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Politicasabato 13 giugno 2026

Al G7 l’asse Mercosur-Giappone: tra dazi americani e sicurezza energetica

Lula e la premier Takaichi gettano le basi per un accordo di libero scambio, mentre Tokyo si candida a garante della navigazione nello Stretto di Hormuz.

La notizia più concreta che filtra alla vigilia del G7 di Parigi è il probabile lancio dei negoziati per un accordo di libero scambio tra Mercosur e Giappone. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e la prima ministra giapponese Sanae Takaichi terranno un bilaterale a margine del vertice, e secondo fonti del palazzo presidenziale di Brasilia l’incontro potrebbe formalizzare l’avvio del dialogo commerciale. L’accelerazione non è casuale: il nuovo «tarifaço» imposto da Donald Trump sui prodotti brasiliani ha aperto, nell’analisi dei diplomatici sudamericani, una finestra di opportunità per diversificare le alleanze economiche e ridurre la dipendenza da Washington.

Lula arriverà in Francia con un doppio mandato: difendere il multilateralismo e denunciare le tentazioni protezionistiche dei Paesi ricchi, ma senza attaccare frontalmente gli Stati Uniti. Il Planalto ha scelto una linea diplomatica misurata: il presidente esprimerà la posizione brasiliana evitando riferimenti diretti ai dazi americani e non è previsto alcun bilaterale con Trump. È una strategia che punta a preservare gli spazi di negoziato, mentre il governo di sinistra cerca di rilanciare il ruolo internazionale del Brasile come mediatore e costruttore di ponti tra Nord e Sud del mondo.

Dal canto suo, Takaichi si presenta al vertice con un’agenda che mescola ambizioni commerciali e interessi strategici. In un editoriale pubblicato sul Financial Times, la premier si è descritta come una «Iron Lady» alla giapponese, annunciando la volontà di rafforzare la cooperazione internazionale per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, che ha definito «un bene pubblico internazionale». L’instabilità in Medio Oriente e le interruzioni delle catene di approvvigionamento energetico sono una ferita aperta anche per Tokyo, che cerca nel G7 un fronte comune sulla sicurezza energetica e sulle terre rare. Fonti governative giapponesi confermano che Takaichi intende sfruttare ogni occasione — bilaterali, plenarie e incontri informali — per tessere una rete di intese che vadano oltre il tradizionale asse transatlantico.

La convergenza tra Brasilia e Tokyo non è solo un’operazione tattica. Il Giappone, quarto importatore mondiale di energia, ha un interesse vitale nella stabilità dello Stretto di Hormuz, mentre il Brasile può offrire un mercato alternativo e una sponda diplomatica nel Sud globale. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, questa partita ha riflessi immediati: una maggiore cooperazione marittima tra G7 e Giappone potrebbe attenuare i rischi per i flussi energetici diretti verso il Mediterraneo; al contempo, un accordo Mercosur-Giappone aumenterebbe la pressione sull’Unione Europea perché sblocchi o ripensi l’accordo di associazione con i Paesi del Cono Sud, fermo da anni. Non è escluso che dal G7 esca un puzzle diplomatico in cui la ricerca di nuovi assi commerciali e la tutela dei beni comuni globali si intreccino più di quanto i leader riuniti a Parigi avrebbero immaginato.

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Il presidente Lula punta ad avviare i negoziati per un accordo di libero scambio Mercosur-Giappone durante il G7, sfruttando l’ondata protezionista statunitense come una finestra d’opportunità. Pur sostenendo il multilateralismo e criticando il protezionismo, il governo eviterà lo scontro frontale con Washington, mantenendo un tono diplomatico.

Stampa sud-est asiatica
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La prima ministra giapponese Takaichi inaugura il suo primo viaggio in Europa per il G7, concentrandosi sulla cooperazione contro la crisi energetica e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento. All'incontro parteciperanno anche il presidente brasiliano Lula e quello ucraino Zelensky.

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