
Washington tiene nascosto a Israele il testo dell’intesa con l’Iran
L’amministrazione Trump ha respinto la richiesta di Tel Aviv di visionare il memorandum, temendo una fuga di notizie orchestrata da Netanyahu alla vigilia della firma a Ginevra.
La decisione di Washington di negare a Israele l’accesso al testo del memorandum d’intesa con l’Iran segna un momento di tensione inusuale tra due alleati storici, proprio mentre si delinea una possibile svolta nella crisi mediorientale. Secondo fonti israeliane citate dalla stampa internazionale, il rifiuto sarebbe maturato nel timore, attribuito direttamente al presidente Donald Trump, che il primo ministro Benjamin Netanyahu potesse far trapelare i contenuti dell’accordo prima della cerimonia ufficiale di Ginevra. Un sospetto che la dice lunga sulla fragilità del rapporto personale tra i due leader, già incrinato dalle divergenze sulla gestione del conflitto in Libano e sulla tregua con l’Iran.
L’intesa, raggiunta con la mediazione del Pakistan, prevede un’estensione di sessanta giorni del cessate il fuoco annunciato in aprile e la riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per il commercio petrolifero globale. Il testo contempla inoltre la sospensione delle sanzioni sulle vendite di greggio iraniano, una concessione che ha sollevato perplessità a Gerusalemme e tra le monarchie del Golfo. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha giustificato la riservatezza imposta al dossier con la necessità di gestire «le sensibilità del mondo arabo e musulmano», un’argomentazione che da Tel Aviv viene letta come un segnale di marginalizzazione del proprio ruolo strategico nella regione.
L’episodio, definito “notevole e altamente insolito” dagli analisti israeliani, si inserisce in un quadro di progressivo raffreddamento dei rapporti bilaterali. Dopo il cessate il fuoco mediato da Washington in Libano, Netanyahu ha visto ridimensionata la propria influenza sulle grandi manovre diplomatiche americane. La Casa Bianca, dal canto suo, ha smentito le ricostruzioni giornalistiche parlando di «coordinamento costante con i partner regionali, Israele incluso», ma senza chiarire se il testo sia stato effettivamente condiviso. La versione ufficiale lascia aperti interrogativi che, nell’ottica di Bruxelles, potrebbero complicare il già precario equilibrio mediorientale e la sicurezza energetica europea, fortemente dipendente dalla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
La portata dell’accordo va ben oltre la dimensione bilaterale. La riapertura dello stretto e la revoca delle sanzioni petrolifere consentirebbero all’Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di greggio, con effetti calmieranti sui prezzi globali dell’energia. Per l’Italia e l’Europa, ancora alle prese con la volatilità dei mercati dopo gli shock degli ultimi anni, una normalizzazione dei flussi dal Golfo rappresenterebbe un respiro economico significativo. Tuttavia, la concessione a Teheran rischia di acuire le fratture con Israele e con i Paesi del Golfo, che vedono nell’alleggerimento delle sanzioni un premio indiretto alla Repubblica Islamica e ai suoi proxy regionali.
La vicenda rivela la complessità di un negoziato condotto su binari paralleli: da un lato la ricerca di una de-escalation che stabilizzi i mercati energetici, dall’altro la gestione di alleanze sempre più divaricate. Se la riservatezza imposta da Washington può aver favorito la conclusione dell’intesa, il costo diplomatico rischia di ricadere sulla credibilità americana come garante della sicurezza israeliana. In un Medio Oriente dove gli equilibri si ridisegnano a ogni tregua, la partita per il dopo-accordo si giocherà sulla capacità di ricucire la fiducia con Gerusalemme senza sacrificare il dialogo con Teheran, un esercizio di equilibrismo che chiama in causa anche gli interessi strategici dell’Europa.
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Il regime sionista ha chiesto di vedere il testo dell'intesa con l'Iran, ma Washington ha rifiutato, lasciando Tel Aviv all'oscuro. Questo dimostra la sfiducia americana verso il suo alleato e la forza della posizione iraniana.
Fonti israeliane riferiscono che gli Stati Uniti hanno rifiutato di condividere la bozza dell'accordo con l'Iran, temendo che Netanyahu potesse farla trapelare. Washington afferma di essersi coordinata strettamente con i partner regionali, ma la mossa solleva interrogativi sulla trasparenza.
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