politiche di contrasto alla povertà minorile, il modello americano viene letto come un tentativo di ancorare il consenso sociale alla partecipazione ai mercati finanziari, in netta controtendenza rispetto agli approcci europei basati su trasferimenti diretti e servizi universali.
Il portale TrumpAccounts.gov è già attivo per le registrazioni, e il Tesoro ha messo in guardia da possibili truffe via telefono o sms, ricordando che tutte le comunicazioni ufficiali arriveranno esclusivamente dall’indirizzo [email protected]. Il prossimo appuntamento concreto sarà il primo rapporto trimestrale sulle adesioni e sui flussi di contribuzione, atteso in autunno, che misurerà la reale penetrazione del programma tra le diverse fasce di reddito e la portata effettiva degli impegni aziendali.
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