
La NATO al bivio di Ankara: piani di spesa e lealtà sotto l’esame di Trump
Il vertice si apre con Washington che esige aumenti immediati delle spese militari e fedeltà dopo la guerra in Iran, mentre gli alleati presentano progressi e nuovi contratti.
Il vertice NATO di Ankara, in programma il 7 e 8 luglio, si apre sotto la pressione esplicita di Washington affinché gli alleati europei e il Canada presentino piani «chiari, concreti e credibili» per raggiungere l’obiettivo del 5% del PIL in spese per la difesa entro il 2035. Il segretario generale Mark Rutte ha avvertito che, per i paesi ancora restii, «abbiamo i mezzi per convincerli», mentre l’ambasciatore statunitense presso l’Alleanza, Matthew Whitaker, ha ricordato che il presidente Donald Trump si aspetta che tutti «si mettano immediatamente in cammino» verso quella soglia. La dichiarazione finale, già negoziata, ribadirà l’impegno «ferreo» all’articolo 5 e indicherà in 70 miliardi di euro il sostegno militare annuale a Kiev per il 2026 e il 2027, in un contesto in cui gli Stati Uniti hanno in gran parte sospeso i propri aiuti diretti.
Secondo fonti diplomatiche europee, la tensione con Washington non riguarda soltanto i bilanci. L’amministrazione Trump ha interpretato il rifiuto di diversi governi – tra cui Roma e Madrid – di concedere basi e sorvoli per l’operazione militare in Iran come una mancanza di «lealtà» che mette in discussione la reciprocità dell’impegno americano in Europa. Bruxelles teme che il presidente statunitense possa utilizzare il vertice per regolare conti bilaterali, ma confida nel formato ridotto dell’incontro e nella mediazione del padrone di casa, Recep Tayyip Erdoğan, con cui Trump intrattiene un rapporto personale e transazionale che ha già portato all’archiviazione di procedimenti giudiziari contro la banca turca Halkbank e a segnali di apertura sulla vendita degli F-35. Ankara, dal canto suo, punta a valorizzare la propria industria della difesa e a ottenere la rimozione delle sanzioni residue, forte di un peso strategico accresciuto dal controllo degli Stretti e dal ruolo nei dossier siriano e ucraino.
Sul fronte della spesa, il quadro resta disomogeneo. Secondo le stime della NATO, gli alleati europei e il Canada avrebbero già raggiunto in media il 4% del PIL tra spese militari dirette e investimenti in infrastrutture critiche, con un incremento di 258 miliardi di dollari nel biennio 2025-2026. Paesi come Polonia, Germania e i Baltici vengono indicati da Washington come modelli, mentre altri – tra cui Spagna, Italia e Repubblica Ceca – faticano ancora a superare la vecchia soglia del 2%. Il governo canadese rivendica di aver centrato l’obiettivo grazie a una riclassificazione delle voci di bilancio e annuncia di voler arrivare al 5% entro il 2035, ma istituti indipendenti come il SIPRI contestano queste cifre, collocando Ottawa attorno all’1,6%. Per dare concretezza agli impegni, il vertice ospiterà un forum industriale in cui saranno annunciati contratti per decine di miliardi di dollari, dalla sostituzione della flotta AWACS a nuovi sistemi di difesa aerea, nel tentativo di mostrare a Trump che gli aumenti si stanno traducendo in capacità operative.
La posta in gioco, secondo analisti di Bruxelles, è la tenuta stessa del legame transatlantico. L’amministrazione americana promuove una «NATO 3.0» in cui l’Europa assuma la responsabilità primaria della propria difesa, mentre Washington si concentra su altre priorità globali. In questo schema, il vertice di Ankara serve a misurare la credibilità dei piani di riarmo europei e a scongiurare una frattura pubblica che danneggerebbe la deterrenza alleata. I leader si riuniranno a porte chiuse nella giornata di mercoledì, dopo la cena offerta da Erdoğan e gli incontri bilaterali con Zelensky; la conferenza stampa conclusiva di Rutte è attesa nel primo pomeriggio, mentre i singoli capi di Stato e di governo potranno tenere dichiarazioni nazionali a partire dalle 15:30 locali.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
L'Europa si prepara a gestire le pressioni di Trump e a difendere la coesione dell'Alleanza, sottolineando la necessità di un riequilibrio transatlantico.
Si utilizza la tecnica dell'universalizzazione presentando la posizione europea come quella di un attore razionale che cerca di preservare l'ordine multilaterale, contrapposta all'imprevedibilità americana.
Non viene approfondito il ruolo della Turchia come ospite e le sue ambizioni regionali, né le critiche europee alla gestione della guerra in Iran da parte di Trump.
Gli Stati Uniti prendono atto della situazione e chiedono maggiore impegno agli alleati, mentre l'Alleanza cerca di mantenere la stabilità nonostante le tensioni.
Si adotta un tono distaccato e fattuale, elencando i punti all'ordine del giorno senza giudizio esplicito, per dare l'impressione di obiettività.
Non si menziona la preparazione europea per evitare uno scandalo, né le critiche specifiche di Trump alla 'lealtà' degli alleati.
L'Asia osserva il ridimensionamento del ruolo americano nella NATO e la conseguente necessità per l'Europa di assumere maggiori responsabilità, un cambiamento strategico di lungo periodo.
Si utilizza una prospettiva esterna e analitica, inquadrando gli eventi come parte di una trasformazione strutturale dell'alleanza, senza coinvolgimento emotivo.
Non si discute l'impatto immediato del vertice sulle relazioni transatlantiche o le tensioni personali tra Trump e i leader europei.
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