
Acqua contesa: tra siccità, alluvioni e furti, il Sud del mondo sperimenta nuove difese
Da Bogotà ad Accra, passando per il Marocco, la gestione dell’acqua diventa banco di prova per la resilienza urbana e rurale, con soluzioni che interrogano anche l’Europa.
La crisi idrica che ha costretto Bogotà a razionare l’acqua per lunghi mesi tra 2024 e 2025 sta ridisegnando il rapporto della capitale colombiana con la risorsa più preziosa. Il distretto ha ora lanciato un programma di sovvenzioni fino a 17,5 milioni di pesos colombiani per ogni complesso residenziale di classe popolare (estratos 1, 2 e 3) che installi sistemi di captazione e riutilizzo dell’acqua piovana. L’obiettivo è duplice: alleggerire la pressione sugli invasi che riforniscono la metropoli andina e costruire una cultura dell’autosufficienza idrica per usi non potabili – irrigazione, pulizia, scarichi – in una regione dove l’alternanza tra siccità e piogge torrenziali è ormai cronaca ordinaria. L’iniziativa, promossa dalla Secretaría Distrital del Hábitat, segnala un cambio di paradigma: non più sola ingegneria delle grandi condotte, ma micro-infrastrutture diffuse che trasformano i tetti in bacini di accumulo.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, in Africa occidentale, l’emergenza ha il volto opposto dell’eccesso d’acqua. Dopo le piogge intense che hanno allagato quartieri della capitale ghanese Accra, un’inedita alleanza tra l’azienda di servizi ambientali Zoomlion, l’Organizzazione nazionale per la gestione dei disastri (NADMO) e le amministrazioni metropolitane e distrettuali ha dispiegato squadre di monitoraggio permanenti nei punti critici. L’operazione, successiva a una campagna di tre giorni per la pulizia e il dragaggio dei canali di scolo a Mallam, Weija, Circle e Kaneshie, mira a mantenere liberi i collettori ostruiti da rifiuti e sedimenti. Secondo gli analisti dell’Africa subsahariana, il passaggio da interventi spot a una sorveglianza continua rappresenta un salto di qualità nella prevenzione delle inondazioni urbane, storicamente affidata a risposte emergenziali.
In Marocco, la scarsità d’acqua si intreccia con un’emorragia silenziosa: il furto. Nella regione di Tangeri-Tétouan-Al Hoceima, la società regionale multiservizi SRM-TTA ha avviato una vasta campagna di controlli per arginare gli allacci abusivi alle reti idriche ed elettriche, particolarmente diffusi nelle aree rurali. Fonti locali stimano che in alcune zone fino al 70 per cento dell’acqua pompata venga dispersa o sottratta illegalmente, mentre solo il 30 per cento dei consumi viene effettivamente fatturato. L’operazione, condotta nel quadro della legge, segna una svolta dopo anni di lassismo nella sorveglianza e punta a recuperare risorse vitali in un paese duramente colpito da stress idrico cronico.
Letti in controluce, i tre casi disegnano una mappa delle fratture idriche che attraversano il Sud globale, ma offrono anche spunti per l’Europa mediterranea. La Catalogna e l’Andalusia hanno già sperimentato sistemi di recupero delle acque piovane su scala domestica, mentre l’Italia – dove le perdite di rete superano in molte regioni il 40 per cento e i furti d’acqua in agricoltura sono un fenomeno noto alle procure – fatica a tradurre le esperienze altrui in politiche strutturali. Secondo gli analisti di Bruxelles, la direttiva europea sul riuso delle acque reflue urbane, entrata in vigore nel 2023, potrebbe favorire un’accelerazione, ma resta il nodo degli investimenti in manutenzione e digitalizzazione delle reti.
Osservatori nordafricani sottolineano come la repressione dei furti in Marocco risponda a una logica di emergenza che accomuna molti paesi del Maghreb, dall’Algeria alla Tunisia, alle prese con falde impoverite e infrastrutture colabrodo. In America Latina, l’approccio bogotano è visto come un laboratorio di resilienza urbana dal basso, che potrebbe ispirare megalopoli come Città del Messico o Lima. Sul fronte subsahariano, la combinazione di drenaggio, desilting e monitoraggio continuo sperimentata in Ghana interessa da vicino le città costiere dell’Africa occidentale, sempre più esposte a eventi meteorologici estremi. In tutti e tre i continenti, la lezione è simile: l’acqua non è più solo una questione di disponibilità, ma di governance capillare, dove la manutenzione, la legalità e il coinvolgimento dei cittadini contano quanto le grandi dighe.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una società regionale di servizi pubblici nel nord del Marocco ha avviato una vasta campagna per individuare e fermare i furti di acqua ed elettricità, soprattutto nelle zone rurali. L'azienda sostiene che anni di controlli insufficienti hanno causato perdite significative e ora applica la legge senza indulgenza. Fonti locali segnalano uno stato di mobilitazione tra i servizi aziendali per affrontare gravi irregolarità.
Autorità e fornitori di servizi stanno dispiegando squadre di monitoraggio per arginare gli allacci abusivi di acqua ed elettricità, che minano l'erogazione dei servizi e la sicurezza pubblica. La campagna, condotta in collaborazione con assemblee locali e organismi di gestione delle emergenze, mira a preservare i progressi infrastrutturali e prevenire il collasso del sistema. I funzionari sottolineano che la cooperazione della comunità è essenziale per proteggere le risorse condivise.
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