
Accordo USA-Iran a un passo: il Pakistan annuncia la firma elettronica entro 24 ore
Shehbaz Sharif parla di intesa storica per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma Teheran frena: «Non domenica». Trump rilancia, l’Europa osserva.
L’annuncio del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha acceso la speranza di una svolta nel conflitto che da mesi insanguina il Medio Oriente. «Siamo più vicini che mai a un accordo di pace», ha scritto su X, precisando che la finalizzazione è attesa entro ventiquattr’ore e che Islamabad si sta preparando alla firma elettronica del patto, seguita da colloqui tecnici già la prossima settimana. Pochi minuti dopo, il presidente Donald Trump ha ripubblicato il messaggio sulla propria piattaforma Truth Social, un gesto che la diplomazia americana interpreta come implicita convalida della tabella di marcia. L’intesa, negoziata con la mediazione decisiva del Pakistan, prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e un meccanismo di allentamento delle sanzioni vincolato a garanzie verificabili sul programma nucleare iraniano.
Fonti vicine ai colloqui descrivono un memorandum d’intesa che Washington e Teheran avrebbero già concordato nella sostanza. Secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa finanziaria americana, il vicepresidente J.D. Vance potrebbe recarsi a Ginevra per una cerimonia simbolica, mentre l’Iran preferisce mantenere il formato digitale a distanza già sperimentato durante la tregua di aprile. Il testo finale, stando a quanto filtra da Islamabad, è stato definito dopo settimane di stallo, proprio mentre il Comando centrale americano abbatteva droni iraniani lanciati contro navi mercantili nelle acque di Hormuz. Un dettaglio che illustra la fragilità del processo: la diplomazia avanza, ma sul terreno gli scontri non si sono mai fermati.
Teheran, dal canto suo, frena. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha escluso che la firma possa avvenire domenica, pur ammettendo che «potrebbe accadere nei prossimi giorni». Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi si era invece spinto a ipotizzare «uno o due giorni», confermando la divergenza di toni tra le componenti del potere iraniano. Una cautela che affonda le radici nella sfiducia reciproca e nelle pressioni degli alleati regionali: Israele, che continua le operazioni in Libano, considera l’intesa una capitolazione alle ambizioni nucleari di Teheran e fa sentire la propria voce nei corridoi del Congresso americano. Bruxelles, che ha sofferto più di altri la chiusura di Hormuz e l’impennata dei prezzi energetici, segue il negoziato con il fiato sospeso, consapevole che qualunque intoppo si tradurrebbe in un nuovo shock per le economie del Mediterraneo.
Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è altissima. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz regola circa un quinto dei consumi mondiali di petrolio: una sua riapertura stabile allenterebbe le tensioni sui mercati e offrirebbe respiro a settori industriali ancora provati da due anni di crisi energetica. Gli analisti di Bruxelles avvertono però che il percorso è lastricato di incognite. Le sanzioni americane verranno rimosse solo a tappe, condizionate al rispetto degli impegni iraniani, e il controllo sull’arricchimento dell’uranio resta il nodo più controverso. Inoltre, la firma elettronica, per quanto innovativa, non sostituisce la lenta costruzione di fiducia che servirà nella successiva fase tecnica, quando si discuterà di ispezioni e tempistiche.
L’orizzonte resta dunque carico di ambivalenza. L’accelerazione impressa da Sharif e rilanciata da Trump segna indubbiamente il momento più promettente dall’inizio della guerra, ma la storia recente insegna che annunci di imminenti accordi si sono già infranti contro veti incrociati e incidenti militari. Se il memorandum verrà davvero siglato, il Medio Oriente potrebbe incamminarsi su un sentiero di de-escalation che l’Europa invoca da mesi; in caso contrario, la regione continuerà a oscillare tra conflitto e diplomazia intermittente, con il Mediterraneo esposto in prima linea. L’unica certezza, al momento, è che il telefono tra Islamabad, Washington e Teheran è rimasto acceso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa atlantica rilancia l'annuncio del mediatore pakistano secondo cui Stati Uniti e Iran sono più vicini che mai a un accordo di pace, con una possibile firma elettronica entro 24 ore. Sottolinea al contempo i ripetuti scontri nello Stretto di Hormuz e i precedenti fallimenti negoziali, mentre Trump amplifica il messaggio sulla sua piattaforma.
I media europei continentali mettono in luce la discrepanza tra l'ottimistica tempistica pakistana e l'immediata smentita dell'Iran su qualsiasi firma durante il fine settimana. Riportano la vicenda con aggiornamenti scarni e ripetitivi, sottolineando che nulla è definito e che sono ancora necessari ulteriori colloqui tecnici.
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